Abusi nel palazzo di «Napoli velata»: sfregio nel cuore di Chiaia, inquilini sgomberati

Domenica 7 Aprile 2019 di Giuseppe Crimaldi
Nella scena del film «Napoli velata» era una delle terrazze scelte come location da Ozpetek. Nella realtà è un abuso edilizio. E non solo: perché oggi quell'ultimo piano della elegante palazzina color giallo pastello che si trova al civico numero cinque di via Santa Caterina diventa un casus belli ed è anche al centro di un'inchiesta della Procura della Repubblica di Napoli. Già, perché dagli accertamenti effettuati da ben due consulenti tecnici nominati dalla magistratura emerge non solo il dato della realizzazione illecita di una veranda e di una terrazza, ma emerge addirittura che questi manufatti creano un reale pericolo di crollo dell'intera verticale dell'immobile. Nell'ambito di questa delicata indagine, delegata agli agenti della Polizia di Stato del commissariato «San Ferdinando», qualche giorno fa gli investigatori hanno bussato alle porte degli uffici della Sovrintendenza ai beni architettonici, acquisendo ampia documentazione.
 
Il rischio di crollo è certificato da due anni. Ma, incredibilmente, chi sarebbe dovuto intervenire con massima urgenza pare aver perso di vista il caso dell'immobile di altissimo pregio storico ed architettonico, il «Palazzo Sanchez de Leon, detto Sant'Arpino», edificato nel 1786. E così nel cuore di Chiaia, lungo un'arteria trafficatissima di giorno come di notte da veicoli e pedoni, forse quel rischio certificato di crollo è stato davvero sottovalutato.

Ma procediamo con ordine. Tutto ha inizio 12 anni fa, quando nello stabile cominciano a registrarsi infiltrazioni d'acqua piovana provenienti dal lastrico di copertura, cioè da un terrazzo, che si insinuano nel corpo di fabbrica danneggiando soffitti e pareti dei proprietari delle abitazioni sottostanti. Poi iniziano a comparire altri sinistri segnali: lesioni sulle facciate esterne condominiali, sia sul lato di via Santa Caterina che su quelle del cortile interno al palazzo. A seguito di un ricorso al Tribunale, presentato finalmente nel marzo 2017, il consulente incaricato evidenzia un «grave problema di natura statica». Comincia così a focalizzarsi l'attenzione su quelle sovrastrutture che pesano criticamente su un lato del muro portante perimetrale del fabbricato su via Chiaia 138 e - nel lato opposto - su pilastri che poggiavano sul solaio di copertura dei vani sottostanti. Per i condòmini è l'inizio dell'odissea: alcuni di loro sono costretti ad abbandonare la casa e ad andare in affitto altrove.

Ma per arrivare ad una svolta si deve attendere un secondo intervento, quando il giudice civile affida una seconda perizia tecnica ad un esperto (ingegnere e docente universitario), il quale - confermando la versione del collega - trasmette il ricorso anche ai vigili del fuoco, all'Ufficio abusivismo del Comune, alla polizia municipale, alla Prefettura e in Questura. Gli accertamenti svolti presso il Catasto e l'Ufficio Condono confermano che una veranda di oltre 60 metri quadrati e la copertura di un terrazzo - che sarebbero poi la causa del danno temuto - risultano abusive.

A questo punto la questione si fa scottante. Il 2 giugno del 2018 l'Ufficio Sicurezza abitativa del Comune accerta lo stato di dissesto causato dal degrado delle strutture dei solai degli appartamenti sottostanti, disponendo «l'immediata esecuzione di tutte le misure necessarie per preservare persone e beni da temuti crolli e cedimenti». Esattamente un mese dopo tocca ai vigili del fuoco che, dopo aver constatato anche le infiltrazioni in diverse zone della pavimentazione del terrazzo abusivo, certificano «un pericolo di crollo derivante dal peso notevole della veranda e del terrazzo, in quanto poggianti sul piano di copertura ma non su strutture murarie portanti sottostanti».

Non è finita. Gli atti ritornano in Tribunale, e a quel punto al giudice non resta altro da fare che emettere - e siamo giunti all'estate scorsa - un provvedimento di accoglimento totale del ricorso sulla base delle relazioni tecniche anche per ciò che riguarda il pericolo per la pubblica incolumità. Gli atti vengono anche trasmessi in Procura, presso la sezione presieduta dall'aggiunto Giuseppe Lucantonio. Scatta così anche l'indagine penale. E poiché su Palazzo Caravita insiste un vincolo storico-architettonico, viene investita la Sovrintendenza. Ecco il motivo per il quale, solo qualche giorno fa, i poliziotti sono andati ad acquisire ulteriore documentazione negli uffici di Palazzo Reale.

Ora è il momento delle domande. Che fine faranno i manufatti abusivi? Chi interverrà per scongiurare un rischio certificato di cedimenti e crolli? E quando i legittimi, incolpevoli proprietari degli appartamenti interessati dal pericolo potranno finalmente rientrare nelle loro case? Ultimo aggiornamento: 09:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA