Stadio Maradona, ok della Diocesi di Pozzuoli: «Ma non si perda la memoria delle nostre radici»

Martedì 1 Dicembre 2020 di Pasquale Guardascione

La Diocesi di Pozzuoli esprime il proprio parere favorevole per l'intitolazione dello stadio San Paolo a Diego Armando Maradona. La diocesi puteolana si estende per giurisdizione anche al quartiere Fuorigrotta dove si trova l'impianto e ha dato il proprio ok attraverso un lungo comunicato in cui ha spiegato gli eventi degli ultimi giorni, esattamente dal 25 novembre scorso, giorno in cui è scomparso il Pibe de Oro.  

«La morte di Diego Armando Maradona ha scosso ed emozionato tutto il mondo, che dal giorno della sua scomparsa, lo scorso mercoledì 25 Novembre, lo sta celebrando come il più grande atleta della storia dello sport del calcio. Il cordoglio che è seguito alla sua morte ha dimostrato come fosse il più amato calciatore di tutti i tempi per le sue straordinarie qualità tecniche - recita la nota della Diocesi di Pozzuoli - In modo particolare, la sua scomparsa è stata avvertita a Napoli quasi come la perdita di una persona cara, di un figlio della nostra terra, pur essendo egli argentino di nascita. In realtà, il suo legame con la città di Napoli, e con tutta la sua popolazione, non solo non è venuto meno nel corso degli anni, ma si è anzi addirittura rafforzato grazie a numerose reciproche attestazioni di affetto e di vicinanza. I napoletani hanno continuato ad amare Maradona anche dopo che egli ha lasciato la squadra cittadina, non perché il suo nome sia legato a vittorie e a conquiste di trofei sportivi, ma perché lo hanno sempre avvertito come “uno di noi”: allo stesso modo Maradona non ha mai smesso di evidenziare il suo speciale legame con Napoli, mostrando ogni qual volta fosse possibile di sentirsi parte di questa città». Parole dense di significato e che mettono in risalto il connubio tra la città e l'asso argentino. 

 

Nel corso della nota la diocesi puteolana ripercorre, poi, i momenti dell'intitolazione dell'impianto, inizialmente chiamato Stadio del Sole, il 5 maggio del 1961 a San Paolo. Cambio di denominazione in occasione del XIX anniversario del centenario dell’arrivo di San Paolo in terra flegrea, così come ricordano gli Atti degli Apostoli. «Il passaggio dell’Apostolo delle genti nel nostro territorio, testimoniato dal Nuovo Testamento, è stato sempre considerato dalla nostra Chiesa di Pozzuoli un episodio di fondamentale importanza non solo per la fede cristiana, ma per la stessa civile convivenza -  continua la nota - Luca, infatti, sottolinea la tradizione di ospitalità della nostra terra: pur essendo San Paolo in quel momento un prigioniero, non solo fu accolto benevolmente, ma gli fu offerta accoglienza per tutta una settimana. Questa grande tradizione, mai venuta meno nel corso dei secoli, e oggi ancora più da coltivare, fonda la stessa identità del nostro popolo aperto per sua natura alla cultura dell’incontro: non perderne la memoria è sempre stato considerato di grande rilievo».

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Poi, nella parte finale la Diocesi di Pozzuoli esprime il proprio parere favorevole: «È questa memoria che oggi preme a tutti noi conservare. A questo, il nome dello Stadio San Paolo può contribuire in modo efficace - conclude la nota - Pur tuttavia, non ci sembra l’unico modo. Essa si è mantenuta viva, infatti, per molto tempo prima che lo Stadio venisse costruito, e si manterrà viva ancora dopo. È nel cuore, nella coscienza, di ogni abitante di questa terra che essa vive. Ci sembra invece che intitolare lo Stadio a Diego Armando Maradona possa oggi essere un segno di richiamo ai valori fondanti lo sport, facendo riferimento a uno dei suoi più grandi rappresentanti, e a una passione che dall’ambito puramente sportivo deve diffondersi in tutto il tessuto sociale, politico, economico della nostra terra flegrea, con particolare attenzione ai più bisognosi secondo quella generosità che fu anche del giocatore argentino. Ben venga, dunque, l’intitolazione a Diego Armando Maradona del principale impianto sportivo della nostra città, se questo aiuterà la crescita umana e sociale della nostra terra purché non si perda la memoria delle nostre radici e ci siano iniziative culturali significative che mettano in evidenza i fondamenti greco-romani e cristiani della storia del nostro territorio. Senza radici profonde dove andiamo?». 

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