Abusi sessuali all'Accademia delle Belle arti di Napoli: docente indagato, si scava nel cellulare dell'allieva

Venerdì 14 Febbraio 2020 di Leandro Del Gaudio
Hanno acquisito il telefonino cellulare della giovane donna che ha deciso di denunciare presunti abusi subiti dal proprio professore. Hanno conferito l'incarico di accertamento irripetibile, nel tentativo di verificare alcuni elementi di quella che sta assumendo gli aspetti di una relazione decisamente pericolosa. Eccola l'ultima mossa della Procura di Napoli, nell'inchiesta che punta a verificare la concretezza delle accuse di una studentessa iscritta al corso di laurea dell'Accademia di Belle arti. Una vicenda raccontata in esclusiva lo scorso gennaio dal giornale on line Fanpage, ripresa ieri dal Corriere del Mezzogiorno, che vede iscritto nel registro degli indagati un docente della facoltà di piazza Bellini, che è anche un regista di riconosciuto spessore professionale. Una storia che risale ad un anno fa e che culmina lo scorso ottobre nell'acquisizione della testimonianza della stessa donna che ha firmato l'esposto in Procura. Inchiesta per violenza sessuale, si cercano riscontri concreti, in corso verifiche sulle accuse messe nero su bianco.

Inchiesta condotta dal pm Cristina Curatoli, magistrato in forza al pool reati contro le fasce deboli, al momento c'è la parola di una donna contro quella di un uomo. La donna è la studentessa, l'uomo è il suo docente. Non vengono denunciati momenti di particolare violenza, ma una condizione di generale soggezione che sarebbe stata imposta dal ruolo del docente. Verifiche in corso, che spingono la Procura di Napoli ad un'accelerata. La Procura ha infatti deciso di acquisire il telefonino della donna, nel tentativo di confrontare il contenuto di alcune conversazioni con passaggi della denuncia. Doverosa a questo punto una premessa.

Assistito da due professionisti del foro di Napoli, il docente in questi giorni ha fatto sapere di essere a disposizione dell'autorità giudiziaria, quanto mai deciso a difendersi dalle accuse, pronto a tutelare in tutte le sedi la propria dignità professionale. Nessuna forma di violenza - filtra dallo stretto riserbo di questa storia nessuna coercizione, nessun abuso nei confronti della studentessa che avrebbe firmato l'esposto. Quanto basta a rendere decisive le verifiche sul telefonino cellulare acquisito in questi giorni, a scavare in una vicenda investigativa che va avanti da oltre un anno, senza alcun particolare sviluppo. Intanto, proprio all'interno dell'Accademia di Belle arti, da mesi si registrano rumors e polemiche contro atteggiamenti ritenuti sessisti. Contro presunte pressioni in verticale, dall'alto in basso. Vicende tutte da verificare, al di là dello strepito che passa attraverso i canali social, al di là della campagna organizzata anche sotto il profilo mediatico dallo zoccolo duro di una protesta animata da studentesse. Un solo caso al centro delle indagini, una sola denuncia da passare al vaglio, in attesa di acquisire dati dal cellulare della parte offesa e in attesa di ascoltare anche la versione del prof. Tutto ciò calato in un'atmosfera rovente. Interviene Giulio Baffi, presidente dell'Accademia di Belle Arti, che all'Ansa ha dichiarato: «Seguo con molto rammarico questa vicenda che rischia di appannare il comportamento di centinaia di docenti e di complicare il lavoro di tanti allievi che nell'Accademia trovano risposte adeguate alle loro domande di crescita, di attenzione e di formazione intellettuale ed artistica. In totale sintonia con il direttore Giuseppe Gaeta, ribadisco con fermezza ogni volontà di non sottovalutare ed insabbiare una vicenda sconcertante e mi auguro isolata».  © RIPRODUZIONE RISERVATA