Miracolo di San Gennaro 2021, l'arcivescovo di Napoli sferza i candidati: «La politica non è carrierismo»

Lunedì 20 Settembre 2021 di Luigi Roano
Miracolo di San Gennaro 2021, l'arcivescovo di Napoli sferza i candidati: «La politica non è carrierismo»

«Napoli ha bisogno di un tempo nuovo, abbiamo bisogno di ricordare gli uni agli altri che la funzione delle Istituzioni non è la promozione delle carriere politiche ma è il servizio del bene sociale, comunitario». È passato già qualche minuto dal miracolo - il Patrono Gennaro non si è fatto attendere questa volta e il sangue suo dalla Cappella che lo custodisce è già venuto fuori sciolto, il liquido è rosso rubino e nell'ampolla si agita come il mare in tempesta a ogni passo - quando don Mimmo Battaglia, l'Arcivescovo di Napoli, al suo primo 19 settembre pronuncia queste parole rivolte ai futuri amministratori della città e a quelli che già esercitano questo ruolo. Una sferzata, che riserverà poi nel prosieguo dell'omelia anche alla sua Chiesa se anche con parole diverse. E toni seri don Mimmo li utilizza pure per stigmatizzare un certo modo di interpretare la figura e il miracolo di San Gennaro: «Non scambiate un segno evangelico per un oracolo da consultare: non cediamo alla tentazione di banalizzare i segni, piegandoli alla curiosità e alla superstizione. Il sangue, sia che si sciolga, sia che resti nella sua solida sacralità, è sempre e solo segno del sangue di Cristo». Più chiaro di così l'Arcivescovo non poteva essere. Don Mimmo scuote la cattedrale e i presenti - tutti rigorosamente a sedere nel rispetto delle norme anti Covid - che hanno colto nelle sue parole la volontà di risvegliare una città «tormentata dalla crisi» come dice lui stesso, ma non per questo deve arrendersi. E cita Luigi un ex carcerato che ora aiuta gli ultimi è diventato il suo lavoro, e Alex Zanotelli il parroco del rione Sanità «per la loro voglia di sognare e dare speranza».

Il Vescovo di Napoli alza lo sguardo e lo lancia oltre il giorno di San Gennaro e punta direttamente alle elezioni da dove verrà fuori il nuovo sindaco, il successore di Luigi de Magistris: «Napoli - - dice dall'altare - è una pagina di Vangelo. E chi la sfoglierà, custodendola e amministrandola, dovrà farlo libero da ogni desiderio di potere e di dominio, indossando il grembiule del servizio disinteressato, amorevole, gratuito. Partendo dagli ultimi, dai fragili, dai più marginali, dagli invisibili, per arrivare a tutti, senza lasciare indietro nessuno». Don Mimmo quindi avverte, la città deve diventare una autentica capitale del mezzogiorno e tocca al popolo ma anche alle Istituzioni e ai politici muoversi perchè ciò accada: «Napoli - dice ancora - è una pagina di Vangelo, è una buona notizia. E può esserlo non solo per se stessa ma per l'intero meridione anche attraverso il voto, superando logiche clientelari e di scambio, evitando di guardare al proprio piccolo orticello per allargare lo sguardo al giardino dell'intera comunità cittadina». Per il vescovo solo chi ama Napoli sarà capace di amministrarla. Solo chi sentirà di appartenerle potrà servirla. E fin da ora sento di dover dire a coloro che il popolo napoletano sceglierà per questo ruolo di servizio e di amore, una parola chiara: sarò con voi in tutte le iniziative che mettono al centro la persona ed il bene comune, combatterò con voi tutte le battaglie autentiche per affermare i giusti diritti, vi starò accanto nella difesa delle istituzioni da ogni tentativo di infiltrazione camorristica e da ogni velleità affaristica». Un patto che Battaglia è pronto a firmare ma a una sola condizione: «La Chiesa di Napoli sarà al vostro fianco ma solo a condizione che vi adoperiate realmente e senza ipocrisie nella difesa degli ultimi e nel servizio al bene comune». 

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Il monito del vescovo è indirizzato anche verso la sua Chiesa e le metafora del sangue - nel giorno del prodigio di San Gennaro - sembra quanto mai appropriata: «Siamo ancora capaci di immaginare Napoli oltre la crisi da cui è avvolta?». L'interrogativo rimbomba nella Cattedrale ancora di più quando don Mimmo indica la strada che deve seguire la sua Chiesa. Rivela di essere andato a casa del povero Samuele precipitato dal terzo piano «perché sentivo la necessità di stare vicino ai suoi genitori». Quindi l'ultimo avvertimento: «Napoli - conclude - è bagnata dal sangue di tanti dolori discreti e silenziosi, mi sono chiesto come Pastore di questa nostra amata Chiesa partenopea se come comunità cristiana siamo capaci di raccogliere questo sangue, come un tempo venne raccolto il sangue del Vescovo Gennaro. Se siamo capaci di ascoltare e dar voce a queste grida, a queste vittime. La nostra Chiesa deve crescere sempre più nella maternità, specie verso i figli più fragili e piccoli, schiacciati e oppressi». 

Ultimo aggiornamento: 14:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA