Il Natale triste del canile di Ponticelli: «Adozioni solo per arginare le misure anti-Covid»

Il Natale triste del canile di Ponticelli: «Adozioni solo per arginare le misure anti-Covid»
di Giuliana Covella
Mercoledì 23 Dicembre 2020, 12:00 - Ultimo agg. 12:10
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Abbaiano, non appena entra qualcuno che non conoscono. Ma non semplicemente perché è nella loro natura. Quei guaiti sono l’espressione di una richiesta d’amore: bastano una carezza e qualche parola sussurrata che il loro udito recepisce prima ancora degli esseri umani per diventare amici. Così anche se stai lì solo per mezza giornata, loro sono felici di vedere chi non li considera «solo» animali.

I 200 cani del Rifugio La Fenice di Ponticelli sono lo specchio di una umanità che da troppo tempo noi altri abbiamo perso. Cuccioli, adulti, anziani; di taglia piccola, media, grande; meticci, di razza; bianchi, neri, marroni. Non c’è differenza tra loro. Né fanno differenze, loro. Abbandonati da chi credevano li amasse, sono le “mascotte” di Melina Vitale, la responsabile dell’associazione Adla che gestisce la struttura che sorge su un suolo comunale e dei (pochi) volontari come Enza e sua figlia Francesca, che vedere abbracciate ai cagnolini come fossero figli loro fa bene al cuore.

 

Eppure la cattiveria dell’uomo non ha confini. Tanto che pochi giorni fa qualcuno ha addirittura lanciato dal cancello del rifugio, come dimostrano le immagini registrate dalle telecamere, Liolà, una cagnetta di circa 3 anni che era incinta e che ora insieme a 5 dei suoi 7 cuccioli («Due purtroppo sono morti - racconta Enza - forse per il trauma subito dalla madre quando l’hanno scaraventata contro la nostra sede») è protetta dal calore umano e materiale in una stanzetta.

Insieme alle volontarie i cani sono diventati i custodi di quell’oasi sperduta in via Virginia Woolf, dove a pochi passi c’è il terreno posto sotto sequestro dell’ex campo rom. Un luogo che potrebbe essere il “fiore all’occhiello” di queste case di accoglienza per cani, se non fosse che qui c’è ancora bisogno di tanto. A partire dai box fatiscenti da ristrutturare, al cibo di cui si nutrono gli animali e che non basta certo per tutti, «dato che non abbiamo sovvenzioni da nessuno, se non da privati che ci aiutano ora sempre meno a causa del Covid, perché non possiamo organizzare iniziative pubbliche come prima». Intanto si approssima il Natale e Melina e i suoi 200 amici a quattro zampe sono tristi. Come gli occhi di Leoncino, che vive qui da oltre 11 anni, senza una zampa ed è dolcissimo con chi si prende cura di lui; Oasi, una meticcia femmina dal pelo chiaro che non ha voce tanto abbaia da mattina a sera; Lola, un’ex cagnetta di quartiere; Pongo, cane padronale di circa 10 anni; e poi Jejè, uno dei più anziani, che era stato legato fuori al cancello, abbandonato insieme a un altro cagnolino al suo tragico destino; o Benny, che soffre di epilessia e ci accompagna in questo mini tour nel rifugio quasi come ne fosse il custode. E tanti altri, che attraverso occhi che parlano sembrano voler dire «prendimi con te», dice Enza, una delle loro “mamme” umane.

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Ora c’è solo una speranza: che a Natale qualcuno si ricordi di questi animali e di chi non li abbandonerà «né il 25 e il 26, né a Capodanno», sottolinea Melina, che lancia un appello a chi considera i cani come un passatempo e, peggio, come un pretesto per arginare le norme anti Covid: «in questo periodo sono aumentate le richieste di cani di piccola taglia. Quando chiedo il motivo mi dicono “perché la casa è piccola". “Allora ve li darò dopo le feste”, rispondo. Così vediamo se davvero sono interessati o è solo una scusa per uscire durante il lockdown». E una speranza contro l’indifferenza e l’egoismo è Eolo, un cucciolo di 3 mesi appena adottato che scondinzola felice tra i suoi simili, appena rientrato dal microchip insieme a Melina.

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