«Loveri», addio musica: nel cuore di Napoli arriva la paninoteca

Martedì 2 Ottobre 2018 di Davide Cerbone
Al numero otto di via San Sebastiano la prima saracinesca s'era abbassata quattro anni fa. Al posto dello storico negozio della famiglia Loveri, nella strada degli strumenti musicali dove chitarre, pianoforti e batterie cedono sempre più il passo alla dittatura delle pizzette e delle patatine, oggi trovi un locale che sforna toast. Note stonate su uno spartito lungo centotrentotto anni. Adesso, con il fallimento dichiarato dal Tribunale di Napoli, la musica si è spenta davvero.
 
La ditta Loveri, dal 1880 chiude definitivamente i battenti. Una resa che arriva dopo una faticosa resistenza, con l'ultimo negozio (negli anni d'oro, Loveri ne aveva tre) aperto a singhiozzo fino a pochi giorni fa. «Da Loveri c'era sempre meno scelta e su internet vendevano poco», fa la radiografia di un tracollo un commerciante della zona. Analisi che si specchia, appunto, nelle recensioni sul web: «Ho trovato il negozio molto ridimensionato. Peccato, era uno dei più forniti», scriveva una settimana fa Marco, interpretando il rammarico di tanti musicisti che per decenni hanno individuato in quel marchio un approdo sicuro. Un marchio di cui si sono serviti da Renato Carosone sino a Daniele Sepe, passando per Pino Daniele, Edoardo ed Eugenio Bennato, Lina Sastri, James Senese, Enzo Avitabile, Enzo Gragnaniello, Peppe Vessicchio, Gigi Finizio, Tullio De Piscopo, Rino Zurzolo, Ernesto Vitolo, Joe Amoruso. Ma anche Massimo Troisi, Lello Arena, Marisa Laurito, Claudia Cardinale, Roberto Murolo, Dario Fo, Rocco Papaleo, Fiorella Mannoia, Ornella Vanoni, Piero Pelù, persino Mika. Ora, dopo Guida, Port'Alba ammaina un'altra bandiera della Napoli più antica.

La sentenza di fallimento del 14 settembre scorso fissa a dicembre il termine per il deposito di ammissione dei creditori e a gennaio la verifica dello stato passivo. Considerato che i soli debiti con i lavoratori si aggirano intorno ai 280mila, si ipotizza un'esposizione complessiva che supera il mezzo milione. «I lavoratori offrivano un rateizzo, ma le clausole di garanzia prevedevano che nell'ipotesi di un inadempimento sarebbero scadute tutte le rate: così è stato», spiega l'avvocato Vincenzo Vitagliano, che assiste cinque dei sei impiegati rimasti senza lavoro. Parole analoghe a quelle di Mimmo Wurzburger, il più anziano degli ex dipendenti: «Avanziamo diversi stipendi arretrati e il tfr. A marzo abbiamo avviato una conciliazione davanti al giudice del lavoro, ma loro sono venuti meno all'accordo».

Lo spettro del dissesto, però, già s'intravedeva. «Quattro anni fa, quando chiuse il negozio storico, cominciammo a fare il part time ricorda Wurzburger - Da allora, purtroppo, le cose non sono migliorate». Una versione che l'avvocato Lucio Parlato, legale della Loveri Srl, conferma: «L'azienda viveva una situazione di difficoltà economica. Si stava cercando di risolverla, ma purtroppo il ricorso di fallimento da parte di uno dei fornitori ci ha impedito di rispettare i patti con i dipendenti». La voce della famiglia la interpreta Maurizio, uno dei tre fratelli Loveri, amministratore e oggi liquidatore dell'azienda: «Uno strumento musicale invita allo studio, all'impegno. Oggi i giovani preferiscono la tecnologia si rammarica - Poi, certo, oltre alla crisi, ci hanno penalizzato la Ztl in una zona dove c'è penuria di parcheggi e la vendita online». © RIPRODUZIONE RISERVATA