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Napoli, nuovo progetto per l'ex Corradini: da ruderi a spazi per l'innovazione verde

Martedì 22 Marzo 2022 di Alessandro Bottone
Napoli, nuovo progetto per l'ex Corradini: da ruderi a spazi per l'innovazione verde

Da ruderi a spazi per la ricerca e l'innovazione. I capannoni dell'ex Corradini di San Giovanni a Teduccio, quartiere a est di Napoli, sono al centro di un nuovo interessante progetto proposto dall'Università Federico II insieme al Comune di Napoli, proprietario del bene storico posto sulla costa orientale della città e non ancora recuperato dopo decenni di pesante abbandono.

In particolare, il progetto GrID, “Green Innovation District", si concentra sugli spazi dell'ex fabbrica "Pellami Fratelli De Simone". L’obiettivo è realizzare un hub internazionale nel settore della "innovazione sostenibile" così da ospitare iniziative pubbliche e private nel campo della ricerca, dell'innovazione, della tecnologia, dell'impresa, della formazione e della divulgazione scientifica sui temi del digitale e della sostenibilità.

A ben vedere l'area della ex Corradini di Napoli Est è stata inclusa già nel lontano 2009 nel programma innovativo in ambito urbano: già all'epoca di immaginava il restauro delle strutture sottoposte a vincolo con l'idea di creare un distretto di produzione artistica e culturale insieme a spazi per attività ricettive, tempo libero e servizi. Nel 2012 il Comune ha presentato una proposta più complessiva di valorizzazione urbana dell’area orientale del capoluogo campano: in questa è stato ripresentato il progetto del restauro degli edifici di archeologia industriale dell'ex Corradini. Si arriva al 2014 con il progetto preliminare: i diciannovemila metri quadrati avrebbero dovuto far spazio a laboratori e botteghe artigianali, spazi aperti, strutture ricettive e residenze universitarie.

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Il complesso dell'ex Corradini, costituito da oltre cinquanta unità immobiliari, sin dall'anno di acquisto da parte di Palazzo San Giacomo (1999) era interessato da uno stato di importante degrado con crolli in numerosi aree. Nel 2003 una parte fu affidata in concessione dalla società “Porto Fiorito” per la realizzazione di un porto turistico: un progetto ormai superato. L'altra parte sarebbe dovuta essere riqualificata dall’amministrazione comunale. Nulla di quanto previsto è stato realizzato finora. Vandali e delinquenti hanno messo mano alle strutture con furti e atti di vandalismo.

Ora il nuovo ambizioso progetto. Si immagina l'Ecosistema dell’Innovazione Green aperto alla città: "Un centro vivo e vario, con un arco di attività dal lavoro al tempo libero, che ne consentirebbe la fruizione in un’ampia fascia oraria, si conseguirebbero gli obiettivi delineati dalla strumentazione urbanistica". Si punta al recupero, al restauro e alla rifunzionalizzazione di una parte del bene architettonico tutelato, ovvero di un edificio industriale dismesso da decenni al quale restituire sicurezza e decoro e al quale destinare nuove funzioni, diverse dalle originali, compatibili con la tipologia dei manufatti. Dunque, sono necessarie complesse e opere di adeguamento funzionale, impiantistico, strutturale, tecnologico.

Laboratori di ricerca, infrastrutture condivise, area imprese innovative e facilities si svilupperebbero nei primi 5.600 metri quadrati. Attenzione alla rigenerazione urbana, all’efficienza e alla riconversione energetica, all’economia circolare e allo sviluppo delle fonti rinnovabili. L'ex Corradini si presterebbe a ospitare laboratori universitari, centri di ricerca pubblici e privati, aziende regionali e nazionali. Altri 2400 metri quadrati sarebbero dedicati ai ricercatori accademici e industriali: si immagina un luogo di sinergie tra le diverse competenze degli organismi di ricerca e delle imprese. E ancora: si creerebbe anche un'area per la “Shared Pilot Facility per la bioeconomia circolare in Italia” per la progettazione, costruzione e sperimentazione di processi di bioeconomia circolare per la produzione di prodotti chimici di base, biocarburanti, bioplastiche e bioprodotti. Spazi anche per le tecnologie dell’idrogeno legate alle applicazioni della mobilità sostenibile. Altri per il recupero di plastiche da RAEE e imballaggi per la selezione delle plastiche idonee e la produzione di filo per la stampa 3D. Da ruderi a area Incubatore e accelerazione per start-up e piccole medie imprese. Un'area formazione e una per convegni e divulgazione. Il secondo piano ospiterebbe spazi per laboratori di ricerca sia pubblici che privati.

Il progetto - che prevede un investimento di trentacinque milioni di euro - si estende su un periodo di tre anni. Esso consentirebbe di rigenerare una parte dell'ex fabbrica di Napoli Est ormai in pessime condizioni di conservazione. Potrebbe essere un primo tassello per rigenerare la fascia costiera di San Giovanni a Teduccio che necessita di più importanti e strutturali interventi di riqualificazione.

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