Napoli, via al restauro della Casa di Totò. Il proprietario: «Tutto a spese mie»

Mercoledì 3 Febbraio 2021 di Giuliana Covella
Napoli, via al restauro della Casa di Totò. Il proprietario: «Tutto a spese mie»

Partono i lavori di restauro di Casa Totò al Rione Sanità. Dopo 20 anni dall’acquisto all’asta da parte di Giuseppe De Chiara e sua madre Amelia Canoro, l’immobile al primo piano di via Santa Maria Antesaecula 109 dove il Principe della risata visse fino ai vent’anni insieme alla mamma e alla nonna, sarà aperto al pubblico. «Vogliamo riprodurre l’ambiente popolare degli anni giovanili di Totò - spiega De Chiara, presente ieri di buon mattino all’apertura del cantiere - per restituire dignità a un attore che ha reso grande Napoli nel mondo e, di conseguenza, al luogo in cui mosse i primi passi della sua carriera, dove poi tornò spesso nel cuore della notte - ormai famoso - per fare del bene a quel popolo della Sanità dove lui stesso era nato». Un’operazione di restauro che non sarà finanziata dagli enti locali, come tiene a precisare il proprietario: «Io e mia madre l’abbiamo acquistata e la ristruttureremo a spese nostre per incapacità politica. Perché dal Comune e dal sindaco de Magistris finora sono arrivate solo promesse, poi se ne sono lavati le mani adducendo a motivo che il bene fosse di proprietà privata», sottolinea De Chiara.

 

Vent’anni. Tanto è il tempo che ci è voluto per poter aprire il cantiere per il restauro della casa in cui visse Totò al civico 109 di via Antesaecula alla Sanità. Un lasso di tempo attraverso il quale sono passati nell’ordine: vendita all’asta del bene per 60 milioni delle vecchie lire (poi acquistata nel 2001 da De Chiara e sua madre per la modica cifra di 18mila euro, dopo 11 battute andate deserte); occupazioni abusive con successivi sgomberi coatti; infiltrazioni e conseguente inagibilità degli ambienti dovute all’incuria e all’abbandono perenni; ma soprattutto sordità delle istituzioni, che hanno lasciato che la casa dove visse il genio della comicità nato a Napoli diventasse un tugurio con solai a rischio crollo, stanze inaccessibili e infissi divelti. In quei due vani, con annessi servizi (cucina e bagno) al primo piano di un palazzo che sembra cadere a pezzi, Totò mosse i primi passi da attore, rallegrando le anziane e i bambini del vicolo con le smorfie e le gag che sarebbero diventate “patrimonio mondiale dell’umanità”, tanto che ognuno di noi le utilizza nel linguaggio comune. Un appartamento di 90 metri quadri al primo piano dove abitò fino all’età di 23 anni Antonio De Curtis in arte Totò insieme a mamma Anna Clemente e a nonna Teresa. «Sia chiaro - tiene a precisare De Chiara - non era di sua proprietà, ma in affitto. Resta il fatto che in qualsiasi altra città del mondo la casa dove visse Totò sarebbe stata valorizzata come meta di visitatori italiani e stranieri in ogni periodo dell’anno, se le nostre istituzioni, a partire da Comune e Regione, non se ne fossero dimenticate».

Dopo un primo stop della Sovrintendenza, a inizio di gennaio, che aveva richiesto uno studio strutturale dell’appartamento, finalmente ieri il cantiere di Casa Totò ha aperto. Al lavoro già dalle prime ore del mattino gli operai della ditta incaricata hanno iniziato a smantellare il pavimento «per mettere a nudo e capire lo stato dei solai - spiega il proprietario De Chiara - successivamente si potrà fare una relazione con progetto di ristrutturazione che sarà mandato alla Sovrintendenza, al Genio civile e al Comune. Dai primi due si aspetta l’ok entro 30 giorni, dal terzo entro 7 giorni. Ma se non arriverà quest’ultimo andremo avanti. Basta promesse e annunci». «Non abbiamo mai avuto niente da Regione e Comune, nonostante le rassicurazioni del sindaco sin dall’inizio del suo mandato - fa sapere ancora il proprietario - alla fine se ne sono lavati le mani perché l’appartamento è di un privato. Allora continuerò da solo. Per ora abbiamo usufruito di un bonus del 50% per cui mi sarà restituita la metà di ciò che spenderò». 

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Ma quale sarà il futuro di Casa Totò? «Oltre a ricordare le battaglie di Francesco Ruotolo, storico attivista del rione scomparso a causa del Covid, in prima linea per far aprire questo luogo al pubblico - afferma De Chiara, che è attore e regista teatrale - vogliamo ricostruire fedelmente la casa dove Totò abitò fino ai 23 anni. Non sarà una casa aristocratica, ma proletaria. Una casa popolare tipica degli inizi del ’900 con la scelta di materiali non moderni, ci saranno infatti piperno, ardesia, cotto, infissi in legno, stanze che rispecchiano la vita umile che all’epoca conducevano le famiglie povere. In più organizzeremo eventi culturali per restituire al mondo Totò e la dimora dove abitò. Chi verrà a visitarla avrà l’occasione di fare un viaggio nel tempo e tornare all’epoca in cui visse l’artista».
 

Ultimo aggiornamento: 18:07 © RIPRODUZIONE RISERVATA