Abusi su guida a Napoli sotterranea, il patron si difende: «Ero altrove»

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Si è dichiarato innocente ed ha sostenuto di poter dimostrare che nel lasso di tempo in cui si sarebbero verificati gli abusi, una decina di minuti, era altrove: è stato ascoltato l'imputato Vincenzo Albertini, oggi, nell'udienza del processo in corso nell'aula 216 del Tribunale Napoli (V collegio A, presidente Cristiano) in cui il 59enne presidente dell'associazione «Napoli Sotterranea» è accusato di violenza sessuale da sua ex collaboratrice, Grazia Gagliardi, di 33 anni.

Albertini è stato rinviato a giudizio lo scorso luglio, dal gup Anna Tirone, che ha accolto la richiesta del pm Stella Castaldo. «Il tabulato telefonico che abbiamo consegnato oggi al giudice - dice l'avvocato Zuccaro, legale di Vincenzo Albertini, insieme con gli avvocati Sergio Pisani e Ilaria Grumetto - dimostrano inequivocabilmente che l'imputato, in quelle circostanze di luogo e di tempo si trovata a chilometri di distanza dal posto dove sarebbero avvenuti gli abusi».
«La lettura dei tabulati telefonici, - sostiene il collegio difensivo - rende del tutto incompatibile la ricostruzione dei fatti denunciati dalla presunta vittima».

Per l'avvocato Alessandro Eros D'Alterio, legale di Grazia Gagliardi, invece, «nei tabulati telefonici compare un 'buco' il quale, invece, confermerebbe Albertini non era telefonicamente raggiungibile in quei frangenti proprio perché in un luogo dove non c'era la copertura cellulare, come l'anfratto dove sono avvenuti gli abusi. Quindi - sostiene - non solo quei tabulati non confermano l'alibi di Albertini ma confermano quello che la mia cliente ha sostenuto in sede di denuncia». Nell'udienza di oggi è stata anche ascoltata la figlia di Albertini che, come il padre, ha parlato delle chat su cui è inizialmente circolata la notizia dei presunti abusi, «inizialmente classificati come una 'bravatà dallo stesso Albertini - ha aggiunto l'avvocato D'Alterio».
Lunedì 15 Aprile 2019, 16:28 - Ultimo aggiornamento: 15-04-2019 17:04
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