San Martino è off limits, la rabbia dei residenti: «Ignorati gli allarmi»

Mercoledì 13 Gennaio 2021 di Gennaro Di Biase

In questo freddo gennaio 2021, l'abbandono del tesoro storico-artistico di San Martino mette i brividi più dell'inverno. L'area del piazzale e la Pedamentina patrimonio Unesco sono in condizioni pietose.

Sono tre i dissesti nel cuore della collina vomerese, testimoniati dalle transenne al belvedere, dai nastri arancioni e dai numerosi documenti ufficiali inviati alle istituzioni competenti dalla Municipalità 5 Vomero-Arenella dal 2019. A essere in pericolo sono «la balaustra del belvedere, il muro di contenimento e i barbacani di legno, probabilmente infradiciati» che da anni e anni sorreggono gli ex locali dei corallari abbandonati, e di proprietà del demanio regionale. 

San Martino sembra sempre più lontana e abbandonata all'incuria, al maltempo, alle lungaggini burocratiche, agli intrecci di competenze tra enti, ai nastri arancioni e barbacani che da troppo tempo deturpano uno dei gioielli simbolo della città. Nell'attesa dei lavori, crescono il disagio e la preoccupazione dei residenti: «Mi ritrovo pietre che mi piovono sul terrazzo, ma in questo caso dalle aree esterne vicine alla Certosa di San Martino - spiega l'architetto Claudia Capelli, residente e membro del Comitato Pedamentina - Salendo le scale però, il pericolo per noi passanti si intensifica. Negli anni hanno messo delle recinzioni, ma non è stato mai realizzato nessun intervento. Le istituzioni dovrebbero portare avanti indagini serie, urgenti e approfondite. Al di qua delle competenze specifiche, e mentre noi siamo a rischio, sembra esserci un rimpallo di responsabilità tra enti». 

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In queste ore ci si interroga anche sui motivi dei dissesti di San Martino, e più in generale sulla devastazione che in questo inverno difficile si sta abbattendo su tanti dei gioielli monumentali napoletani (come Castel dell'Ovo, l'Arco Borbonico, il Molosiglio, danneggiati dalla furia del mare e del vento di fine dicembre). «Per lavoro mi occupo da decenni della tutela del patrimonio artistico - osserva Antonio Pariante, presidente del Comitato Portosalvo - Secondo alcuni geologi il rischio di cedimento potrebbe essere legato all'intervento realizzato in Pignasecca per il secondo binario della Circumflegrea, che risale a oltre 10 anni fa, e che avrebbe intaccato il costone sotterraneo della collina. In concomitanza col crollo dell'Arco Borbonico e i dissesti a San Martino, posso dire che il patrimonio cittadino è abbandonato in una maniera insensata: l'ingresso nel 1995 di Napoli nella lista Unesco ha provocato un effetto contrario a quello previsto. In 25 anni si sono persi 500 milioni di finanziamenti per ritardi nei progetti e abbiamo mancato 3 grandi opere nelle ultime tre amministrazioni comunali. Il primo progetto, ai tempi di Bassolino, riguardava l'area monumentale del centro storico. Il secondo, il cosiddetto Grande Progetto Unesco, sotto la Ierovlino, valeva 200 milioni e anche quello non è mai partito. Il terzo con de Magistris: persi 100 milioni a disposizione per intervenire su 27 chiese monumentali, tanto che l'Unione europea ha più volte bacchettato il Comune per aver speso solo un decimo della cifra. Troppi ritardi burocratici e nessun piano di gestione. Il requisito Unesco, insomma, si è rivelato un boomerang».

Da Palazzo San Giacomo, nelle scorse ore alle prese con il rimpasto di giunta, fanno sapere che l'assessorato di Alessandra Clemente ha ordinato un report sui dissesti a San Martino, e che nei prossimi giorni si procederà all'esame delle criticità. Il belvedere è off-imits da mesi. I pannelli grigliati, sostenuti da massi di cemento, sono stati installati tra il primo e il secondo lockdown, precisamente il 20 luglio scorso, come documentano le note della Napoliservizi. In zona si incrociano le dita e si aspetta un intervento a stretto giro.

Ultimo aggiornamento: 11:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA