Napoli est, l'antico Sebeto si riaffaccia nell'ex macello comunale

Un tratto del fiumiciattolo che scorre nell'ex macello comunale
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di Antonio Folle

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Da quasi due anni l'interno dell'ex macello comunale di Poggioreale è perennemente allagato. Alcune piccole sorgenti di acqua purissima sgorgano dal sottosuolo ricreando una vera e propria palude che arriva fin sotto i mastodontici piloni dell'autostrada. I residenti del quartiere ne sono sicuri: si tratta dell'antico fiume Sebeto che si ribella al suo interramento forzato e ritorna a fare capolino in città. Secondo le antiche fonti storiche proprio in questa area della città sfociava il secondo ramo del fiume che nasceva dalle sorgenti della Bolla - nella zona di Somma Vesuviana - e arrivava fino a Napoli, dove si divideva in due "rami" che sfociavano in due direzioni diverse. La prima, e forse più importante per impetuosità e portata, aveva la sua foce nell'attuale zona di piazza Municipio e la seconda correva nell'attuale zona di Poggioreale.

La fortissima urbanizzazione, con lo scorrere dei secoli, ha contribuito a ridimensionare lentamente il corso del Sebeto fino a ridurlo a un rigagnolo che correva tra i palazzi, come testimoniato nel 1340 da Petrarca, arrivato a Napoli proprio per individuare il fiume più volte menzionato negli antichi testi greci e romani. Nel 1635 Cosimo Fanzago progettò la splendida fontana del Sebeto, capolavoro che simboleggia l'antica divinità legata al fiume mitologico. Eppure il Sebeto non doveva essere sparito del tutto. Tommaso de Santis narra che il cadavere di Masaniello fu lavato proprio nelle acque del Sebeto, nel luglio del 1647, prima di essere ricomposto e sepolto. 
 

Più volte storici e scrittori sono andati alla ricerca del fiume che, secondo una consolidata leggenda, continua a scorrere impetuoso sotto la città. Proprio il Sebeto sarebbe responsabile dei continui allagamenti dei locali sotterranei nella zona di Poggioreale e del Centro Direzionale. La Commissione Ambiente della IV Municipalità si è già attivata per cercare di risalire all'origine della sorgente che da un lato desta preoccupazioni - i piloni in cemento dell'autostrada potrebbero essere intaccati dalle acque - e dall'altro affascina. Riscoprire il corso del fiume Sebeto, anche solo in una piccolissima area, sarebbe infatti una scoperta di portata storica. 

«Abbiamo già chiesto tutta la documentazione al Comune - spiega Carmine Meloro, presidente della Commissione Ambiente del parlamentino di via Gianturco - perchè vogliamo capire se queste sorgenti sono effettivamente riconducibili al fiume Sebeto. Noi pensiamo che si tratti proprio del fiume che bagnava la Neapolis greca - prosegue Meloro - ma aspettiamo il responso dei geologi prima di poter essere sicuri. Intanto a quanto ci risulta il vice sindaco del Giudice si è interessato della vicenda e le verifiche stanno procedendo».

Più cauto il parere di Angelo Forgione. Lo scrittore partenopeo, pur sottolineando l'importanza dell'eventuale scoperta ha invitato tutti alla calma. «Ad oggi non si può dire che quelle sorgenti derivino proprio dal fiume Sebeto - spiega - bisogna attendere riscontri scientifici precisi per potersi pronunciare. E' innegabile però che una eventuale scoperta di questo tipo sarebbe importantissima per Napoli e i napoletani, da sempre legati al culto delle antiche divinità fluviali, come testimonia la statua del dio Nilo al centro dell'antico quartiere alessandrino. Riscoprire anche una sola goccia del fiume Sebeto - ha concluso il noto scrittore identitario - sarebbe per i napoletani l'ennesimo riappropriarsi delle proprie radici storiche e culturali». 
Giovedì 18 Ottobre 2018, 12:33 - Ultimo aggiornamento: 18-10-2018 14:56
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