Napoli, allerta Torre Aragonese: «Impalcatura necessaria per evitare nuovi crolli»

Mercoledì 2 Marzo 2022 di Paolo Barbuto
Napoli, allerta Torre Aragonese: «Impalcatura necessaria per evitare nuovi crolli»

La questione della bonifica delle torri aragonesi si arricchisce di un nuovo, determinante, dettaglio. Le impalcature che impediscono la pulizia della base della torre Brava e che, secondo Palazzo San Giacomo vanno rimosse, non possono essere smontate perché, sempre secondo Palazzo San Giacomo, rappresentano il sostegno senza il quale la torre potrebbe crollare. Sembra un paradosso ma è esattamente così, la stessa amministrazione chiede di rimuovere una struttura che essa stessa considera inamovibile.

Dopo l'allarme sullo stato di degrado delle torri, il Comune ha deciso di fare qualcosa. Lunedì mattina era previsto un grande intervento di pulizia ma è stato un flop, perché nessuno aveva notato che le impalcature impedivano l'accesso al fossato nel quale sono raccolti quintali di rifiuti speciali. Ieri sul posto sono tornati gli addetti dell'Asìa che hanno raccolto un po' di immondizia dai giardinetti che circondano le fortificazioni, operazione che dovrebbe essere quotidiana, abituale e che, invece, è stata effettuata come evento unico e straordinario.

L'intervento poderoso con i mezzi meccanici adeguati a raccogliere i rifiuti dal fossato intorno alla torre Brava e, soprattutto, da quello che si allunga dalla torre Spinella (sessanta metri percorso ricoperti da rifiuti e colonizzati da migliaia di topi) è stato rinviato a domani, data in cui sarebbe prevista anche la rimozione delle impalcature che circondano la torre Brava.

Ma perché dopo la cancellazione del contratto per la ristrutturazione, a fine 2018, tutte le impalcature sono state rimosse tranne quella che circonda una torre? La domanda non se l'è posta nessuno quando s'è deciso di effettuare l'intervento di bonifica. Se qualcuno ci avesse pensato, sarebbe andato a pescare l'ultimo documento disponibile che riguarda le torri aragonesi, il verbale di sopralluogo del servizio Unesco del Comune di Napoli all'atto della sospensione dei lavori affidati alla Uno Outdoor. Sono cinque paginette che si concludono con un paragrafo nel quale è scritto testualmente «...il Responsabile Unico del Procedimento chiede alla società Uno Outdoor di voler mantenere l'andito di servizio intorno alla torre Brava in funzione di contenimento per eventuali nuovi crolli».


Insomma un motivo per conservare quei tubi innocenti c'era. Ed era anche serio perché in quelle stesse cinque paginette c'è scritto che alla Torre Brava «si sono verificati fenomeni di spanciamento e collasso di grandi porzioni di conci di rivestimento... Le diverse patologie degenerative e i fenomeni di degradazioni, in fase di rapida evoluzione, hanno manifestato un'apertura a carciofo del sistema composto dai conci di paramento in basalto e piperno vulcanico e dallo strato interno portante in tufo e malta. Le numerose analisi diagnostiche puntuali ed approfondite, hanno evidenziato che il rivestimento esterno è privo di ancoraggi e in molti punti si trova in fase di incipiente distacco dalla struttura interna, che risulta visibilmente decoesa». In parole povere, quella torre ha un gravissimo rischio di crollo.

In campo, dopo aver letto le vicende degli ultimi giorni, è sceso Giuliano Annigliato, responsabile della Uno Outdoor e proprietario delle impalcature che si trovano intorno alla torre Brava. Di primo acchito Annigliato ha spiegato che il Comune non ha ancora pagato il fitto per l'impalcatura lasciata da quattro anni a tutela della torre, poi ha formalmente diffidato chiunque dal mettere le mani su quella struttura: «Andrò a denunciare per furto chiunque porterà via quegli anditi. Se me lo chiederanno lo farò io, ma prima bisognerà regolare il conto del canone che non mi è stato mai versato in questi anni».
 

Ultimo aggiornamento: 12:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA