Crisi a Napoli, la testimonianza: «Ho aperto il negozio nel 2020, ​come se non fosse mai partito»

Lunedì 19 Aprile 2021 di Emma Onorato
Crisi a Napoli, la testimonianza: «Ho aperto il negozio nel 2020, come se non fosse mai partito»

Il 2020 è stato un anno difficile, un anno segnato dall'inizio dell'attuale crisi sanitaria, economica e sociale; un periodo lungo e tormentato dal quale si sta pian piano uscendo, anche grazie alla campagna vaccinale che lancia un segnale di speranza per mettere un punto definitivo e chiudere un capitolo che non ha fatto sconti a nessuno. Tra le categorie che hanno subito il colpo della crisi economica, e che sono state duramente colpite dall'onda della pandemia, rientra la realtà e il vissuto dei piccoli commercianti che hanno avviato la loro attività nel pieno del periodo pandemico. Laura Prisco, titolare di Joyfull, racconta con sofferenza i sacrifici che sta affrontando da quando ha aperto il suo nuovo negozio: «La mia attività è nata in piena pandemia: ho aperto il 18 maggio 2020, post lockdown». Il suo negozio, ubicato in via G. Tropeano, vende bomboniere, articoli da regalo e per cerimonie, ma anche oggettistica in argento per la casa e per la persona; ma è evidente che un anno segnato dal lockdown e dalle continue aperture e chiusure, a seconda del colore assegnato alla regione, non ha di certo favorito il suo esercizio commerciale. 

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«È stato un anno molto difficile perché la mia attività rientra tra quelle categorie più penalizzate - commenta Laura - siamo stati costretti a chiudere a novembre, ma la chiusura che ci ha penalizzato di più è stata l'ultima, ovvero quella di marzo. È stato un duro colpo chiuderci durante il periodo di Pasqua, ovvero quando si è in prossimità delle comunioni; e si sa che queste cerimonie offrono la possibilità di andare avanti sia alla nostra attività che a tutto l'indotto che fa da contorno». Laura racconta che ha sempre cercato di andare incontro alle esigenze del cliente, ma il blocco delle cerimonie ha danneggiato il suo settore, come del resto tutta la filiera che c'è dietro le occasioni di festa e che opera per realizzarle.

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Prisco ha accettato con disappunto e disaccordo la chiusura della sua attività durante la zona rossa, e a tal proposito illustra che all'interno del suo negozio rispetta le misure di sicurezza anticontagio: le entrate sono contingentate e solitamente riceve solo su appuntamento. L'attuale momento di crisi ha inevitabilmente fatto aumentare anche la merce invenduta: «Sono molti gli articoli che dobbiamo smaltire: perché se non vendo non posso comprare». Ma nemmeno l'entrata di oggi in zona arancione fa ben sperare: «Oggi è stato il primo giorno di apertura ufficiale - racconta la titolare - non avevamo grandi aspettative, ed infatti non c'è stato un grande via vai di persone all'interno del negozio».

Anche lei, come tanti altri lavoratori, ha fatto richiesta per ricevere un sostegno economico e dichiara: «La mia attività è nuova e, non avendo un fatturato che risalga all'anno precedente, non siamo entrati in quella fascia. Ci è stato solo concesso di ricevere un minimo: purtroppo una cifra molto simbolica che non è sufficiente a ricoprire le spese, né a salvaguardare l'attività». Ma nonostante la grande difficoltà e sofferenza, Laura, come tanti altri lavoratori, desidera andare avanti e lavorare; ben consapevole che dal suo operato dipenderà anche il futuro dei suoi figli.

 

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