Afragola, scavi dell'alta velocità:
scoperta una necropoli cristiana

Giovedì 20 Febbraio 2020 di Marco Di Caterino
Un'afragolese di millesettecento anni fa. Probabilmente una contadina, di religione cristiana, vissuta in quella parte di territorio cittadino che oggi si chiama contrada Sarricchione, alla periferia di Afragola, attraversata dai lavori per la realizzazione della linea Tav Napoli Cancello. È il passato che ritorna. I resti di questa minuscola donna sono stati scoperti nel corso dei lavori degli imponenti scavi per la ferrovia che stanno avvenendo sotto il controllo della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l'area metropolitana di Napoli sulla base delle norme contenute nel Codice degli appalti, che prevede l'attivazione delle procedure per la valutazione preventiva dell'impatto archeologico per tutte le opere pubbliche. La tomba, coperta da metri di strati di lapilli, potrebbe non essere l'unica. Gli archeologi hanno infatti delimitato un'ampia spianata, di qualche centinaio di metri quadrati, il cui sottosuolo e simile per composizione a quella sorta di «coperta» naturale che per secoli ha custodito i resti mortali della contadina di Afragola. Probabilmente, visto che le operazioni di scavo archeologico sono appena agli inizi, si tratta di una vera e propria necropoli utilizzata per più secoli per dare una sepoltura secondo i riti cristiani.

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LA DATAZIONE
«Si tratta di sepolture a inumazione databili tra il IV e il VII sec. d.C., del tipo a fossa o entro anfora», scrive Elena Cinquantaquattro, soprintendente per l'area metropolitana di Napoli: «I corredi sono molto poveri o inesistenti e ricollegabili a un piccolo villaggio che doveva sorgere nella zona. Le indagini condotte nel corso degli ultimi anni hanno portato alla luce diversi siti archeologici di grande rilevanza, databili tra il periodo Neolitico e l'età tardo-antica/alto medievale. Per questo - conclude Cinquantaquattro - la Soprintendenza per l'area metropolitana di Napoli insieme a RFI sta lavorando a un progetto per la realizzazione di una mostra che renda note al grande pubblico le più importanti scoperte archeologiche effettuate nel corso dei lavori». Che questa zona fosse ad alto interesse archeologico, lo dimostra anche il ritrovamento di impronte umane e animali, risalenti a quattromila anni fa, cristallizzate su quel tappeto di fango e cenere caduti in tutta la zona in seguito a una mega eruzione del Vesuvio. Un fenomeno noto come come «Pomici di Avellino» visto che gli effetti della catastrofica eruzione distrussero la civiltà del Bronzo in Irpinia. Segno che anche in quel periodo l'attuale Afragola era abitata e vi si praticava quanto meno la pastorizia. Sempre durante i lavori per l'Alta velocità, nel 2005, in località Maziasepe, furono rinvenuti resti di un vero e proprio villaggio, risalente all'età del Bronzo Antico. Gli archeologi riportarono alla luce capanne, orme, resti umani, e soprattutto vasellame, il cui studio accertò che risalivano a circa tremilaottocento anni fa. Ora la speranza di tutti è che, compatibilmente con i tempi tecnici, tutta la storia dissepolta possa essere collocata nella stazione dell'Alta Velocità di Afragola. Un'idea che sicuramente sarebbe piaciuta a Zaha Adid, capace di dare nuovo smalto alla struttura creando un vero collegamento emozionale con la città. © RIPRODUZIONE RISERVATA