Neoborbonici contro i Savoia: «Chiedano scusa anche per i martiri del risorgimento»

Sabato 23 Gennaio 2021 di Antonio Folle
Neoborbonici contro i Savoia: «Chiedano scusa anche per i martiri del risorgimento»

Ha destato scalpore - ma neanche tanto negli ambienti monarchici legati all'ex dinastia regnante - la lettera di Emanuele Filiberto di Savoia che, finalmente, ha chiesto scusa per i crimini perpetrati dalla sua famiglia ai danni della popolazione ebraica di origine italiana, deportata in massa nei campi di concentramento nazisti durante il secondo conflitto mondiale con l'avallo del re. Nella sua lettera-appello il discendente di Vittorio Emanuele III, il firmatario delle leggi razziali, ha riconosciuto i torti di Casa Savoia ed ha chiesto perdono al popolo ebraico, con la speranza di "voltare pagina", pur senza dimenticare la tragedia, e di guardare al futuro.

Una lettera per certi versi attesa, ma che non ha mancato di sollevare polemiche. Amedeo di Savoia-Aosta, secondo alcuni vero discendente dell'ultimo re d'Italia Umberto II - la successione al trono virtuale d'Italia è attualmente contestata tra i due rami della famiglia - ha ribadito di aver fatto le sue scuse ufficiali oltre dieci anni fa sottolineando come, con la lettera di Emanuele Filiberto, la famiglia sia ora "al completo".

Anche il Movimento Neoborbonico in queste ore ha sollevato un'aspra polemica, puntando il dito su Emanuele Filiberto. Il movimento guidato da Gennaro De Crescenzo, pur apprezzando la lettera di perdono del principe di Casa Savoia, si è detto amareggiato per le mancate scuse fatte al popolo dell'ex regno delle Due Sicilie, un regno legittimo invaso senza alcuna dichiarazione di guerra e assoggettato, specie nei primi anni, ad una durissima legge marziale. 

In molti, grazie anche al certosino lavoro portato avanti dai Neoborbonici, oggi conoscono l'orrore della Legge Pica o le stragi perpetrate dai militari piemontesi nelle cittadine di Pontelandolfo e Casalduni. Stragi che vanno a sommarsi alle decine - se non centinaia - di crimini di guerra perpetrati ai danni di una popolazione che non voleva rassegnarsi alla rivoluzione che aveva portato all'allargamento del regno del Piemonte ai danni del regno delle Due Sicilie. Nelle zone dichiarate arbitrariamente "infestate dal brigantaggio" furono aboliti i diritti costituzionali e qualsiasi generale poteva avere diritto di vita e di morte sui neosudditi del Regno d'Italia scatenando - e precedendo di qualche decennio le orde naziste - il diritto di rappresaglia sulla popolazione civile ritenuta responsabile delle azioni delle bande armate che operavano sui monti. 

Impossibile dimenticare i feroci bombardamenti del generale Cialdini che, durante l'assedio di Gaeta, non esitò a colpire ospedali, chiese ed edifici privati perchè, disse, "le bombe non hanno occhi". Alla deportazione di migliaia di militari ex borbonici nei campi di concentamento lombardi o piemontesi - come nella famigerata fortezza di Fenestrelle - fece seguito, qualche anno dopo, il dramma dell'emigrazione di massa della popolazione meridionale, improvvisamente impoverita dall'abbattimento delle barriere doganali e dal disfacimento del tessuto produttivo. Emblematico, da questo punto di vista, il caso dello stabilimento di Pietrarsa, lentamente smantellato a beneficio dell'Ansaldo di Genova. Crimini, secondo l'opinione dei Neoborbonici, di cui i Savoia non hanno mai chiesto scusa.

«Apprezziamo - afferma Gennaro De Crescenzo del Movimento Neoborbonico - la lettera di perdono correttamente rivolta alla comunità ebraica da Emanuele Filiberto di Savoia. Ma dobbiamo ricordare ancora una volta al principe che il peso sulle spalle della casa reale non è solo quello. Se è arrivato il momento di fare i conti con quello che fece Vittorio Emanuele III, crediamo sia arrivato il momento di fare i conti anche con quello che fece Vittorio Emanuele II ai danni della popolazione del Sud Italia. Nessuno mette in dubbio - continua rivolto direttamente a Emanuele Filiberto - che l'Italia dovesse essere unita, ma di certo non con le modalità attuate dai suoi antenati. Un regno legittimo fu invaso e migliaia di persone furono massacrate con l'infame marchio di briganti. Il Sud si trasformò da terra dei primati in terra d'emigrazione, una tragedia che va avanti ancora oggi. Crediamo - conclude De Crescenzo - che sia arrivato il momento di rivolgere una lettera, ma forse anche più di una lettera, anche ai meridionali per quello che sopportano da 160 in relazione alle scelte operate dai Savoia subito dopo l'aggressione del regno dei Borbone». 

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