Aborti fai-da-te tra le minorenni:
record a Napoli, cresce l'allarme

di Maria Pirro

Donne costrette ad abortire accanto alle partorienti; interventi più frequenti tra le minorenni; aumento del «fai-da-te»; consultori in crisi, tre chiusi a Napoli, e uno - quello di Bagnoli, in Terra dei fuochi - addirittura senza pc; difficoltà a somministrare la pillola Ru486; pochi operatori nei reparti, troppi medici obiettori; difficoltà ovunque nell’offrire la necessaria assistenza psicologica e un servizio di mediazione culturale. «E poi, la penosa fila per le prenotazioni limitate, che costringe le donne ad arrivare all’alba, in diverse strutture sanitarie, per evitare di dover ritornare l’indomani», segnala Rosa Papa, ginecologa e responsabile del dipartimento materno-infantile dell’Asl di Napoli, rilanciando la denuncia della «lotteria allo sportello» fatta dal Mattino e ripresa dall’Espresso. Eccoli, i nodi irrisolti nell’applicazione della legge 194, che da 40 anni esatti garantisce la possibilità di interrompere la gravidanza in ospedale, senza pagare un euro: se n’è discusso ieri in un convegno organizzato nel palazzo del Consiglio della Regione Campania, che si impegna a risolvere alcune questioni. Un piano per rafforzare le attività, in particolare nei consultori, è alla firma del governatore Vincenzo De Luca.

Al primo punto c’è l’allarme per il numero crescente di minorenni, tra i 10 e i 17 anni, che restano incinte: «Senza nemmeno capire come», avverte Domenico Labriola, responsabile del servizio al Primo Policlinico. «Soprattutto loro utilizzano kit fai da te, acquistati online», aggiunge Cinzia Ferrara, che dirige il centro della Federico II. Il record negativo è rilevato nel capoluogo: le ragazzine sono il 3,3 per cento, decisamente più dello 0,2 per cento certificato nella zona vesuviana e in penisola sorrentina. Inoltre, una su quattro viene «autorizzata» dal giudice tutelare, indicatore di altri pesanti disagi. «Questi dati sono preoccupanti», sottolinea Rosa D’Amelio, presidente del Consiglio regionale, collegandoli all’arretramento dei consultori. Senza presidi di riferimento sul territorio si nota una crescente disinformazione per tutto ciò che riguarda la sfera della sessualità, avvertono Simona Ricciardelli (Consulta donne) e Stefania Cantatore (Unione donne in Italia). «Occorre dunque ripartire da queste strutture e farle diventare la porta di accesso ai servizi, anche per l’interruzione di gravidanza», promette Pietro Buono, responsabile del dipartimento materno-infantile in Regione. Un modello è l’integrazione raggiunta tra l’ospedale Loreto mare e l’ex Annunziata: a quest’ultimo si sono rivolte oltre tremila pazienti, ottenendo la prenotazione diretta dell’intervento. 

Un altro problema è somministrare la Ru486, perché la Campania prevede tre giorni di ricovero obbligatori, se si ricorre a questa metodica. «Le pazienti vogliono tornare subito a casa, come avviene in altre regioni, altrimenti preferiscono la chirurgia all’intervento meno invasivo», dice Ferrara, citando il decreto adottato ad esempio in Emilia, sin dal 2010, anno di introduzione della metodica, oltre alla sua esperienza diretta. Da gennaio le donne al Policlinico firmano le dimissioni volontarie e si ripresentano dopo 48-62 ore. «L’éscamotage ha portato a un’impennata di procedure: 200 fino a maggio, anziché le 40 in tutto il 2017. Insomma, occorre un provvedimento ad hoc». Ci sono, inoltre, medicinali equivalenti sul mercato che costano molto meno: «27 centesimi per ogni pillola invece di 8 euro», dice Carla Ciccone, pasionaria del “Moscati” da qualche mese in pensione. 

La consigliera delegata alle pari opportunità Loredana Raia si fa garante del cambiamento atteso: «Presenteremo le prime soluzioni entro sei mesi». Un’altra criticità enorme, da affrontare, è la chiusura durante la notte di reparti «come quello del Secondo Policlinico che pratica gli aborti terapeutici, dovuti cioè a una malformazione del feto», aggiunge la presidente della consulta delle ostetriche, Pina Piacente, che spiega: «Può accadere che le donne siano trasferite con le partorienti per sopperire alle carenze di personale». E, nell’attesa della complessiva riorganizzazione delle prenotazioni, Salvatore Ronsini, al lavoro per rimodulare i servizi nell’Asl di Salerno, annuncia una rete interna tra territorio e ospedali e l’altolà agli obiettori di coscienza nei consultori. «Nessuno può rifiutarsi di certificare lo stato di una gravidanza e di indirizzare chi è in difficoltà». Un monito valido non solo da queste parti.
Venerdì 1 Giugno 2018, 09:15 - Ultimo aggiornamento: 5 Giugno, 18:20
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