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Agguato a Napoli oggi, ferito il cugino del boss: nove anni fa scampò a un altro agguato

Domenica 31 Luglio 2022 di Luigi Sabino
Agguato a Napoli oggi, ferito il cugino del boss: nove anni fa scampò a un altro agguato

Si chiama Maurizio Minichini l’uomo ferito, questa notte, in via Catone in circostanze ancora da chiarire. L’episodio, secondo una prima ricostruzione, sarebbe avvenuto intorno alle tre quando alla centrale operativa delle forze dell’ordine sono arrivate diverse telefonate di residenti della zona che segnalavano l’esplosione di colpi d’arma da fuoco. Sul posto, in pochi minuti, sono arrivate le gazzelle dei carabinieri del nucleo radiomobile. Qui, hanno trovato Minichini che presentava lievi abrasioni agli arti inferiori oltre a sei bossoli calibro 9x21, verosimilmente, espulsi da un’arma semiautomatica.

Secondo la versione del 46enne, ancora al vaglio degli investigatori dell’Arma, a sparare sarebbero stati alcuni soggetti in sella a uno scooter che lo avrebbero avvicinato mentre, sul proprio mezzo, era nei pressi della sua abitazione. Minichini, compreso quello che stava accadendo, si sarebbe dato alla fuga rendendo vana l’azione degli aggressori. Le sue ferite, medicate dal personale del 118 arrivato sul posto, sarebbero, infatti, compatibili con colpi di striscio o di rimbalzo. 

Ancora da chiarire con precisione la dinamica anche per i pochi elementi forniti dalla vittima. Quello che, però, sembra essere certo è che l’episodio, per i militari della compagnia Bagnoli che hanno preso la direzione delle indagini, ha tutti i connotati di un regolamento di conti negli ambienti della mala soccavese. 

Minichini, infatti, è personaggio già noto e con un discreto curriculum criminale. Nel 2015, ad esempio, fu arrestato, insieme ad un suo familiare, per detenzione illegale di arma da fuoco. Durante i controlli nella sua abitazione di via Catone, infatti, fu trovata una pistola calibro 22 con il caricatore pieno che era stata nascosta nella cassettiera della camera da letto. Altri cinquanta proiettili dello stesso calibro furono, invece, recuperati all’interno di un vaso posizionato su un pensile della cucina. Arma che, secondo i rapporti dell’epoca, Minichini si era procurato illegalmente per difendersi da eventuali aggressioni da parte di gruppi rivali. 

 

Alcuni mesi prima, non a caso, era stato ferito a colpi di pistola mentre si trovava a pochi passi dalla sua abitazione. Un agguato che, gli investigatori dell’epoca, collocarono nello scontro esploso tra i Sorianiello, appoggiati dai sodalizi di Pianura, e l’organizzazione criminale guidata da Carlo Tommaselli, di cui Minichini sarebbe stato esponente apicale oltre che cugino dello stesso boss. Una guerra scoppiata per le mire espansionistiche di Tommaselli che mirava a prendere il controllo dell’intera area flegrea e che, invece, si concluse con la disfatta della cosca e l’arresto dello stesso boss e di numerosi suoi fedelissimi. A causare il tracollo di Tommaselli fu, soprattutto, l’omicidio di Fortunato Sorianiello, figlio del ras della 99, Alfredo ‘o biondo. Un delitto che isolò il padrino di Pianura che si trovò a fronteggiare, contemporaneamente, diverse cosche dell’area. Una faida sanguinosa costellata dalla sistematica eliminazione non solo di suoi fedelissimi ma anche di alcuni loro parenti come nel caso di Luigi Megali, un giovane barbiere incensurato, trucidato solo perché fratello di uno dei killer di Sorianiello.

Ultimo aggiornamento: 1 Agosto, 17:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA