Napoli Est, il polifunzionale mai realizzato a San Giovanni a Teduccio: si progetta dal 2003

Venerdì 2 Aprile 2021 di Alessandro Bottone
Napoli Est, il polifunzionale mai realizzato a San Giovanni a Teduccio: si progetta dal 2003

Rovi, cumuli di erbacce, rifiuti e catapecchie nell'area abbandonata di San Giovanni a Teduccio avrebbero dovuto lasciare spazio a una avveniristica struttura polifunzionale già da molto tempo. Nel terreno incastrato tra viale 2 Giugno, via Eugenio Reale e via Salvatore Aprea non è mai stato aperto il cantiere per completare il “parco scolastico di via Taverna del Ferro”.

 

Siamo nell'area degradata a ridosso degli istituti Don Milani e Cavalcanti nella quale l'ex Provincia di Napoli aveva programmato di realizzare una struttura per ospitare laboratori e aule per la formazione degli studenti e un luogo di incontro, svago e aggregazione dei giovani dell'area orientale. Nel 2003 viene lanciato un concorso di idee di cui si fece promotore Vincenzo Morreale, all'epoca consigliere provinciale, oggi presidente del comitato civico di San Giovanni a Teduccio e cittadino attivo nelle diverse battaglie per il riscatto del quartiere e la valorizzazione della sua storia. L'iniziativa aveva lo scopo di riflettere sulla trasformazione dell'area di 13mila metri quadrati un tempo occupati dalle serre. Una riconfigurazione - come l'aveva definitiva l'allora presidente della Provincia Amato Lamberti - che non è ancora stata concretizzata.

In più occasioni Morreale, che ha seguito attentamente la fase di concepimento dell'opera, ha sollecitato gli uffici dell'ente metropolitano per capire lo stato dell'arte. L'attivista ricorda bene lo spirito dei primi anni Duemila in cui si ragionava sulle idee per riqualificare il terreno a pochi passi dalle palazzine del Bronx. Allora emerse l'esigenza di offrire agli studenti laboratori per stage ed esercitazioni in vari settori professionali e un luogo “di dialogo” per convegni, mostre, cineforum e concerti. Le diverse proposte progettuali del concorso insistevano sulla necessità di “ricostruire” il legame tra la futura struttura e il quartiere così da creare un luogo di aggregazione sociale e culturale. Formazione post-scolastica e attività culturali, di intrattenimento e ricettive avrebbero dovuto rappresentare il cuore pulsante della nuova infrastruttura pensata nel rispetto dei principi di sostenibilità ed eco-compatibilità: si immaginava un sistema di vasche e piantumazioni per favorire il raffrescamento dell'area e il comfort dei fruitori. Inoltre, l'edificio avrebbe dovuto sfruttare l'energia solare per evitare sprechi. Spazio al verde per coniugarsi al “polmone” posto di fronte, ovvero al parco comunale Troisi, «’o laghetto» per i più.

Il progetto definitivo è stato approvato dalla giunta provinciale nel lontano 2007. Passano gli anni tra rinvii e burocrazia. Gli uffici della Città Metropolitana di Napoli hanno poi previsto che i lavori sarebbero partiti nel 2018 per essere completati nell'autunno del 2020. Tre piani e un livello seminterrato, un auditorium di 450 posti, aule per formazione, sala convegni, galleria espositiva, mediateca, uffici, bar, laboratori musicali e teatrali e cabina traduzioni. E ancora: un ristorante e un'arena spettacoli sull'ultimo piano scoperto con una grande vela come schermo di proiezione visibile dalla strada e dal parco. Un'opera da trenta milioni di euro mai realizzata.

«A leggere le carte e a guardare i progetti dovrebbe realizzarsi il polo scolastico, qualcosa di meraviglioso. Il punto è cosa viviamo noi oggi per quello spazio devastato, non curato, preso dall'incuria delle istituzioni e dei cittadini» evidenzia Anna Riccardi, presidente della Fondazione Famiglia di Maria la cui sede è proprio a ridosso dell'area in cui è stato avvistato un serpente. «Vorrei che quei progetti fossero già realtà, li sto aspettando da venti anni: non possiamo più aspettare» afferma la Riccardi che sottolinea la necessità di una messa in sicurezza e del ripristino del decoro.

I residenti chiedono quando potranno finalmente partire i lavori per un'opera che risulta fondamentale per la riqualificazione urbana dell’intero quartiere e per offrire ai giovani cittadini un luogo adeguato alla crescita e allo sviluppo di competenze varie. L’altra questione fondamentale riguarda la futura gestione della struttura polifunzionale che al momento esistente soltanto sulle carte.

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