Napoli, la chiesa di Sant'Antonio Abate va in rovina: arrivano gli ispettori del ministero

Venerdì 28 Agosto 2020 di Paolo Barbuto

L'appello lanciato tre giorni fa dai fedeli di Sant'Antonio Abate e raccolto dal nostro giornale sta producendo i primi effetti. Ieri a Napoli si sono presentate due persone del Ministero dei Beni Culturali, hanno chiesto al parroco, Don Mario, di aprire i cancelli della chiesa chiusi da cinque anni per vedere con i loro occhi lo stato di degrado e abbandono: «Mi hanno promesso che faranno il possibile per recuperare fondi al Ministero e destinarli alla ristrutturazione della nostra chiesa», dice don Mario con un pizzico di emozione.

Sono arrivate all'improvviso, due donne, inviate direttamente da Roma per capire cosa stia accadendo alla chiesa simbolo del borgo Sant'Antonio Abate, quella dalla quale un tempo partiva una processione di santi partecipatissima in quella porzione antica e tenace della città.

Sono arrivate a Napoli dopo che lo stesso Parroco aveva rivolto un appello al ministro Franceschini affinché prendesse a cuore le vicende di quella parrocchia nella quale lui è arrivato da cinquanta giorni e che vorrebbe rivedere bella e viva come un tempo.

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Dentro la struttura sono custodite importanti opere d'arte, su tutte brilla un San Gennaro dipinto da Luca Giordano che è stato restaurato agli inizi del secolo e che adesso si trova al centro di umidità e infiltrazioni, con i piccioni che si appoggiano sulla cornice perché entrano liberamente dalle finestre sfondate. La struttura, di origini angioine, custodisce anche antichi affreschi trecenteschi che sono venuti fuori dopo la rimozione di pitture e stucchi che li avevano sepolti per centinaia di anni: si tratta di una Madonna delle Grazie che allatta e di una Crocifissione, si trovano al lato destro e sinistro dell'impressionante portone ligneo (anche questo di epoca angioina), che protegge l'accesso alla chiesa.

Le esperte del Ministero hanno chiesto informazioni su ogni dettaglio, hanno scattato foto e predisporranno una relazione. Al parroco hanno spiegato che si farà il possibile per restituire dignità a quell'edificio sacro: «Adesso non ci resta che aspettare e sperare che il Ministero prenda a cuore la situazione - don Mario è fiducioso - solo chi vede con i propri occhi può capire i motivi della disperazione dei tanti fedeli che ho trovato intorno a Sant'Antonio Abate e che si battono con forza perché venga riaperta».

La questione del recupero della struttura è stata lanciata nel corso dell'estate proprio dai fedeli che hanno iniziato una campagna social per sensibilizzare i napoletani. C'è anche una raccolta di fondi in corso, l'ha lanciata Pasquale Capasso che è nato e cresciuto nel quartiere e ha sempre frequentato la parrocchia: «In tanti hanno dato qualcosa, dai commercianti ai pensionati, pensavamo anche di realizzare un concerto per raccogliere fondi, ci sarebbero stati tanti artisti della città affezionati al Borgo, però attualmente non c'è la possibilità di organizzarlo dentro la chiesa che, mi sembra di capire, non è ancora agibile. Ma non ci arrendiamo, e adesso con l'interessamento di Ministero e Soprintendenza, sono certo che arriverà la svolta». 
 


Sant'Antonio Abate è stata chiusa cinque anni fa perché il soffitto presentava importanti problemi statici. Divieto di accesso immediato e decisione di far partire i lavori che sono iniziati nel 2017, eseguiti dalla ditta Boccia restauri, sotto la supervisione, in qualità di Rup, dell'ingegner Carmine Gravino, che segue la maggior parte degli interventi edili eseguiti dalla chiesa di Napoli ed è persona di strettissima fiducia del cardinale Crescenzio Sepe.

Quegli interventi sono stati utili a rimuovere il pericolo immediato di cedimento del meraviglioso soffitto a cassettoni, però non hanno ricompreso le altre problematiche, anche importanti che travolgono l'interno della chiesa: infiltrazioni, cedimenti degli stucchi interni che circondano il soffitto, crolli degli antichi marmi che erano nelle cappelle e in qualche modo raccontavano l'antica storia della chiesa.

Proprio da parte dei tecnici della Curia sono arrivate richieste di segnalazioni e di chiarimento sugli allarmi collegati al degrado della chiesa, in modo da poter operare in maniera unica e consistente nel percorso di recupero. 

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