Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Il futuro di ricerca e formazione
in
«Università quarta dimensione»

Venerdì 15 Settembre 2017
Il futuro di ricerca e formazione in «Università quarta dimensione»

 Al Palacongressi della Mostra d’Oltremare di Napoli, nell’ambito dell’ottava edizione del Technologybiz, si è svolta la presentazione del libro del Rettore dell’Università Suor Orsola Benincasa, Lucio d’Alessandro, “Università quarta dimensione” (Mimesis Edizioni, 2017) di cui pubblichiamo una sintesi del capitolo dedicato alla “Buona formazione”.

Non c’è dubbio che la formazione - come il fenomeno della fuga dei cervelli dimostra - rappresenta oggi la più grande e concreta, per quanto difficile, chance attraverso cui le nuove generazioni possono avviarsi verso il futuro. In un mondo privo di punti di riferimenti stabili, molto simile ad una notte senza stelle in cui l’orientamento si fa difficile, la navicella del sé stesso con cui ciascun giovane intraprende il viaggio verso l’avvenire deve essere quanto più possibile ben fatta, adeguatamente equipaggiata e capace di adattarsi all’ambiente e alle situazioni circostanti senza compromettere la stabilità e l’equilibrio di chi se ne serve per compiere nel migliore dei modi la navigazione della vita. Un dovere, quello di una buona formazione, che grava su ciascuno individualmente ma che anzitutto pesa sulle comunità pubbliche e sulle famiglie; infatti, le une e le altre, specie nel mondo occidentale cosiddetto avanzato, possono disporre (e debbono) ancora oggi di consistenti riserve di beni immateriali (i più importanti) e materiali tali da consentire lo sforzo necessario per raggiungere una preparazione adeguata al tempo presente e al difficile futuro che si annuncia. Non è questo il luogo per elaborare un orientamento pedagogico valido per il XXI secolo. Vale solo la pena di mettere su carta qualche appunto, su alcuni aspetti dell’educazione dei più giovani. Abbiamo rilevato come le ultime generazioni debbano affrontare nuovi problemi legati sia alla soddisfazione dei bisogni immateriali (culturali, religiosi, familiari) che a quelli materiali (lavoro, sicurezza, salute); d’altra parte questa condizione non implica che anche le necessità siano radicalmente cambiate. I giovani del XXI secolo, più o meno come quelli delle epoche precedenti, continuano a innamorarsi, a voler mettere su famiglia, a cercare lavoro, ad appassionarsi, in una certa misura, alla cultura (poesia, musica, cinema, arte, letteratura), a porsi domande sull’esistenza e su ciò che sembra travalicarla.


Radicalmente mutato è, invece, l’universo delle possibili reazioni ai bisogni. E così da un lato le risposte alle domande culturali sono divenute di numero pressoché infinito per il venir meno di punti di riferimento stabili; dall’altro, per i quesiti di ordine materiale, le risposte, difficili da venire, possono nascere da spazi assai diversi da quelli tradizionalmente presi in considerazione e da una combinazione di fattori di domande/offerte del tutto inedita. Pensiamo al catalogo delle categorie professionali ben delineato e decifrabile fino a pochi decenni orsono, ed ora aperto a una varietà di figure nuove ed in corso di quotidiana mutazione secondo le richieste del mercato globale odierno. Opportunità alle quali occorrerebbe corrispondere con adeguati profili professionali difficilmente presi in considerazione dall’offerta formativa attuale, eppure bisognosi dell’acquisizione di competenze non minori di quelle previste per gli impieghi tradizionali, anzi!


C’è poi un’altra analogia che non deve essere sottovalutata. È frequente che i ragazzi si leghino in comunità immateriali (i social network) o anche materiali (si pensi ai grandi raduni ispirati da Giovanni Paolo II o sollecitati dalle star del momento) spinti dalla condivisione di uno stesso linguaggio culturale. Come già nel Medio Evo i giovani tendono a raccogliersi intorno ai luoghi in cui vi è un messaggio da condividere. Il fenomeno dei clerici vagantes da cui nacquero le prime Università si ripropone oggi nel nostro universo mondializzato e dominato dalla rete: si può forse immaginare che su queste nuove basi possano rinascere le Università dell’età contemporanea.

© RIPRODUZIONE RISERVATA