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Napoli, il Plebiscito come Venezia:
con botteghe e caffè la piazza rinasce

Mercoledì 25 Gennaio 2017 di ​Luigi Roano
Napoli, il Plebiscito come Venezia: con botteghe e caffè la piazza rinasce

Quasi 4 anni di lavoro politico, tecnico e amministrativo tra più enti, e molti di più di dibattiti su come utilizzare Piazza del Plebiscito, ma domani, finalmente, ci sarà una firma storica con la quale ciascuno degli attori istituzionali saprà cosa fare e come farlo per un sito secondo solo al Vesuvio come immagine della città: Piazza del Plebiscito. Prefettura, Comune, Demanio e Fec (Fondo edifici di culto) a Palazzo di governo firmeranno un accordo con il quale la Prefettura metterà a bando i locali sotto i porticati della Basilica di San Francesco di Paola un passaggio fondamentale per dare vita a una piazza oggi solo di mero transito e che al calar del sole diventa terra di nessuno.

E il Demanio trasferirà al Comune la parte ipogea della stessa piazza, un percorso archeologico di grande fascino dentro i segreti e misteri delle viscere della città e di quel sito ancora tutto da scoprire e raccontare. La firma è dei quattro soggetti, ma al tavolo hanno partecipato e dato il loro determinante contributo la Curia, il Provvedidorato alle opere pubbliche, la Soprintendenza, il ministero dell’Interno e quello dei Beni culturali. Toccherà al prefetto Gerarda Pantalone assegnare quei locali - troppo spesso sfregiati dai vandali e abbandonati all’incuria - attraverso un bando che sarà - sostanzialmente - scritto sulla scorta delle indicazioni e dei «consigli» del soprintendente Luciano Garella che ha dato già semaforo verde da tempo. Descrivendo nel dettaglio come operare e cosa chiedere agli investitori.

Un ottimo segnale al punto che si potrebbe ipotizzare che nella tarda primavera già alcuni locali potrebbero essere nelle condizioni di vivacizzare la piazza. Progettazione di qualità sarà la parola d’ordine da seguire per chi vorrà avere l’onore e l’onere di arricchire piazza del Plebiscito per farla vivere ben oltre i tramonto. Ammessi bar e tavolini solo se il modello al quale si ispirano sarà di livello europeo, o veneziano come Piazza San Marco. Un modello «morigerato nei gusti» ma non castigato che rispetti i luoghi e le sue origini. Modello che non deve prestare il fianco o incitare a comportamento non congrui visto il palcoscenico di cui si parla.
 



Poi l’idea è installare botteghe con le eccellenze napoletane dal punto di vista dell’artigianato e dell’imprenditorialità. Una piazza viva che deve essere un salotto molto molto lontano dal modello di movida che è in voga a Napoli e in altre città. Insomma, no ai baretti, sì a spazi pubblici e a tavolini però con moderazione e stile. Sì a esibizioni come quella che vide decine di pianoforti sotto i porticati, sì ancora a mostre di antiquariato e di qualità. Sì a molto altro come le installazione di arte senza castigare nulla ma tutto dovrà essere fatto all’insegna della qualità. 

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Ultimo aggiornamento: 12:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA