Abusivi in ospedale a Napoli, il manager rimuove il direttore sanitario

Mercoledì 9 Ottobre 2019 di Ettore Mautone
San Giovanni Bosco senza pace: su proposta del direttore generale della Asl Napoli 1 Ciro Verdoliva scatta la revoca dall'incarico per il direttore sanitario del presidio Vito Rago. Il provvedimento è nero su bianco da alcuni giorni e contiene tutta una serie di contestazioni tecniche e di merito anche riguardo alla custodia dell'area interdetta e sotto sequestro giudiziario dell'ex ristorante e bar. Rago si era insediato nello scorso febbraio a seguito del valzer di poltrone, ai vertici sanitari e amministrativi degli ospedali della Asl, deciso proprio da Verdoliva all'indomani del suo insediamento da commissario dell'azienda sanitaria metropolitana, prima di essere confermato nel ruolo come direttore generale. Contestualmente in quel caso era scattato lo stop all'incarico per il predecessore di Rago, Giuseppe Matarazzo, poi destinatario di un procedimento disciplinare per alcune decisioni assunte nel periodo dell'invasione di formiche in reparti e corsie. Al posto di Rago è stato ora nominato, con un incarico provvisorio, Gennaro Ferraro, proveniente dalla vicedirezione del Loreto Mare in attesa del concorso. Deferimenti al Consiglio di disciplina, sospensioni e sanzioni per medici, infermieri e primari destinatari di contestazioni nonché ricorsi su tali decisioni all'autorità giudiziaria amministrative e penale hanno scandito gli ultimi mesi di gestione del presidio della Doganella finito nell'occhio del ciclone non solo per la questione formiche ma anche nell'ambito dell'inchiesta della Procura sui clan attivi a Napoli nord.

 

LA COMMISSIONE DI ACCESSO
Lo sgombero del parcheggio dagli abusivi prima e lo stop al bar e ristorante poi, entrambi utilizzati per anni, secondo gli inquirenti, come base logistica della camorra, sono stati i principali passi mossi da Verdoliva per il ripristino della legalità alla Doganella. Quindi è toccato ai medici con alcune puntuali contestazioni e successive sanzioni e sospensioni dal servizio per interventi chirurgici programmatiti che passavano invece sistematicamente e impropriamente per il vaglio del reparto di emergenza. Nel mirino anche gli infermieri, in alcuni casi accusati di aver gestito male l'emergenza formiche oggi tornati in corsia ma con una scia di contenziosi attivati sul piano civile e penale che probabilmente si trascineranno per anni. Episodi che se da un lato hanno mostrato il pugno duro dell'amministrazione, dall'altro hanno finito per demotivare e sfiduciare molti professionisti e camici bianchi vittima di un contesto di diffide e di una disorganizzazione sedimentata negli anni e oggi pronti ad andare via da quell'ospedale per inseguire altre scelte professionali anche in rinomate strutture sanitarie del nord. Sono intanto scaduti i primi tre mesi di indagine della Commissione di accesso inviata all'inizio dell'estate a Napoli a fare le pulci alla Asl per appurare quanto il funzionamento dei servizi di assistenza sia condizionato da disfunzioni, carenze ed eventuali influenze esterne e tocca al ministero valutare se sia necessario un supplemento di indagini (per altri tre mesi).
IL GIALLO DEI FALSI
L'ultimo giallo è il rinvenimento di false disposizioni di servizio con firme apocrife che, secondo Verdoliva, sono tese a «cercare di creare scompiglio e dissenso». False disposizioni di servizio, apparentemente firmate dal direttore amministrativo Michele Ciarfera e dallo stesso Verdoliva che riguardano il trasferimento di unità di personale ostetriche dall'Unità operativa complessa di Ginecologia e Ostetricia del Loreto Mare presso altra struttura così da far intendere lo smantellamento in corso di tale reparto. «Ho provveduto ad informare le autorità e produrre denuncia per quello che reputo un fatto gravissimo - conclude il direttore generale Verdoliva - noi non ci fermiamo, fatti simili servono solo a rafforzare la nostra determinazione».
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