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Spiagge libere off limits a Napoli: «Un'odissea per i turisti»

Domenica 31 Luglio 2022 di Gennaro Di Biase
Spiagge libere off limits a Napoli: «Un'odissea per i turisti»

Il mare scomodo di Napoli, il mare negato e indisponibile. Maxim Apanasenko e Victor Dieck, entrambi da Bonn, si aggirano come ombre smarrite e accaldate in via Posillipo. Sono alla ricerca di una spiaggia libera: «Non riusciamo a trovarla neppure con Google Maps - sospira il primo in inglese - Abbiamo trovato solo lidi a pagamento finora. Stiamo camminando da ore». «Poi c'è il problema della app - aggiunge il secondo posando per un attimo a terra lo zainetto - Qualcuno ci ha detto che ci serve scaricarla per poter andare al mare gratis, ma non ne sapevamo niente». Il cancelletto grigio che conduce alla spiaggia delle Monache non è lontano, ma vederlo non è semplicissimo. Maxim e Victor sono comunque in buona compagnia: sono tanti i vacanzieri smarriti, e sono poche e piccole le fette di sabbia da cui il turista può sperare di tuffarsi senza dover spendere tra i 15 e i 25 euro per un lettino in affitto. Le spiagge libere più grandi sono ostili, e spesso svuotate, dalla prenotazione digitale obbligatoria, che non aiuta. O dalle acque non proprio fresche, limpide e chiare, per usare un eufemismo (il mare di Coroglio e quello di San Giovanni a Teduccio non sono balneabili). Al turista, o al cittadino, restano gli scogli e gli spazi minimi, rubati al dominio dei lidi dati in concessione. Il report fornito da Legambiente nelle scorse ore non lascia spazio a interpretazioni: il 68% delle coste sabbiose in Campania non è di libera fruizione. I lidi sono 1125. Resta un 32% di spiaggia free, ma per il turista a Napoli un tuffo libero può diventare un'odissea.

A Mappatella beach, la spiaggia libera è piena di turisti o napoletani veraci. Nessuna via di mezzo. A pochi passi dalle docce comunali - cioè tre flebili getti d'acqua che scorrono da altrettanti tubicini di ferro - c'è la palude dove sguazzano i gabbiani. Quindi il mare, quasi senza nessun servizio, se non quelli ufficiosi. Le fontane di Rotonda Diaz sono aperte, ma piene d'immondizia. La discarica ad acqua, in poche parole. Un po' più avanti, i pochi turisti che arrivano sulle spiagge di Sermoneta e dei pescatori trovano barche abbandonate da anni sulla sabbia, e il mare intrappolato dalle barche, che da queste parti viaggiano a motore acceso anche a due passi dalla riva e spuntano come funghi da ogni anfratto di Mediterraneo. Altri vacanzieri si arrischiano invece sugli scogli del lungomare, all'altezza del Molo Saint Tropez. Percorsi impervi per un tuffo tutt'altro che confortevole. C'è un'altra moda che impazza, vista l'assenza di spazi dedicati alla sosta per la mobilità sostenibile: tanti parcheggiano la bicicletta sugli scogli. Per una giornata di mare a Mergellina, insomma, bisogna essere pronti a cavarsela nella casualità, allenati ad affrontare il solito caos della Napoli-experience. 

Al mare di Posillipo i turisti ci arrivavano eccome nelle scorse settimane. Adesso molto meno. In mezzo, c'è stata l'entrata in vigore del regime dell'app comunale obbligatoria per l'accesso alla spiaggia libera. Lido o niente, insomma, per decine di vacanzieri, ovviamente ignari della burocrazia digitale made in Naples. Francesi, australiani e tedeschi arrivano alla spiaggia delle Monache o a Palazzo Donn'Anna e vengono giocoforza dirottati presso le strutture balneari. Oppure, come tanti partenopei, rinunciano alla tintarella. La sabbia free, per il vacanziere, è un miraggio nel deserto. «Ieri siamo arrivati a 322 accessi nella spiaggia libera su un limite di 400 posti - spiega Raimondo Ciaramella del Lido Sirena alla spiaggia delle Monache - Non c'è più l'affluenza di inizio estate. Molti napoletani sono partiti per le vacanze. Monitoreremo il flusso anche nelle prossime settimane». Quanto all'altra fettina di spiaggia libera da 15 posti - secondo l'ordinanza di Palazzo San Giacomo - a due passi dall'Ideal, per arrivarci bisogna attraversare cunicoli difficili, chinare la testa sotto le palafitte dei lidi, e poi finalmente approdare dove il tuffo è gratis. Ci sono le transenne, però, visti i lavori a Palazzo Donn'Anna. Restando a Posillipo, Gaiola e Marechiaro sono location splendide, ma arrivarci è un mini-cammino di Santiago. Per esempio, Ali Hamiti e Ait Mohand, francesi, aspettano un bus sulla salita di Marechiaro: «Napoli non ha buone spiagge - sospirano - sono scomode, e sono difficili da trovare». Nel Golfo, si sa, c'è più bellezza che razionalizzazione delle risorse. 

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L'Est e l'Ovest della città si assomigliano, quando si parla di mare. San Giovanni a Teduccio e Bagnoli-Coroglio, i due lungomare alternativi, di spazio, potenzialità e fascino ne hanno da svendere. A mancare, però, da queste parti è la qualità dell'acqua. I servizi - lettini, sdraio - sono abusivi, più che fai-da-te. L'acqua di Coroglio e Vigliena è un tuffo, ma nel vuoto. La sabbia a tratti si appiccica alle calamite. Ma il turista fino a qui non ci è arrivato. Ci arriva tanta gente, però, nonostante i divieti di balneazione. Questo mare agli opposti di Napoli è stato escluso anche dalle ordinanze della app comunale: qui non ci si potrebbe bagnare affatto, in teoria. Nella pratica, invece, ci si tuffano famiglie e bambini napoletani dei popolosi quartieri che fanno da sfondo a queste coste preziose e dimenticate. 

Ultimo aggiornamento: 17:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA