Napoli, il palazzo della vergogna
dopo vent'anni continua a crollare

Giovedì 25 Febbraio 2021 di Oscar De Simone
Napoli, il palazzo della vergogna dopo vent'anni continua a crollare

E' pericolante e rischia di franare al suolo da un momento all'altro il palazzo della vergogna di Bagnoli. Uno stabile – al civico 51 di via Ilioneo – che racconta delle pagine più brutte degli ultimi venti anni dell'area flegrea. Un vero simbolo del degrado e dell'abbandono di un quartiere sempre più “terra di nessuno”.

Era la notte tra il 14 ed il 15 settembre del 2001 quando un violento nubifragio, rese necessario lo sgombero di diversi edifici in giro per la città. Una forte emergenza che riguardò anche il palazzo in via Ilioneo che da quel momento fu evacuato in attesa dei lavori di ristrutturazione. Le mura infatti, risultarono interamente danneggiate con vistose crepe che oggi – dopo due decenni di abbandono – abbracciano l'intera struttura. Da allora i new jersey e le impalcature furono sistemate a protezione delle murature, della strada e degli edifici adiacenti. Una vera “foresta in ferro” che ancora oggi è un pugno nell'occhio per gli abitanti della zona. Ma procediamo con ordine. Il comune, diretto dal sindaco Rosa Russo Iervolino, si impegnò nel 2003 ad intervenire con l'erogazione di “contributi a fondo perduto per consentire il ripristino e l'agibilità statica dei fabbricati danneggiati dagli eventi alluvionali”.

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Cosa che però non avvenne. Solo successivamente – e precisamente nel 2010 – fu approvato il progetto per la demolizione e la ricostruzione dell'intero edificio, presentato dagli stessi condomini, all'amministrazione di palazzo San Giacomo. Ma anche in questo caso, dopo la relativa gara per l'affidamento dell'appalto, i lavori non vennero mai realizzati. Uno stop che sembrava essere stato superato nel 2018 quando l'amministrazione comunale – stavolta guidata da Luigi de Magistris – autorizzò il prelevamento dal fondo di riserva del bilancio per una somma poco superiore ai 368mila euro. Ma anche in questo caso ci fu un nulla di fatto. La ditta appaltatrice – da quanto si apprende – espresse riserve relative ad alcune problematiche riscontrate nell'autorizzazione sismica presentata al comune pochi mesi prima. Da qui la rescissione del contratto e la definitiva chiusura del progetto. 

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«Ora non sappiamo più cosa fare – afferma Sergio Lomasto amministratore dello stabile – e tutto sembra essere ricaduto su di noi. Vent'anni di cattiva gestione, di promesse a vuoto, di obiettivi mai raggiunti e di dietrofront. Oggi ci arriva l'ultima mazzata perchè questa ultima rescissione del contratto ci riporta al punto di partenza e non ne possiamo più. Siamo stanchi di tanto immobilismo, soprattutto da parte delle istituzioni centrali, perchè siamo continuamente esposti a pericoli prevedibili ed evitabili. L'edificio crolla di giorno in giorno. Perde pezzi ai lati della strada e continua ad essere un pericolo per i cittadini e per i palazzi circostanti. Questo è il primo e più importante punto su cui bisogna intervenire. Ora dopo vent'anni non si può continuare a fare finta di niente. Questo palazzo, simbolo del degrado istituzionale, deve essere un obiettivo per chi ci governa chiedendo fiducia ai cittadini napoletani».

 

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