Scosse record su Vesuvio: «Ma non ci sono rischi»

Domenica 21 Ottobre 2018 di Mariagiovanna Capone
Quarantuno terremoti registrati in meno di otto ore. Venerdì sul Vesuvio è stato registrato uno sciame sismico, con eventi tutti di lievissima intensità e raggruppati in area craterica, atti a dimostrare che il vulcano è attivo ma che non allarmano minimamente gli scienziati. Anzi, proprio per le magnitudo bassissime e gli ipocentri superficiali, si tratterebbe di fenomeni legati più alla «subsidenza» dell'edificio vulcanico che a spostamenti di magnm, che si troverebbero a circa 8-10 chilometri di profondità. Del resto, con riferimento ai quattro livelli di allerta previsti dal piano di emergenza predisposto dalla Protezione Civile, lo stato attuale del Vesuvio corrisponde al «livello verde», ovvero livello base. I dati prodotti dagli strumenti installati al Vesuvio per il monitoraggio continuo della sismicità, delle deformazioni del suolo e delle emissioni di gas dal suolo e dalle fumarole, insieme ai dati delle periodiche campagne per la misura di altri parametri geofisici e geochimici non evidenziano variazioni significative nello stato di attività del vulcano. E il direttore dell'Ov Francesca Bianco rassicura: «Nessun allarmismo. Si è trattato di uno sciame che rientra nella dinamica di un vulcano attivo come il Vesuvio».
 
Lo sciame sismico è una categoria usata dalla Protezione civile per indicare un addensamento di terremoti in un determinato intervallo spazio-temporale. «Supponiamo che la soglia sia 10 terremoti in un intervallo di un'ora: se ce ne sono 10 o più siamo di fronte a uno sciame sismico, se ce ne sono 9 o meno, no. Si tratta quindi di una definizione utile ai fini operativi. Inoltre, lo sciame termina quando se, supponiamo per tre ore, non si registrano più eventi» spiega il direttore dell'Osservatorio Vesuviano. Sul Vesuvio uno sciame sismico non si verificava da giugno, quando ci furono 16 scosse in un'ora; prima ancora a maggio lo sciame fu di 80 scosse, e ad aprile di 94. Sebbene tra le 16.04 e le 23.44 di venerdì si siano succedute ben 41 scosse, non c'è nulla di cui temere. La magnitudo massima registrata è di massimo 1.1 della scala Ritcher, e delle 41 scosse registrate, appena 10 in quel lasso di tempo sono state localizzate. «Va fatta una distinzione importante» spiega il direttore Bianco. «Non tutti i sismi sono localizzabili. Questo perché sono talmente bassi in energia che seppure registrati da una o due stazioni, non possiamo localizzarli». Sono dati, cioè, di nessun rilievo scientifico.

La concentrazione in area craterica del Vesuvio confermerebbe che lo sciame sia collegato al fenomeno di subsidenza che interessa questa porzione dell'edificio vulcanico. Le rocce cioè cambiano con il tempo la propria caratteristica geologica, addensandosi, e questo spiegherebbe la subsidenza di 5-6 centimetri dal 2012 a oggi. Dalle campagne di misure eseguite dai tecnici dell'Osservatorio Vesuviano con continuità non emergono deformazioni del suolo imputabili a fenomeni vulcanici, come riferito nei bollettini ufficiali pubblicati dall'ente. In cima, invece, ci sarebbero delle variazioni in quota che evidenziano la lieve subsidenza verosimilmente dovuta a processi di compattazione e/o scivolamento di terreni poco coerenti.

Dal primo ottobre a oggi, gli eventi sismici registrati sono 77, con quello di magnitudo massima pari a Md=2.3 di martedì scorso. Al Vesuvio permane una lieve sismicita di fondo con 116 terremoti registrati nel mese di settembre e l'evento massimo con Md=1.7. Dai dati Gps, marografici e tiltmetrici non si osservano deformazioni riconducibili a sorgenti vulcaniche, quelli della telecamera termica evidenziano un andamento sostanzialmente stabile della temperatura massima, mentre le analisi geochimiche non evidenziano variazioni significative alle fumarole presenti sul bordo e sul fondo del cratere. Sulla base di questi dati, non si evidenziano elementi tali da suggerire significative evoluzioni a breve termine. «Anche se nessuna scossa dello sciame sismico è stata avvertita dalla popolazione, con la pubblicazione dei dati sui siti web e la diffusione sui social, la popolazione residente nella zona rossa ha iniziato ad allarmarsi. Questo conferma l'importanza della comunicazione» precisa Bianco. «Già andiamo nelle scuole del Vesuviano, così quelle dell'area flegrea, ma se occorre siamo a disposizione degli istituti scolastici e dei Comuni per incentivare le nostre attività divulgative, facendo richiesta dal nostro sito ufficiale». Ultimo aggiornamento: 11:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA