Mare, veleni e detriti: lo scempio di Vigliena

Lunedì 15 Aprile 2019 di Gennaro Di Biase
Una bombola di gas adagiata sulla scogliera fa compagnia agli scarichi fognari abusivi che danno al mare l'odore, l'aspetto e il colore e di un letamaio al di fuori dei confini della civiltà. Poco più in là, sulla spiaggia del porticciolo dove un tempo si allevavano cozze, c'è una discarica di immondizia e barche rovesciate. Dio non regna nemmeno nel fortino di Vigliena, dove si è scritta la storia della rivoluzione napoletana del 1799. Industrie abbandonate e discariche. Le aree adiacenti al fortino sono la casa «di albanesi e rom dicono i residenti che le hanno occupate abusivamente e ci allevano i polli con cui poi si sfamano».
 
È uno dei posti più tetri del Sud Italia: il mondo di The Walking Dead, in cui gli zombie hanno spazzato via le tracce della civiltà umana e preso possesso delle strade. Già arrivarci è un'impresa: bisogna scansare auto in cui prostitute e clienti fanno affari, palazzi crollati i cui resti sono abbandonati sul ciglio della strada. Poi si arriva sul mare. E bombole di gas o discariche a parte, sulla spiaggia si trovano macchine rubate e depredate, copertoni giganti, macerie di calcestruzzo e rifiuti tossici. Nessun miraggio, nessun frutto amaro dell'immaginazione. Tutto tangibile. Come lo scarico fognario, ben cementato, che scorre tranquillo e direttamente in mare. Spunta una donna sulla cinquantina: cammina incerta sulla scogliera di pietre e immondizia. Regge in mano una busta: dove va, signora? «No, no», risponde come uno spettro. Poi si inoltra verso il niente, dove il mare è tanto sporco quanto profondo.

Le strade intorno allo storico fortino di Vigliena sono terra di nessuno. Via Marina dei Gigli e via Innominata traboccano di immondizia non ritirata e discariche abusive e poi di nulla più. Esclusi gli operai di Ferrovie dello Stato: «Stiamo costruendo un piazzale - dicono E sostituendo i binari vecchi con i nuovi. La settimana prossima dovremmo finire». «Ho i capannoni sfitti da anni per via del degrado sospira Gennaro De Caro, un residente che ci accompagna sul suo terrazzo Vedete lì? Gli zingari ci allevano i polli. Sento continuamente cocodè'». «In quel punto scrive Alexandre Dumas sul fortino di Vigliena a fine 700 s'intese una spaventevole detonazione, ed il molo fu scosso come da un terremoto; nel tempo istesso l'aria si oscurò con una nuvola di polvere, e, come se un cratere si fosse aperto al piede del Vesuvio, pietre, travi, rottami, membra umane in pezzi, ricaddero sopra larga circonferenza». Il tempo avanza ma peggiora, dopo due secoli e passa.

Doveva essere un litorale da sogno. «Il progetto di Porto Fiorito risale a 20 anni fa racconta Antonio De Masi, un residente ex dipendente nautico Io sono andato via dalla nautica dove lavoravo più o meno nel 2000: dovevano smantellare per iniziare i lavori. Dopo un paio d'anni iniziarono anche a vendere i posti barca. Poi è tutto naufragato. Ora non c'è niente». Nel 1999, il Comune di Napoli acquistò l'ex stabilimento metallurgico Corradini. Nel 2006, stanziati 77 milioni cui doveva seguire la bonifica dei suoli, fu approvato il progetto di partnership pubblico-privato: 850 posti barca, un muro paraonde per la sicurezza del porto, una scuola di vela e aree per gli ormeggi e il rimessaggio entro il 2013. Di quel sogno oggi resta l'emergenza ambientale. «A oggi la situazione del Porto di San Giovanni è intricatissima», trapela dal vicepresidente della giunta regionale e assessore all'Ambiente Fulvio Bonavitacola. «Anche se non ci sarebbero responsabilità dirette e ruoli da parte della regione Campania aggiunge Francesco Borrelli, consigliere regionale dei Verdi ho chiesto a Bonavitacola di farsi promotore di un tavolo istituzionale tra gli enti coinvolti, tra i quali ci sono autorità portuale, Comune e anche i privati. Non possiamo rimanere con le mani in mano mentre quest'area della città sprofonda nel degrado più assoluto». La costa di San Giovanni è il Mediterraneo che piange. © RIPRODUZIONE RISERVATA