Alcol e balli, la notte folle degli studenti Erasmus a Napoli

Domenica 26 Gennaio 2020 di Gennaro Di Biase

Più locali, più alcol. Più movida, più minorenni ubriachi. Benvenuti nel centro storico, nel cuore della deregulation del venerdì sera, nelle vie e nei vicoli dello sballo. Sono tanti i giovanissimi in giro per piazza Bellini, piazzetta dell'Orientale, Banchi Nuovi, piazza San Domenico, piazza del Gesù, vico Carrozzieri e dintorni. Sono tanti gli under 18, e sono quasi tutti muniti di un drink: birra, chicchetto di vodka o spritz che sia. Molto spesso al drink si accompagna una canna. E a ogni passo c'è un bar. «Secondo i dati raccolti nei nostri report, negli ultimi due anni si sono aperti oltre 20 nuovi locali in centro storico. Di questi, almeno la metà è targettizzata su costi bassi, e cioè destinata alle tasche dei più giovani». A parlare sono Alessandro Trivoluzzi, Milena Bernardo, Andrea Paolo Di Napoli e Michela Antonucci, i quattro operatori sociali di Gesco per il Dipartimento dipendenze dell'Asl Napoli 1 Centro, coordinato da Chiara Cicala e diretto da Stefano Vecchio. Sono loro ad accompagnarci nel tour della movida del centro storico, tra giovani e giovanissimi, e a mostrarci l'attività di prevenzione e sostegno che offrono, due volte alla settimana, «a chi decide di fare uso di sostanze alcoliche o stupefacenti». Da anni sono impegnati ad aiutare chi usa e abusa, e a studiare la movida partenopea.
 


ORE 21
Si parte da piazza Bellini, a pochi metri dal punto in cui, dopo poche ore, si scatenerà la rissa con accoltellamento di due under 30. Non è tardi, ma lo spritz funziona già a pieno regime. All'esterno di uno dei bar più frequentati, Il Caffè dell'Epoca di Peppe Pianese («Peppe Spritz»), è già affisso il manifesto dei «suggerimenti per te e per il gruppo di amiche e amici per un bere sicuro» fornito dagli operatori del Servizio Dipendenze. Il quartetto entra nel locale, si fa largo tra la folla e si consulta con Pianese sui metodi di contrasto al binomio alcol-minori: «Il problema è innegabile ammette Pianese Ed è vero che l'età media di chi consuma alcolici si è abbassata. Noi facciamo il possibile, ma se entra un maggiorenne, acquista tre birre e ne porta due fuori agli amici minorenni, non possiamo farci niente. L'apporto della scuola e della famiglia è fondamentale per evitare l'escalation di abuso».

ORE 22
Si scende verso Largo San Giovanni Maggiore Pignatelli. «La movida negli anni si è spostata raccontano gli operatori Prima del 2012 il grosso si concentrava nei pressi dell'Orientale. Poi, dopo la sparatoria del 2012 a San Giovanni Maggiore, ci fu una migrazione di massa in piazza Bellini. Negli ultimi due anni di boom turistico, però, la movida si è capillarizzata, e ora copre tutte le vie tra Bellini, piazza del Gesù, Banchi Nuovi, San Domenico e la stessa piazzetta dell'Orientale». Non è un caso se su via San Sebastiano numerosi bar e vinerie fino a poco fa erano negozi musicali. Qualcuno si è reinventato e vende sia chitarre sia alcolici. Bar come funghi anche ai Banchi Nuovi. Altra storia si registra invece in vico Carrozzieri, i cui baretti, il sabato sera, sono meta di giovanissimi. Il venerdì meno. «Da quando è stata circondata dal cantiere, la fontana di Monteoliveto continuano i dipendenti Gesco che costituiva un luogo di aggregazione per i minorenni, qui in zona ci si riunisce in maggioranza il sabato». Inoltre, il monumento non è più una discarica. Ma è off limits.

ORE 23
A Largo San Giovanni Maggiore è chiuso il Kest'è, altro noto locale della movida del centro: la saracinesca è abbassata dall'inizio di gennaio. All'esterno delle porte blindate, alcuni ragazzini sono impegnati a importunare i passanti, a lanciarsi spranghe, frantumare bottiglie, urlare e mettere a segno altri giochi vandalici. Dall'altro lato della piazzetta siedono invece Stefania (20 anni), Giada ed Enrico (17 anni). Bevono birre e fumano canne. Gli operatori sociali si siedono al loro fianco e, con discrezione, instaurano un dialogo: «Fumare e bere sono un modo per aggregarci racconta Enrico, come tanti altri coetanei In una società dell'immagine come questa facciamo fatica a trovare altri modi per disinibirci e socializzare. Molti miei amici, che sempre più fanno uso di droghe sintetiche, ormai fanno fatica a ragionare. Su 10 17enni, almeno 6 bevono o si drogano».

ORE 24
Si beve ovunque: per festeggiare una laurea, per sfogarsi con un amico, per passare la serata. Ma il gran finale arriva in piazza San Domenico. Gli operatori qui non intervengono, ma assistono alla scena di un centinaio di studenti Erasmus inglesi ragazzi e ragazze tra i 18 e i 20 anni che urlano e si esibiscono in svariati giochi alcolici, come bere birra mentre si danza e si canta. Anche questo finirà nel report della serata. Come tutto il resto. Eppure, i più giovani non hanno ancora sviluppato al meglio l'enzima che consente al fegato di neutralizzare gli effetti dell'alcol: «Un organismo in crescita ha i meccanismi metabolici in fase di completamento, anche quello di metabolizzazione dell'alcol spiega il dottor Stefano Vecchio, direttore del Dipartimento Dipendenze della Asl Napoli 1 Centro Ognuno ha il suo metabolismo, ma la soglia dell'intossicazione alcolica negli adolescenti, su larga scala, è più bassa che negli adulti. Serve che i concetti di contrasto all'alcol passino attraverso una responsabilizzazione sociale non allarmistica, ma che nemmeno nasconda il problema». 

Ultimo aggiornamento: 13:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA