Stazione abbandonata e sporca: ecco i primi tre anni della Tav di Afragola

Mercoledì 19 Febbraio 2020 di Marco Di Caterino
Da gioiello architettonico a struttura dalla bellezza sfiorita. La stazione dell'alta velocità di Afragola, nata dalla matita dell'archistar Zaha Adid, il prossimo mese di giugno compie tre anni. 

A parte l'aumento dei treni, circa cento al giorno, la dicotomia tra bellezza e funzionalità resta il più grosso problema di questa struttura.

Le discariche circondano la stazione. In un nemmeno tanto lungo giro intorno alla stazione, ne abbiamo contato una decina che sorgono sia che si arrivi dall'Asse Mediano, sia della viabilità interna che attraversa il quartiere San Marco, quello detto Ferrarese e la famigerata Via Arena. Ieri mattina, gli agenti della Polfer dopo un controllo nella zona avevano un diavolo per capello di fronte a tanto scempio. Un biglietto da visita, quello della monnezza difficile da cancellare. Per un paio di mesi, dopo l'inaugurazione (6 giugno 2017) persino se si utilizzavano i navigatori satellitari, la ubicazione della stazione non si trovava. Oggi si. Ma senza l'aiuto del satellite è un po' un'impresa. Sui trenta e più chilometri dell'Asse Mediano non c'è un cartello che indica la direzione. Due sono posizionati all'uscita dello svincolo Ipercoop di Afragola, mentre un altro è sull'innesto che dall'autostrada Napoli Roma conduce sull'Asse Mediano. Una segnaletica di ridottissime dimensioni che non meritano i cento treni, Ci si perde facilmente. La viabilità esterna è fatta di strade non illuminate, tratto di ingresso compreso, circa 400 metri, serviti da solo tre lampioni. Il buio.
 

Da mesi campeggia ed incombe dal magnifico tetto di vetro, uno dei cristalli rotti che minaccia di cadere proprio nel salone di attesa dei treni. Fa un freddo: l'impianto di climatizzazione è fuori uso, tant'è che chi lavora nei box di Frecciarossa e Italo, si sono portati da casa due stufette. La magnifica e innovativa illuminazione interna, fatta a mano con led piegati e avvolti nella seta che funge ha filtro, funziona a scacchiera lasciando in una decisa penombra tutta la lunga galleria. Cupa impressione da the day after. Forse la scarsa luce, serve a coprire le riparazioni di pannelli e di qualche aeratore staccato con lo scotch. Unici posti al caldo, l'unico bar e la sala Freccia Rossa. Edicole, posti di ristoro, negozi e ristoranti sono solo speranze.

Scesi dal treno, ti trovi nel vuoto assoluto. E qui entrano in gioco i tassisti e persino i servizi di noleggio con conducente. Il loro ingresso è vietato, fatto salvo portare in stazione i clienti, ma non possono prelevarli. E allora adottano una efficace strategia. Aspettano fuori la stazione, poi cinque minuti prima che arrivi il treno, entrano nel parcheggio (che è pure gratis per i primi 30 minuti), caricano i clienti e veloci se la squagliano prima che polizia o vigili urbani li blocchino per controlli e multe salate. E allora prendi il bus. Quelli pubblici, sono scomparsi da mesi, e il servizio è affidato chissà da chi e come, a ditte private. Con cento treni, il parcheggio è insufficiente e si lasciano le auto in sosta alla viva il parroco, tanto che in meno di un mese la polfer ha appioppato più di trecento multe. Il tre marzo il tribunale del Riesame di Santa Maria Capua Vetere deciderà se accogliere la richiesta dalla Procura di Napoli Nord, di sequestrare la Stazione. Il pm Giovanni Corona con l'aggiunto Domenico Airoma, che hanno già notificato la chiusura indagine ai vertici RFI, all'ex sindaco Domenico Tuccilo e a due funzionari del Comune di Afragola per una serie di gravi reati, hanno ipotizzato che la struttura non era stata collaudata, ne erano stati presentati i calcoli al Genio Civile, e che erano stati utilizzati materiali non a norma. Tra due settimane il verdetto.  Ultimo aggiornamento: 11:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA