Procida, l'isolotto di Vivara torna ai privati: «Le ridaremo dignità»

Giovedì 26 Settembre 2019 di Domenico Ambrosino e Patrizia Capuano
L'isolotto di Vivara cambia proprietario. Non appartiene più alla fondazione procidana «Albano Francescano». Ritorna, insieme ad altri beni immobili e terreni, agli eredi Diana, discendenti di Domenico Scotto Lachianca, il medico filantropo che nel 1940 aveva donato il suo patrimonio all'Opera Pia isolana. Lo ha deciso Suprema Corte di Cassazione con sentenza n° 23384 della seconda sezione civile (presidente Felice Manna, relatore Antonio Oricchio): si conclude così una battaglia legale iniziata vent'anni fa, costellata da sette gradi di giudizio e tre passaggi in Cassazione.
 
Il motivo della querelle era nella condotta dell'ex Opera Pia procidana, ora Fondazione, «Albano Francescano», riguardo l'assistenza dei malati poveri dell'isola, ritenuta dagli eredi non conforme alle condizioni cui il donatore aveva legato la sua eredità.

La decisione ha suscitato profonda amarezza nell'isola. Al di là del clamore mediatico - Vivara, riserva naturale statale dal 2002, col suo irripetibile patrimonio ambientale e archeologico rappresenta un vero e proprio bene dell'umanità - si temono gli effetti pratici della sentenza. E cioè la probabile chiusura dell'attività della Fondazione, privata di buona parte delle sue rendite economiche. «La sentenza - dice il legale della Albano Francescano, Ermanno Bocchini - appare incredibile perché ha corretto l'errore della Corte di Appello rigettando il ricorso fondato proprio su quell'errore. Tutta la sentenza d'Appello era fondata sull'inadempimento dell'obbligo di assistenza gratuita agli anziani non abbienti: la Cassazione ha escluso l'esistenza di tale obbligo, ma invece di cassare la sentenza della Corte di Appello ha rigettato il nostro ricorso». Addolorata è Emilia Carannante, presidente dell'«Albano Francescano»: «Che fine faranno - si chiede - i nostri assistiti e i lavoratori che prestano il loro servizio?». Il sindaco dell'isola Dino Ambrosino il Comune si era costituito in giudizio in supporto all'Albano Francescano non nasconde la propria preoccupazione: «Esprimo piena solidarietà alla Fondazione», afferma: «Mi attiverò subito presso la Regione per una soluzione atta a sostenere l'attività solidaristica dell'ente». Più freddo e tecnico il parere dell'assessore comunale Antonio Carannante, delegato a Vivara: «Concretamente cambia poco: Vivara resta una riserva naturale dello Stato e ad oggi non potrà esserne fatto un uso diverso. Spiace di cuore per la Fondazione, ma per il futuro dell'isolotto è importante che dopo tanti anni si sia stabilito chi fosse il legittimo proprietario».

Vivara era di proprietà del medico procidano Domenico Scotto Lachianca. Che, nel 1940, nominò «erede universale» dell'isolotto e di altri beni che aveva sull'isola e nella dirimpettaia Monte di Procida «l'Ospedale Civico di Procida» con la condizione che «detto patrimonio non vada convertito in altra opera di beneficenza». La vicenda processuale fu aperta dall'avvocato Giuseppe Diana, parente di quinto grado di quel medico, convinto che non ne erano state rispettate le volontà testamentarie. Scomparso nel 2004, Giuseppe ha lasciato la causa in eredità ai suoi due figli, Antonio e Francesca. «Con quest'ultima sentenza viene riconosciuta giusta ragione a nostro padre affermano oggi i due fratelli - che avrebbe accolto con grande soddisfazione la positiva conclusione di questo travagliato excursus giudiziario». La famiglia Diana, che vive a Monte di Procida, auspica che «d'ora in poi «tutti coloro che hanno a cuore il futuro dell'isola di Vivara si confrontino con noi, per riportarla alla dignità e ad una civile e corretta fruibilità da parte del pubblico, in forme adeguate e con le opportune tutele». © RIPRODUZIONE RISERVATA