Alcol ai minori, lo sciopero del barista napoletano: «Stasera vendo solo acqua»

Sabato 1 Agosto 2020 di Maria Chiara Aulisio

Questa sera, dalle 20 alle 22, Armando Cammarota - titolare del bar “Cammarota Spritz” sui Quartieri Spagnoli - venderà solo ed esclusivamente acqua, liscia o frizzante. È il suo modo di protestare in maniera «pacifica e silenziosa». Chiede, e pretende, il rispetto delle regole, Armando - ex vinaio, nato e cresciuto in quei vicoli - a cominciare da quelle che vietano la vendita di alcol ai minorenni. Nel suo bar - al civico 31 di vico Lungo Teatro Nuovo - senza un documento che attesti la maggiore età non si può nemmeno entrare. E i ragazzi lo sanno bene, soprattutto i minorenni, che quando vogliono bere si tengono ben lontani dal locale di Armando. Purtroppo, Cammarota è uno dei pochi a rispettare le regole: buona parte dei suoi colleghi - e non solo sui Quartieri Spagnoli - non lo fa. Pur di guadagnare qualche soldo in più non esitano a speculare sulla pelle di ragazzini inconsapevoli, ancora troppo piccoli per capire fino in fondo i danni che l’alcol potrà fare sulla salute. Lo scrive sulla sua pagina Facebook, Cammarota, “posta” una foto che lo ritrae sorridente dietro a quattro bottiglie di acqua e avverte che stasera lì niente spritz, nemmeno per gli adulti. Si apre alle 20, si tira giù la saracinesca dopo due ore, nel frattempo si chiacchiera e si ragiona su cosa fare per garantire a tutti - non solo ai minori - una movida tranquilla. «Mi farebbe piacere se venisse anche qualche mamma - spiega Cammarota - sono dalla loro parte, mi batto per tutelare la salute dei giovani, ho un ragazzino anche io, e me li sento un po’ tutti figli miei». 
 


Un momento di confronto davanti a un bel bicchiere di Ferrarelle al quale sarebbe utile se partecipasse pure qualche rappresentante delle istituzioni: «Io dico una cosa - prosegue Cammarota - così come De Luca ha deciso di far pagare mille euro di multa a chi non porta la mascherina, non potrebbe decidere di farne sborsare 10mila, più la revoca della licenza, a chi vende alcol ai minori e resta aperto oltre l’orario consentito?». Riflessione legittima, quella del titolare del locale di vico Lungo Teatro Nuovo, che ci tiene a sottolineare la diffusione di un fenomeno che va ben oltre i Quartieri: «Succede ovunque - spiega - a Chiaia, al Vomero, a Posillipo... si tratta di una illegalità diffusa, eppure sono convinto che lavoreremmo tutti meglio se si evitasse di fare i furbi». Armando, gestore davvero unico nel suo genere, e certamente un po’ speciale, si preoccupa - non solo della salute dei baby clienti - ma anche della vivibilità di chi abita nelle zone dove si concentra la movida: «Quando ero piccolo, e vivevo qui sui Quartieri con la mia famiglia, mio padre per andare a lavorare si alzava alle 5. Come avrebbe fatto se sotto casa nostra ci fosse stato tutto questo caos fino alle tre di notte? Sarebbe impazzito, o avrebbe perso il lavoro». Cammarota non ci può pensare: «Perché se ne fregano tutti? Non è giusto per chi ha il diritto di vivere a casa propria e andare a dormire quando gli pare».

L’obiettivo di Armando, questa sera, è anche quello di far capire ai ragazzi che è possibile divertirsi pure senza alcol. Non è necessario bere fino a ubriacarsi per passare una serata con gli amici e tornare a casa soddisfatti: «Di ragazzi, potete immaginare, in questo locale ne ho visti passare tanti - racconta ancora il gestore - ma oggi è tutto diverso. Sono dei bambini, vengono apposta per farsi fotografare con il bicchiere in mano e poi girare l’immagine sui social. Fino a qualche tempo fa i nostri clienti abituali erano i giovani universitari, ma anche tanti ventenni sani. E per sani intendo quelli che venivano a sedersi al tavolino, ordinavano una bella bottiglia di vino e passavano così tutta la serata, divertendosi e bevendo con moderazione». Oggi invece preferiscono i super alcolici: gin, vodka, cicchetti acquistati a un euro, buttati giù uno dopo l’altro con l’unico obiettivo di ubriacarsi. «Scherzano col fuoco - conclude Cammarota - in un attimo si ritrovano dipendenti, dall’alcol e dalla droga, e quando se ne accorgono molto spesso è troppo tardi. Un peso del genere sulla mia coscienza non lo potrei mai portare».
 

Ultimo aggiornamento: 17:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA