Santa Chiara, scoperto il busto dell'ultimo re di Napoli

Santa Chiara, scoperto il busto dell'ultimo re di Napoli
Domenica 24 Aprile 2022, 19:26 - Ultimo agg. 20:21
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Significativo evento nella Basilica di Santa Chiara in Napoli, dove, con una celebrazione eucaristica presieduta da fra Sergio Galdi d’Aragona, commissario generale di Terra Santa, e concelebrata da fra Carlo D’Amodio Ministro provinciale di Napoli e don Giorgio Lenzi, procuratore generale Istituto del Buon Pastore, è stato scoperto, nella Cappella Reale, il busto del Servo di Dio Francesco II di Borbone, Re delle Due Sicilie, realizzato dal maestro d’arte Domenico Sepe.

L'opera dell'apprezzato scultore è stata donata dal Real Circolo Francesco II di Borbone a nome del presidente onorario, il Principe Don Pedro di Borbone delle Due Sicilie. Francesco II ha incarnato, nella sua travagliata esistenza, la figura di uomo e monarca Cristiano, testimoniando la sua fede incrollabile nella Divina Provvidenza come dispensatrice di gioie e sofferenze, accettandone con serena rassegnazione le traversie e l’umiliante esilio per 33 anni. «L'iniziativa - ha detto il presidente del Real Circolo Francesco II di Borbone, Paolo Rivelli - è stata realizzata anche grazie al supporto della delegazione della Campania guidata dal barone Alfredo Buoninconti di Santa Maria Jacobi, ed ha avuto come esclusivo obiettivo quello di ovviare alla mancanza di una immagine dell’ultimo re delle Due Sicilie, proprio lì dove giacciono le sue spoglie mortali. Ciò anche in considerazione del fatto che del suo breve regno rimangono ben poche e rare rappresentazioni iconografiche. Altresì, intendiamo precisare che l’immagine di Francesco II, da oggi posizionata nella Cappella Reale dei Borbone a Santa Chiara, servirà a tributargli il semplice culto riservato ai fedeli defunti in forma privata e in nessun caso comporterà atti di venerazione». 

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Nato nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia, “Il Real Circolo Francesco II di Borbone” si prefigge di colmare il vuoto evidenziato da una lettura storica del periodo ancora poco critica da una parte; da un revisionismo becero, polemico, e autolesionista dall’altra. Lontani dallo stereotipo del revanscismo, della lugubre e sterile celebrazione del passato fine a se stessa, il Real Circolo, nel rivalutare le tradizioni, la storia, le radici e la cultura del Meridione, vuole essere proiettato nel presente e nel futuro, coniugando il bagaglio culturale con il progresso.  

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