Stop panini in aula, a Napoli scoppia la guerra delle merendine

Domenica 22 Settembre 2019 di Mariagiovanna Capone
Scoppia la guerra delle merendine, quella che il governo vorrebbe tassare. Un nuovo regolamento interno approvato a ridosso dell'inizio dell'anno e un «Patto educativo di corresponsabilità Scuola-Famiglia» sta dividendo il 55esimo circolo «Maurizio De Vito Piscicelli», una delle scuole più ambite e frequentate all'Arenella. La dirigente scolastica Gabriella Talamo ha voluto rivedere alcuni punti del regolamento scolastico alla luce di alcune recenti sentenze sul tema «pasto da casa», per evitare così inutili polemiche future.
 
Parallelamente ha chiesto alle famiglie di firmare un «Patto» per sancire «principi e comportamenti che scuola, alunni e famiglia condividono e si impegnano a rispettare» in cui ha inserito il nuovo regolamento.

A turbare le famiglie è la voce riguardo la merenda, che dice: «Gli alunni dovranno portare da casa esclusivamente prodotti confezionati da consumare, individualmente e mai collettivamente». Stop quindi a torte e dolci fatti in casa, così come a pane e nutella o ai panini prosciutto e formaggio, da sempre molto gettonati e ritenuti gren visto che non hanno imballaggi. Via libera invece alle merendine da supermercato. Le chat delle classi sono letteralmente impazzite da quando il Consiglio di Circolo ha approvato le variazioni alimentari, e domani metà scuola in segno di protesta non consegnerà il «Patto» firmato poiché giudicano l'opzione alimentare «da rivedere».

Nella chat di classe, la rappresentante di classe spiega che «i motivi dell'inserimento delle merendine confezionate è dovuto a una questione di igiene e allergie poiché sulle confezioni sono riportati tutti gli ingredienti». Detta così c'è da arrabbiarsi, ma basta leggere il regolamento per capire dettagliatamente che per la scelta della merenda di metà mattina si fa riferimento alla sentenza della Corte Suprema di Cassazione del 30 luglio 2019 in cui «l'ipotesi del pasto portato da casa e consumato dagli alunni in locali pubblici pone il problema dell'individuazione del responsabile della sicurezza dei prodotti». Una questione di sicurezza, quindi, poiché nel preparare una torta o panino, potrebbero non essere state garantite le condizioni igieniche adeguate. «Ma potremmo dire lo stesso riguardo i cibi confezionati» replica una mamma che confessa «di non aver mai fatto mangiare merendine alle mie figlie, la nostra è una scelta etica e non glielo concederò per un capriccio della preside».

Il «capriccio», come viene definito da alcuni, è una tutela per la scuola che di fronte a eventuali problemi durante la merenda, può far riferimento al regolamento, visto anche che la refezione è comunale e i pasti controllati.

Nella nota viene poi specificato che «lo spuntino deve essere ricco di carboidrati, vitamine e fibre e povero di grassi» e vengono forniti degli esempi per orientare le famiglie nella scelta preferita da loro e dai figli: «Confezioni monoporzione di biscotti ai cereali, frutta gia porzionata, frutta secca o disidratata, di cracker, di fette biscottate, muesli, brownie, muffin, barrette ai cereali senza grassi aggiunti». Via libera quindi alla «frutta porzionata e sigillata» (quelle che si vendono al supermercato, insomma) ma non a quella fresca da mangiare a morsi, punto questo che sta dividendo la platea scolastica: «È abbastanza ridicolo permettere l'ingresso si una mela a fette sigillata con conservanti, e una fresca. Non firmeremo il Patto in segno di protesta». C'è poi una contraddizione: viene segnalato «di accertarsi, prima dell'ingresso nella scuola, che il proprio bambino non abbia caramelle, gomme, frutta secca o altro non consentito». Eppure la frutta secca è proposta come opzione della merenda. «È segno di un regolamento fatto in maniera maldestra. Anche i brownie e i muffin sono accettati eppure sono notoriamente carichi di grassi e zuccheri. Le scelte sono da rivedere insieme». © RIPRODUZIONE RISERVATA