Poliziotto ucciso a Napoli, il giudice: fu omicidio volontario, 26 anni all'autista killer

Martedì 8 Giugno 2021 di Giuseppe Crimaldi
Poliziotto ucciso a Napoli, il giudice: fu omicidio volontario, 26 anni all'autista killer

Ventisei anni di reclusione a chi guidava l'auto, 18 ai due complici a bordo. Si conclude con tre condanne il primo atto del processo a carico dei responsabili dell'uccisione di Pasquale Apicella, l'agente della Polizia di Stato che la notte del 27 aprile dell'anno scorso perse la vita nel tentativo di arrestare tre delinquenti in fuga. Tre condanne per omicidio volontario, quelle inflitte dai giudici della terza Corte di Assise di Napoli presieduta da Lucia La Posta, i quali oltre all'omicidio hanno riconosciuto gli imputati colpevoli anche di tentata rapina, tentato furto, lesioni dolose e ricettazione.

Viene accolta, dunque, la tesi dell'omicidio volontario della Procura, ma alla fine la Corte di Assise non accoglierà la richiesta dell'ergastolo formulata dai pubblici ministeri Curatoli e Giugliano. Con composta soddisfazione, al termine della lettura del dispositivo in aula la moglie di Lino Apicella (rappresentata in qualità di parte civile dall'avvocato Gennaro Razzino) pronuncerà parole posate e di grande dignità: «L'importante è stato che i giudici abbiano riconosciuto che fu un omicidio volontario. Torno a casa dai miei figli a testa alta, con Lino sempre nel cuore e una grande fiducia nella giustizia».

 

L'agente Pasquale Apicella rimase ucciso la notte del 27 aprile 2020 mentre, insieme ad alcuni colleghi, cercava di bloccare la fuga di tre ladri che, poco prima, avevano tentano di svaligiare lo sportello bancomat di una banca. Lino era in servizio su una Volante del commissariato Secondigliano, intervenuta a dare rinforzi ad altro equipaggio che inseguiva tre uomini in fuga a bordo di una Audi nera lungo calata Capodichino.

I tre, tutti residenti nel campo rom di Giugliano, in pieno lockdown avevano tentato di assaltare il bancomat di un istituto di credito, senza riuscirvi. Alla sbarra sono finiti Fabricio Hadzovic, 40 anni, Admir Hadzovic, 27 anni ed Igor Adzovic, 39 anni. Tutti sono stati ritenuti responsabili di due tentati furti in banca in rapida successione, quella stessa tragica notte: prima a Casoria, e subito dopo in via Abate Minichini, a Napoli, mentre per la morte del poliziotto sono poi stati tutti rinviati a giudizio con l'accusa di omicidio volontario.

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A precedere la sentenza della Corte d'Assise di Napoli, letta nel primo pomeriggio di ieri, c'è stata un'attesa carica di tensione. All'esterno del Palazzo di Giustizia del centro direzionale c'erano tante persone: molti poliziotti, colleghi, amici e i familiari di Pasquale Apicella. Due striscioni esibiti all'esterno del Tribunale, con su scritto: «L'amore per il prossimo fa la differenza. Giustizia per Pasquale Apicella»; «I ricordi felici del tempo che abbiamo trascorso insieme inondano il nostro cuore addolorato e si trasformano in lacrime. La nostra vita senza di te non sarà più la stessa. Ci manchi. Ciao Lino».

Alle 16 il verdetto. Ventisei anni di reclusione a Fabricio Hadzovic, il conducente dell'Audi che tentò di sfuggire al posto di blocco polverizzando l'auto della Questura e la vita del povero Lino, 18 anni per gli altri due complici: riconosciute le generiche prevalenti.

«C'è grande soddisfazione per questa sentenza in quanto è stata riconosciuta l'ipotesi formulata dalla pubblica accusa, cioè l'omicidio volontario, ed è stata resa giustizia soprattutto a Lino Apicella, morto da eroe e che si è sacrificato per assicurare i delinquenti alla giustizia», dichiara Gennaro Razzino, avvocato della parte civile. La moglie di Apicella, Giuliana Ghidotti, oggi in Polizia dopo aver seguito un corso riservato ai familiari delle vittime del dovere, dichiara al «Mattino»: «Non sarà un sentimento di vendetta a riportare Lino a casa. Oggi è stata resa giustizia soprattutto a lui, morto da eroe, sacrificatosi per noi tutti». 

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