Villa Comunale di Napoli chiusa dopo l'incendio: ​«Era un luogo unico, oggi è irriconoscibile»

Mercoledì 22 Dicembre 2021 di Antonio Menna
Villa Comunale di Napoli chiusa dopo l'incendio: «Era un luogo unico, oggi è irriconoscibile»

Un nastro rosso con le insegne dell’arma dei carabinieri delimita tutta l’area dell’incendio, a ridosso dell’ingresso della villa comunale sul lato di piazza Vittoria. Zona sotto sequestro giudiziario. Il perimetro è ampio, si allarga fino alle strisce blu, invade una buona parte della strada, arriva a ridosso dell’incrocio con il lungomare, sottrae spazio all’area di sosta dei taxi. Sembra la scena di un delitto. Forse è quella di un reato. «Che bisogno c’è di chiudere uno spazio così ampio? - protestano alcuni tassisti mentre il nastro viene sistemato dagli addetti comunali - qui il traffico nella giornata si blocca, lo spazio serve e noi non sapremo più dove sostare». Ma il perimetro deve essere quello, non si sentono ragioni: c’è il pericolo di crollo di alcune palme danneggiate, e soprattutto c’è la necessità di preservare l’area sottoposta a indagine. 

La zona è sequestrata. Nessuno deve entrare, nessuno deve calpestare i luoghi. Nella zona compare fin dal mattino l’assessore al Verde pubblico, Vincenzo Santagada: «Attiveremo - dice - il partenariato pubblico civico per la riqualificazione del verde e un progetto di 2 milioni di euro per il recupero strutturale della Villa comunale. Domani parte il progetto della ripiantumazione urbana per 5 milioni e 500mila euro che riguarda la sostituzione degli alberi rimossi negli ultimi 7 anni. Presto ci sarà la svolta grazie proprio a forme di collaborazione con le associazioni per ridare vitalità a aree che è importante riempire di contenuti». È un sopralluogo tecnico: si valutano i danni, i rischi, e l’occhio sembra puntare più su quello che poteva accadere che su ciò che è successo. Poteva essere una devastazione. Rami secchi, caduti e abbandonati, arbusti e fogliame ovunque: se quelle fiamme non fossero state fermate in tempo, l’incendio avrebbe potuto in poche ore davvero distruggere tutto, consegnando - otto anni dopo Città della Scienza - un’altra immagine simbolo di decadenza e sconfitta.

Si cammina, il giorno dopo, sul luogo di un pericolo scongiurato. Ancora una volta - come per la galleria Vittoria - si ragiona con l’autorità giudiziaria. Intanto compare anche l’ex sindaco, e consigliere comunale, Antonio Bassolino, che si trattiene con l’assessore e con un gruppo di cittadini e poco dopo pubblica una foto su Facebook. «Che tristezza! - dice - I danni dell’incendio rendono ancora più grave il degrado di un luogo che è parte importante della nostra storia. Dobbiamo reagire, tutti, e con giusto spirito civico». Non è solo l’area dell’incendio a essere interdetta. Il sequestro riguarda, non senza sorpresa, l’intero perimetro della villa comunale. Restano sbarrati tutti i cancelli. Rimangono chiusi anche gli ingressi della stazione zoologica Dohrn e del nuovo museo DaDoM, aperto appena pochi giorni fa. Il motivo è che bisogna ben sistemare i transennamenti dell’area interessata dall’incendio: togliere i nastri e chiudere meglio. Nel giro di qualche giorno - forse già oggi - il resto della villa potrebbe tornare fruibile. Ma aleggia una incertezza totale. Sono chiusi lo chalet dei pini, lo chalet blu, sono fermi i risciò e le macchinine dei bambini mentre non mancano i soliti monopattini elettrici abbandonati come rifiuti ovunque. «A noi nessuno ha detto nulla - si sfoga Michele, barista di uno dei due chalet aperti - siamo arrivati stamattina e abbiamo trovato i cancelli chiusi. Per noi il passaggio in villa è importante. Che bisogno c’era di chiudere anche il lato opposto? Non si capisce. Ma qui sono anni che non si capisce nulla. Siamo abbandonati a noi stessi». Restano fuori molte famiglie, che erano accorse con i bambini per approfittare di una mattinata coperta ma non piovosa. Qualche capannello anche all’esterno della stazione zoologica. «Sapevamo dell’incendio - dice la signora Maria Luisa, ferma ai cancelli con la sua bambina e una piccola bici - ma non della chiusura totale della villa. Speriamo non faccia la fine della Galleria, bloccata per un anno». 

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C’è desolazione e c’è rassegnazione. Sembra, ormai, mancare l’indignazione. Nei frequentatori abituali della villa c’è una stanca abitudine al degrado. Nella stessa area del rogo, non fosse per il nastro di allarme, non si percepisce una grande differenza dal resto della villa. «È tutto distrutto da anni – si sfoga un pensionato -, gli alberi sono secchi e divelti, il selciato rotto, ci sono transenne ovunque». In effetti sbirciando dalla cancellata, il Real passeggio di Chiaia, quel chilometro di palme, lecci, pini e piante storiche tra piazza Vittoria e piazza della Repubblica, appare in totale stato di abbandono. Le statue di ispirazione neoclassica, collocate in varie parti della villa, sembrano piegate dalla tristezza, imbrattate, coperte dalla vegetazione. Le nove fontane appaiono coperte di polvere e foglie secche. La pavimentazione è saltata in più punti. Gli alberi perdono rami, piegati dal vento, spezzati, come un anziano perde i capelli. Anche la contestata nuova cancellata, sul lato di Villa Pignatelli, sembra sul punto di cedere, come se la terra si fosse gonfiata e volesse esplodere sui fianchi. I pali dell’illuminazione potrebbero crollare sulla corsia preferenziale. Le transenne circondano alcuni edifici dentro la villa. Anche la Cassa armonica del 1877 sembra abbandonata. Il clima, complice anche la chiusura che ha desertificato la villa, rendendo nudo il degrado, è quello di un parco sepolto da un’incuria storica, cronica, stratificata come di una casa disabitata da decenni, nobile ma decaduta. Hanno fatto molta impressione quelle fiamme alte tra il salotto e il mare, domate con facilità, ma spaventose anche per un portato simbolico. Hanno scoperchiato ancora una volta il vaso di pandora: quel polmone non pulsa più, e da lì manca il fiato a tutta la città. 

Ultimo aggiornamento: 23 Dicembre, 09:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA