Villa Pignatelli è una giungla: erbacce e degrado, così muore un pezzo di Napoli

Mercoledì 16 Giugno 2021 di Gennaro Di Biase
Villa Pignatelli è una giungla: erbacce e degrado, così muore un pezzo di Napoli

Alle tante difficoltà di una Riviera di Chiaia che prova a risollevarsi da Covid e anni di cantieri, va aggiunta l'incuria di Villa Pignatelli. È trasandato, il verde del parco della villa neoclassica partenopea. Foglie secche, vasi vuoti abbandonati qua e là, erbacce impazzite, angoli da savana e aree off limits annunciate da transenne. La manutenzione del giardino della sede del Museo Principe Diego Aragona e del Museo delle Carrozze, insomma, non vive la sua stagione migliore. Aree incolte si trovano anche nei dintorni della domus pompeiana ottocentesca. I gioielli di Napoli, in certi anfratti, non sono così splendenti.

Il cartello delle info per turisti è tristemente bucato, e un graffito improvvisato da incivili deturpa già uno dei muri esterni dei cancelli principali. Tra le inferriate, sulla soglia della villa, si nota poi affisso un foglio a4: «Si prega di non mettere cibo per i gatti», si legge. L'avverbio «assolutamente» è aggiunto col pennarello, sotto il naso di uno dei diversi mici dormienti che abitano la villa. Felini a parte, l'incuria inizia dalla fontana al centro del giardino: foglie gialle e acqua torbida, color palude. Il prato si presenta in condizioni migliori, ma quasi tutte le palme sono ingiallite. Erbacce nate tra i marmi delle scale e vasi con rami secchi spuntano poi sulla facciata principale dell'edificio accanto a fioriere quasi senza fiori. Poco oltre, in prossimità dell'ingresso del museo, c'è un vero e proprio campetto di grano, con malerba alta, non potata e color oro. Stile savana. Qualche metro più in là, nel piazzale dove sono sistemate le sedie per eventi e concerti (l'ultimo c'è stato ieri sera), c'è anche una transenna che impedisce l'accesso all'area verde sul retro della villa: «Lì non si può andare dicono i custodi Quello spazio è utilizzato come parcheggio per i dipendenti». La domus e il museo delle Carrozze reggono al tempo e sono ben tenute, salvo qualche screpolatura sul frontone. Su tutto, va certamente considerato che la pandemia, le chiusure e la conseguente carestia di visitatori non abbiano reso facili opere di potatura o manutenzione per tutte le location culturali. Di fatto, contattata telefonicamente, la direzione di Villa Pignatelli ha preferito non rilasciare alcun tipo di risposta. Alle spalle della villa, nei vicoli, c'è un'altra grande area verde. Non ha niente a che vedere col Museo, ma è incolta, abbandonata, chiusa con un catenaccio e con l'ingresso transennato.

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Il Museo (per cui occorre un ticket online) e il giardino di Villa Pignatelli (che invece è a libero accesso) non sono frequentatissimi. Nel nostro tempo di permanenza siamo stati i soli visitatori dell'area. Intorno, la Riviera di Chiaia vive tra dissesti e restyling da ormai quasi 10 anni. L'uscita della metro (linea 6) di Largo Pignatelli è finita (da mesi) ma rigorosamente chiusa, nell'attesa che entri in funzione la tratta che dovrebbe collegare Fuorigrotta al centro della città. Non si contano i cartelli di «vendesi» o «cedesi» affissi sulle soglie dei locali di via Bausan e dintorni. La movida, qui, non esiste più da anni dopo la migrazione dei giovani del by night tra via Bisignano e dintorni. In zona resistono pubblici esercizi e negozi storici, ma sono tante le attività nuove e non che oggi hanno abbassato le saracinesche (il Bar Riviera, nelle mani del curatore fallimentare con base d'asta a partire da «110mila euro», come si legge all'esterno del locale, o la Cantina di Triunfo che ha chiuso solo il ristorante). C'è anche chi apre per la prima volta nel post-Covid, sperando in una rinascita definitiva della zona con la consegna della stazione della metro della Linea 6, di cui già si vede la buvette davanti a Palazzo Guevara di Bovino, restaurato pure quello dopo il crollo del 2013. Di sera, al momento, i locali sono più dei clienti. I segnali incoraggianti in zona non mancano (come la riapertura dell'acquario, o la mostra su Klimt alla Casina Pompeiana), ma i dubbi e le ombre sono tutt'altro che allontanati: «A parte la solitudine di Villa Pignatelli, che è comunque a mio giudizio più curata rispetto a diverse strutture pubbliche in zona, tante aree della Villa Comunale restano intrappolate dal degrado e dalle transenne - spiega il presidente della Municipalità 1 Chiaia-Posillipo, Francesco de Giovanni - La scommessa da realizzare, in questi mesi, consiste nel fare in modo che la ripartenza globale dopo la pandemia coincida con la ripartenza della Riviera di Chiaia e di tutta l'area monumentale che la circonda. E soprattutto, si spera che la fermata della linea 6, che è costata tanti sacrifici in termini sia economici che sociali, non si riveli un'opera infrastrutturale poco utilizzata dagli utenti. Il rischio c'è: mi auguro che non si traduca in realtà». 

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