Agromafie, il patto tra Casalesi e Corleonesi su ortofrutta e rifiuti

Lunedì 6 Gennaio 2020 di Giuseppe Crimaldi

C'è un patto d'acciaio tra il clan dei Casalesi e Cosa Nostra dietro la gestione delle agromafie. Gli eredi di Schiavone e Bidognetti sono quanto mai attivi, nonostante tutti i colpi inferti da inchieste, condanne e 41 bis inflitti a boss e gregari: e la nuova frontiera del crimine organizzato guarda verso il trasporto su gomma della grande distribuzione, senza tuttavia mai rinunciare al business legato ai rifiuti.

Da Firenze - dove nei giorni scorsi si è tenuto un incontro organizzato dalla Fondazione Caponnetto per celebrare il centenario della nascita del giudice toscano che prese il posto di Rocco Chinnici e volle accanto a sé Falcone e Borsellino - emergono nuovi particolari sulle strategie che stanno spingendo le cosche siciliane (e in particolare quella dei Corleonesi) a stringere accordi con la camorra di Terra di Lavoro. Un appuntamento, quello toscano, al quale ha partecipato anche il sostituto della Direzione nazionale antimafia Cesare Sirignano, il cui nome resta legato alle più importanti e delicate inchieste sulla camorra napoletana e casertana.

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La Procura nazionale antimafia, con le rispettive Direzioni distrettuali competenti sui rispettivi territori, ha già acquisito importanti risultati sul fronte della lotta alle agromafie. Ma sono ancora molte le indagini in corso tra Campania, Sicilia, Calabria e molte altre regioni del Settentrione che puntano a individuare i canali di quello che appare diventato il core business delle mafie italiane.

Indagini che puntano a dimostrare come Casalesi e siciliani non si contenderebbero più il territorio, avendo deciso di puntare verso un interesse condiviso, spartendosi la grande torta dei trasporti. Su gomma circola così di tutto: dalla cocaina alle armi, tonnellate di hashish e rifiuti (quelli comuni come quelli tossici), da un lato; e dall'altro i prodotti ortofrutticoli ed altri beni leciti. Perché, oggi, chi controlla il trasporto su gomma mette le mani su una parte importante dell'economia nazionale.

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Questo super-accordo tra cosche siciliane e casertane non nasce certo oggi, ma si sviluppa - stando alle risultanze investigative anche recenti, che confermano il quadro probatorio già evidenziato da alcuni processi che si sono conclusi con numerose sentenze di condanna - da tempo con patti che sarebbero stati stretti tra i boss anche all'interno delle carceri. Motivo che spinge a tenere alta la guardia, e che induce a comminare ai vertici delle organizzazioni mafiose la pena accessoria del regime dell'isolamento al 41 bis.

Questi accordi comportano anche un altro rischio che i magistrati dell'Antimafia non sottovalutano: quello, cioè, di accompagnare al monopolio del trasporti di prodotti ortofrutticoli a bordo di Tir anche quello dell'acquisto di frutta e verdura coltivati in Sicilia o in Campania; il che equivale a consentire alla criminalità organizzata di decidere i prezzi, sottraendoli così al libero mercato.

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Nel solco di queste indagini si è giunti anche alla condanna di diversi affiliati al clan dei Casalesi. Paolo Schiavone - figlio del boss Francesco - gestiva gli affari del mercato ortofrutticolo di Fondi: ed è stato condannato a 10 anni di carcere per aver monopolizzato, proprio in virtù di un accordo con i siciliani di Gaetano Riina (fratello di Totò) il trasporto su gomma di frutta e verdura, alimenti di fatto imposti dal clan. Da Fondi in giù, il Sud Italia - questo ha scritto la sentenza, facendo propria l'impostazione accusatoria dello stesso pm Sirignano - era appannaggio degli Schiavone e dei Riina, ma anche della ndrina dei Tripodo con il sostegno di Trani, oltre alle ndrine Bellocco e Garruzzo, poi spodestate.

Ultimo aggiornamento: 14:58 © RIPRODUZIONE RISERVATA