Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Napoli, le rampe senza padrone ​che nessuno può riaprire

Mercoledì 16 Marzo 2022 di Paolo Barbuto
Napoli, le rampe senza padrone che nessuno può riaprire

Provano a dar voce alla loro rabbia da così tanti anni, che oggi l’urlo voce della protesta è flebile, quasi impercettibile. Le persone che lavorano negli stabilimenti di via De Roberto continuano, ciclicamente, a chiedere spiegazioni: perché le rampe che collegherebbero la strada alla sovrastante ss 162 dir non sono mai state aperte? Perché non c’è nemmeno un’ipotetica data prevista per l’apertura? La verità è che le risposte non arrivano perché, oggi, quelle rampe, non appartengono più a nessuno. Già, perché la domanda sull’apertura di quei collegamenti l’abbiamo girata a chi avrebbe dovuto, secondo noi, avere risposte immediate circa quelle fettine d’asfalto, che sarebbero determinanti per rendere migliore la vita delle persone e la futura viabilità della zona. Però siamo stati costretti ad arrenderci all’evidenza dei fatti e alla puntualità delle repliche: quelle rampe, oggi, non hanno un proprietario né qualcuno che abbia l’obbligo di gestirle. O, perlomeno, non c’è stato nessuno che ha saputo chiarirci i dettagli sulla titolarità di quel luogo dimenticato.

Insomma, per quanto possa sembrare assurdo, alla fine della nostra lunga peregrinazione a caccia del proprietario degli svincoli, possiamo dire che non esiste un soggetto che reputa di avere la responsabilità su quei corridoi d’asfalto costruiti trent’anni fa, mai entrati in funzione e oggi aggrediti dal degrado e dalla vegetazione.Il fatto è che la sovrastante statale 162 dir ha avuto una vita piuttosto complessa e diversi proprietari, sicché nel walzer dei trasferimenti, quelle rampe si sono, pian piano, perdute. La questione avrebbe potuto riguardare la città Metropolitana che ha gestito la strada fino al lustro scorso, l’Anas che la gestisce attualmente, il Comune dal quale si diramano i percorsi verso il nulla: nessuna delle tre amministrazioni, però, si ritiene responsabile.

LEGGI ANCHE Napoli, così il castello sul Monte Echia è diventato la villa dei clochard

Siamo in via Domenico De Roberto, Ponticelli; i napoletani di una certa età la ricorderanno come la strada dello “scasso” dove un tempo venivano smantellate le auto, anche quelle di dubbia provenienza, e in certi casotti bui e malfamati si potevano acquistare pezzi di ricambio a prezzi irrisori. Poi il mercato dei pezzi d’auto è stato smantellato, e la strada che corre al di sotto della statale è rimasta nelle mani di un fiorente mercato della prostituzione. Gli addetti delle aziende che si dipanano ai lati dal percorso chiedono da sempre l’apertura di quelle rampe che consentirebbero loro di evitare lunghi e trafficati percorsi alternativi: chi viene dalla provincia è costretto a superare le rampe vìchiuse e arrivare fino al Centro Direzionale per poi tornare indietro in mezzo al furibondo traffico degli orari d’entrata e d’uscita dal lavoro.

In fondo alla strada attualmente è dislocato il depuratore di Napoli Est che non produce intensi volumi di traffico. Dietro l’angolo, però, c’è la creazione del Biodigestore, approvato a gennaio dal Comune e pronto ad essere realizzato. La nascente struttura dovrebbe trasformare in biogas la frazione umida della raccolta: significa che l’area potrebbe diventare un tormentato viavai di camion dell’immondizia per i quali le rampe chiuse da sempre potrebbero diventare determinanti.

 

La statale 162 dir che sovrasta via De Roberto e sulla quale approdano le rampe abbandonate, oggi è nella disponibilità dell’Anas. Ma non è sempre stato così perché nel corso degli anni ha avuto molti “padroni”. Subito dopo la realizzazione, da parte dell’Anas, la strada venne “separata” in due spezzoni: il percorso sopraelevato che va dalla Tangenziale (svincolo Centro direzionale) fino all’imboccatura della strada vera e propria, per poco più di due chilometri, venne affidato al Comune di Napoli, la restante porzione del percorso fu assegnata alla Regione Campania che, senza indugio, la passò alla Provincia. Questo assetto è andato avanti per molti anni, almeno dal 2001 fino al 2018 quando c’è stata una nuova rivoluzione. Nell’ambito di una riorganizzazione della rete viaria nazionale, voluta dal Ministero dei Trasporti, si decise di far passare sotto la gestione dell’Anas 6.500 chilometri di strade ex statali, regionali e provinciali. In quell’elenco c’era anche la 162 dir, sia nella porzione che era affidata al Comune che in quella gestita dalla Provincia. L’Anas da quel giorno si occupa dell’asse viario. Però, spiegano dalla sede napoletana dell’Ente: «Le rampe situate nel territorio comunale di Napoli in prossimità del km 1,000 della SS162/dir non risultano realizzate da Anas e non sono di competenza di Anas». Cioè, al momento in cui quella strada è tornata all’Anas, le rampe non sono state comprese nel “pacchetto”. Potrebbero, perciò, rientrare nella disponibilità del Comune di Napoli che, però, non ne sa nulla: «Di certo non rientrano nella competenza del Comune - ha spiegato l’assessore alla viabilità Edoardo Cosenza - non sappiamo con certezza a chi appartengano». Se c’è qualcuno disposto ad “adottare” quelle rampe, si faccia avanti. Restituirle alla viabilità sarebbe importante, evitare che il denaro usato per costruirle vada sprecato è ancora più determinante. 

Ultimo aggiornamento: 17 Marzo, 18:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA