Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Panni stesi vietati a Napoli, anzi no ma i centri sociali protestano lo stesso

Giovedì 16 Giugno 2022
Panni stesi vietati a Napoli, anzi no ma i centri sociali protestano lo stesso

Stop ai panni spasi, una parte della storia di Napoli celebrata da Eduardo De Filippo e Vittorio Marsiglia, ma anche icona della contemporaneità partenopea. Tutto in un comma del nuovo regolamento del Comune di polizia urbana, che a stretto giro - e dopo una raffica di critiche - è di fatto abortito. «Non si farà», ha assicurato il sindaco Gaetano Manfredi.

È andata così per la parte del Regolamento che vietava di stendere i panni al balcone ad asciugare, per evitare a qualche goccia di cadere sulla strada. Una decisione che è subito diventata argomento di discussione e di polemica di una giornata di giugno, una come tante, con migliaia di turisti nei vicoli del centro storico presi a fotografare gli abiti stesi da un palazzo all'altro, copertina di Napoli, più del mare, perché solo sua. Lo ammette lo stesso sindaco: «I panni stesi nei vicoli - dice oggi - sono un elemento di rappresentatività un pò della nostra città, non di mancanza di decoro. È ovvio che dobbiamo sempre mantenere un confine tra quella che è la nostra tradizione popolare e l'ordine, però non penso che questa ordinanza esisterà mai».

Le poche donne che si ponevano il problema sono tranquille, ma gli intellettuali no, come Amedeo Colella, studioso e autore di «Manuale di Napoletanità». «I fili dei panni da stendere - dice - sono condivisi tra due palazzi, con le signore di condomini diversi che si organizzano: oggi faccio lavatrice, dice una dal balcone alla dirimpettatia che risponde, va bene allora io la faccio domani. Questa è la condivisione con cui si cresce a Napoli». Descrizione semplice di una storia che va avanti da sempre, che raccontò a suo modo Eduardo De Filippo in «Questi fantasmi», parlando al mai visto vicino del balcone di fronte, che cantò Marsiglia in «Cosimo Pellecchia». Un contatto diretto che c'è ancora oggi a Napoli e che fa crescere i ragazzini con una socialità diversa, che - dicono - dà loro uno scatto differente. Colella la definisce «formazione partenopea», una forma di socialità rara «in un mondo in cui sempre di più la rete ci isola. Pensiamo al panaro, il paniere con il filo che si cala dal balcone: ogni ragazzino impara a usarlo dribblando i panni stesi nei piani di sotto ed anche questo diventa un altro punto di comunità e socialità, che entra a far parte della formazione dei ragazzi».

Video

E così - nel giorno del regolamento che vieta anche i palloncini alle feste, di sbattere le tovaglie dal balcone e di far gocciolare i vasi di fiori - i social network esplodono delle foto dei 'panni spasì su un filo che attraversa il cielo di ogni vicolo. Anche Julia Roberts nel 2009 si fece travolgere dal fascino dei panni stesi con scene del film “Mangia, prega, ama” girate negli stretti vicoli del quartiere di Forcella. Insomma, questo pezzo di storia non si tocca: lo ha ribadito anche il centro sociale Mezzocannone occupato, che ha stende i panni in piazza Municipio, proprio davanti all'ufficio del sindaco.

© RIPRODUZIONE RISERVATA