Napoli, il verde pubblico sta scomparendo: «Per salvare gli alberi c'è bisogno di personale esperto»

Giovedì 28 Gennaio 2021 di Emma Onorato
Pini capitozzati in Viale Virgilio

Il polmone verde di Napoli sta quasi del tutto scomparendo e parte delle colpe sono da additare alla mancanza di cura del verde pubblico. Cura è la parola giusta, perché spesso di sente parlare di scarsa manutenzione, ma il termine manutenzione è inesatto: le piante sono esseri viventi e come tali hanno bisogno di essere assistite da personale esperto, ovvero da figure professionali come l'agronomo e il dottore forestale. In città aumenta di giorno in giorno l'abbattimento di alberi, operazioni solitamente effettuate in chioma o in zolla.

Ma come ci spiega l'agronomo Vincenzo Topa: «La potatura non è sempre la soluzione adatta, anzi, spesso causa più danni». Camminando per le strade del Vomero si assiste ad un triste e grigio spettacolo di platani capitozzati; basta passeggiare lungo i marciapiedi in via Cimarosa, via Scarlatti o via Giacomo Puccini per rendersene conto. Una sfilata di alberi troncati anche in via Morghen e in via Renato Lordi.

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L'agronomo spiega: «I platani del Vomero sono piante che in passato furono già sottoposte ad interventi drastici, molte sono infestate dal tingide del platano (un insetto) che potrebbe essere combattuto con trattamenti endoterapici, detto in modo più semplice: le siringhe».

Spostandoci di pochi chilometri arriviamo a Posillipo ed anche in questo quartiere la situazione è da brividi: i famosi pini che un tempo ossigenavano e coloravano con il loro verde il panoramico Viale Virgilio, attualmente sono stati quasi tutti abbattuti. Si è tanto sentito parlare del famoso parassita: la cocciniglia del pino, o meglio, il vero responsabile che ha causato lo spopolamento del viale, un tempo affollato da una lunghissima fila di pini che si susseguivano l'uno dietro l'altro.

L'agronomo ha studiato al lungo il caso e chiarisce: «Napoli è stata la prima città in cui è comparso questo parassita. Sul finire del 2014 riscontrai i primi casi e solo nel 2015 il parassita è stato identificato. Ci ha colto di sorpresa. Roma, che è la seconda città recentemente investita, sta facendo tesoro di quanto è accaduto nella nostra città. Bisogna sapere che questa cocciniglia succhia la linfa delle piante, la digerisce ed emette sotto forma di melata, il suo escremento zuccherino che ricopre tutta la pianta e cade sulle aree sottostanti. Sulla melata si sviluppano poi i funghi della fumaggine. Questi poveri pini, quindi, si vedono sottrarre linfa, non traspirano e vedono coperte di nero le parti verdi, che sono quelle in grado di svolgere la fotosintesi. Di conseguenza intristiscono e in pochi anni muoiono.Purtroppo c'è anche un'altra realtà da considerare: dove non arriva l’insetto arriva la mano dell’uomo» conclude.

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