Studenti in piazza a Napoli: «Siamo ignorati dalle istituzioni. Vogliamo tornare in aula per costruire il nostro futuro»

Venerdì 15 Gennaio 2021 di Mariagiovanna Capone
Studenti in piazza a Napoli: «Siamo ignorati dalle istituzioni. Vogliamo tornare in aula per costruire il nostro futuro»

La Dad? È solo la punta dell’iceberg, parola degli studenti napoletani. Edilizia scolastica insufficiente, personale docente sottostimato, trasporti pubblici allo stremo, sicurezza a scuola, investimenti errati sono i tanti punti per i quali hanno deciso di scendere in piazza, manifestando stamattina davanti all’Ufficio Scolastico regionale per «tornare a essere visibili e non soltanto numeri» come spiega Ruben D’Aiello del liceo Vittorio Emanuele II. Sono un centinaio «ma in realtà siamo molti di più, perché abbiamo scelto di non superare un certo numero di presenze evitando assembramenti, mentre gli altri stanno scioperano alla Dad. La priorità è tornare a scuola in presenza, ma vogliamo farlo in sicurezza: è tempo di investire su noi studenti, il futuro di questa città» chiosa Gabriele Gullo del liceo Vico. La pioggia e l’aria gelida non li ha sconfortati, sono rimasti per ore ad aspettare che il direttore dell’Usr Luisa Franzese facesse salire una delegazione nel suo studio affinché le loro richieste fossero ascoltate. «Anche in futuro manifesteremo soltanto per avere incontri con chi la scuola la fa: vogliamo fatti, basta promesse» ammette Leone Curti del liceo Genovesi e portavoce degli Studenti Autorganizzati Campani, coordinamento dei collettivi studenteschi delle superiori di Napoli e provincia. 

SPAZI E SICUREZZA

L’incontro con il direttore dell’Usr Campania è andato a buon fine. «L’incontro è stato cordiale, le nostre richieste sono state verbalizzate e saranno inviate al Ministero dell’Istruzione. Inoltre, il 25 gennaio se non si torna in aula, torneremo qui a manifestare e confrontarci ancora con il direttore Franzese» precisa Curti che promette una primavera di manifestazioni «perché siamo stufi delle promesse. Le nostre richieste sono le stesse di vent’anni fa perché nel frattempo nulla è stato fatto». La priorità infatti è l’edilizia scolastica con problematiche che il Covid ha solo acuito. «Vogliamo una riqualifica delle strutture preposte all’istruzione e vogliamo che si individuino nuove modalità e nuovi spazi, presi tra i luoghi pubblici di cultura e di aggregazione, per svolgere la didattica in sicurezza» scrivono nel loro documento. «All’Istituto Nitti la questione degli spazi era già un problema da almeno dieci anni» raccontano Dario Di Fusco e Mario Cipolletta. Poi c’è il tema sicurezza connesso alla pandemia. «La questione Dad ha aperto uno scenario da tifoseria, tra chi litigava per scuole aperte e scuole chiuse, tra Stato e Regioni, mentre noi studenti subivano tutte le conseguenze negative. Abbiamo assistito troppo spesso a vaghe promesse per una riapertura, e vogliamo che il 25 gennaio sia una data concreta per tutti gli studenti campani: vogliamo tornare a scuola, ma in una scuola sicura. Altrimenti proseguiremo a oltranza con lo sciopero della Dad e lezioni carbonare nei luoghi della cultura» insiste Perez. 

NOI IGNORATI

Davanti l’ingresso dell’Usr sventolano lo striscione «Vogliamo certezza. Rientro in sicurezza» e ripetono slogan, sostenuti anche da un gruppo di docenti tra cui Marcella Raiola, militante dei Cobas. Sannazaro, Vico, Vittorio Emanuele, Fonseca, Pansini, Caccioppoli, Labriola, Galiani… arrivano da tutti i quartieri cittadini e in futuro manifesteranno anche coi collettivi della provincia. «Da mesi siamo confinati davanti a un computer, un mezzo che può fornirci nozioni ma impedisce una parte fondamentale della didattica: il confronto. Tra noi studenti stanno venendo meno senso di collettività e comunità che ci permettono di crescere insieme. La Dad ci ha strappato questa possibilità, vogliamo tornare in presenza» racconta Marilù del liceo Sannazaro. «In questi mesi non hanno trovato spazi alternativi per evitare turnazioni – continua - c’è una rassegnazione, come per dire: abituatevi a queste condizioni. Per questo noi del Sannazaro siamo scesi in piazza e continueremo a farlo fino a quando tutti gli studenti di Napoli non avranno stessi diritti». «Noi studenti siamo stanchi di vedere come le istituzioni continuino a ignorare la nostra voce, nonostante le molte richieste di ascolto e manifestazioni di disagio. È in gioco la nostra quotidianità, la qualità della nostra vita e della nostra salute. Pretendiamo di essere presi in considerazione» conclude Curti.

 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA