«Aiutate mio figlio è disabile ma vittima della burocrazia»

Giovedì 8 Agosto 2019 di Mariagiovanna Capone
Marco ha 17 anni e 10 mesi. È un ragazzone alto un metro e ottantacinque, con le mani grandi e il sorriso gioioso. È affetto dalla sindrome di Sotos e ha un ritardo cognitivo per ipossia gestazionale. La sua famiglia si è fatta in quattro per offrirgli la migliore e adeguata assistenza, ma questa estate la ricorderà per sempre come la peggiore. Nelle ultime settimane il ragazzo ha avuto crisi emotive molto violente, per se stesso e per chi provava a calmarlo, e dopo numerosi tentativi farmacologici andati a vuoto la mamma Filomena Galluccio si è scontrata con un paradosso burocratico: il figlio è in una sorta di limbo, non ha più l'età per neuropsichiatria infantile ma nemmeno per psichiatria per adulti.

 

Dopo alcuni giorni davvero drammatici, sono stati costretti a ricoverarlo in un reparto di psichiatria per adulti dal 19 luglio all'Ospedale Maresca di Torre del Greco. Una situazione al limite ma che almeno per qualche giorno ha permesso ai medici e Asl di valutare il da farsi e sistemare la questione farmacologica. Ma la burocrazia non si è sistemata affatto e da ieri Marco è tornato a casa, a Volla, con un pugno di mosche, portato via «perché erano arrivati pazienti molto gravi, ho avuto timore per la sua incolumità».
La situazione è ancora in stallo, non tanto per la questione anagrafica ma per tutta una serie di proposte ricevute verbalmente da un dirigente dell'Asl Napoli3Sud, l'unico in grado di decidere sul futuro di Marco, che ha iniziato a dare direttive «contraddittorie e ambigue tra cui l'insistenza di ricoverarlo in una struttura che non è adatta alle esigenze di mio figlio», come tiene a precisare Galluccio. La soluzione sarebbe riconvertire il semiconvitto che ha Marco all'Aias di Cicciano in convitto, ma gli viene negato dal dirigente.
ALLO STREMO
Le crisi di Marco sono state terribili. Tra giugno e metà luglio viene chiesto il soccorso del 188, che per motivi di minore età, arriva sempre insieme ai carabinieri. «Sono arrivata a chiamarli fino a 10 volte al giorno. Sono stata costretta a portarlo all'Ospedale Maresca, dove solo dopo quattro giorni su una lettiga, lo hanno ricoverato in reparto psichiatrico per poter controllare meglio la nuova terapia». Una situazione di fragilità per la famiglia che si sfoga attraverso una lettera condivisa sui social che arriva fino agli uffici della Regione.
Prendono in carico la questione ma l'ingranaggio si blocca di nuovo. Il dirigente dell'Asl Napoli3Sud responsabile della Riabilitazione comunica le possibili soluzioni «ma cambia versione ogni giorno. Gli ho chiesto di mettermele per iscritto, ma finora non lo ha fatto. Prima dice di aver trovato la migliore struttura possibile a Ottaviano: qui inizialmente dicono di sì a Marco, poco dopo ci negano la disponibilità. Poi un altro centro a Poggiomarino, meno adatto alle esigenze di Marco, lo accetterebbero a patto che rinuncio al semiconvitto Aisa di Cicciano che da anni lo ha in cura. All'inizio mi sono fidata, ora non più. Secondo lui dovrei accontentarmi per mio figlio? Prima mi propone le opzioni migliori e ora va bene anche un pollaio?».
«L'unica soluzione era rivolgermi alla struttura sanitaria di competenza per trasformare l'autorizzazione all'Aias di Cicciano, che lo segue amorevolmente da anni, da semiconvitto in convitto» continua la donna. Cosa che le viene concessa, tuttavia «il dirigente me la nega adducendo motivi di bilancio: ho poi appurato che non è vero poiché si trattava solo di una riconversione» insiste Galluccio. «Per me sono ambiguità che un dirigente non dovrebbe mai far nemmeno trapelare e su cui occorre fare chiarezza».
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