Napule ca se ne va, Salvatore Simeoli e quelle storie di carte di musica

Martedì 14 Dicembre 2021 di Francesca Saturnino
Napule ca se ne va, Salvatore Simeoli e quelle storie di carte di musica

In via San Pietro a Majella, di fronte al conservatorio, c'è un pezzo di storia verace resistente: la libreria e casa editrice musicale Simeoli che quest'anno ha compiuto 101 anni. Fu fondata da Salvatore Simeoli, orfano cresciuto da Florestano Rossomandi, pianista e compositore partenopeo autore di un Metodo per lo studio tecnico del pianoforte pubblicato da Simeoli, ancora in uso. Oggi suo nipote Salvatore, 60 anni, figlio di Florestano, uno degli otto figli del Simeoli senior, è l'ultimo della famiglia a tenere il timone di questa longeva attività.

La casa editrice nacque negli anni Venti con un negozio di spartiti e radio, in via Scarlatti: «A San Pietro a Majella si trasferirono nel 1938: è la prima ricevuta di fitto che ho», spiega Salvatore, «da parte di un conte, proprietario di tutto il palazzo». Tra mobili liberty, lettere, locandine ai muri e pile di libri, la libreria oggi è un favoloso scampolo di Bella Epoque, narrata anche in «Musica Simeoli, manca solo Mozart», spettacolo in scena al Trianon lo scorso fine settimana, il cui protagonista è Marco Simeoli, attore nei panni di suo nonno: il boom, la villa a San Martino, l'acquisto della squadra Calcio Vomero che si allenava al Collana. Con la guerra, furono sfollati: rimase solo l'amato negozio, scampato per miracolo a bombardamenti e devastazioni. 

«Nel conservatorio c'era il comando tedesco», aggiunge Salvatore che oggi sbriga da solo un lavoro immenso tra spedizioni, vendita e archiviazione di lettere e documenti preziosi. Da qui sono passati i grandi: Cilea, Respighi, E.A. Mario, Bovio. Nell'archivio in cerca di sede ci sono corrispondenze di importanti musicisti e studiosi, minute di fine Ottocento lasciate in conservatorio per comunicare tra loro. I Simeoli erano molto amici di Scarfoglio e Serao. «Abbiamo anche lettere inviate dalle redazioni de Il Mattino e de Il Giorno, commesse pubblicitarie. Un giorno vorrei donare tutte queste testimonianze alla Biblioteca Nazionale».

Salvatore racconta di una Napoli brulicante di librerie e case editrici musicali, la Izzo a piazza Dante, poi rilevata dalla Curci a via Roma, e soprattutto la Bideri: «Ferdinando Bideri era il padre padrone della canzone napoletana, pubblicò 'O sole mio, Torna a Surriento, Era de maggio». Ricorda che nella sede in via San Pietro a Majella c'era anche una sala di registrazione dove lui ricorda di aver visto passare anche Donatella Rettore. Ma erano ben altri i protagonisti di quella storia: «Con la mia vespa accompagnavo Tonino, il loro tuttofare, per le consegne. Andavamo da Roberto Murolo in via Cimarosa, nella casa che aveva ereditato da papà Ernesto. E da Sergio Bruni: ricordo l'alto muro di tufo della sua villa. Bussavamo, non rispondeva nessuno. Allora facevamo finta di andarcene. Appena mettevo in moto la vespa, si apriva il cancello. Lui era così, non voleva scocciature. Aurelio Fierro abitava nel palazzo di mia madre, in una traversa di via Cilea. Era una persona molto spassosa. Lo ricordo seduto in negozio».

Oggi ai tempi di Amazon la vita è dura per questa libreria che si è sempre mantenuta da sola. La casa editrice è una scommessa che ancora regge, ma il novanta per cento dei libri è scaricabile anche in rete, a eccezione delle edizioni esaurite che trovi solo da Simeoli. E al conservatorio c'è stato un drastico calo di iscrizioni: «Per fortuna tirano i corso di multimediale e jazz, l'anno scorso hanno chiuso una classe di pianoforte». Nell'elegante vetrina sono esposti Paisiello, Pergolesi, Cimarosa. Chi si ferma a guardare però non è interessato agli spartiti. «Non immaginavo, ho dovuto prendere gemelli, foulard, ombrelli, ninnoli a tema musicale. Per me storico adesso è una cattiva parola. Ma resisto. Ha presente quella bellissima canzone?». «So' lacreme d'ammore e non è acqua» intona, prima di salutarci.

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