Amanda spinta in mare dal fidanzato a Nisida: «Era sotto effetto della cocaina»

Venerdì 26 Giugno 2020 di Leandro Del Gaudio

Quella sera aveva assunto cocaina. È uno dei particolari che emerge dagli esami tossicologici a carico di Gennaro Maresca, indagato per il tentato omicidio della sua fidanzata Amanda Tosi. Una storiaccia accaduta a Nisida quindici giorni fa, su cui ora si attende la valutazione del Tribunale del Riesame, al quale l'indagato si è rivolto per ottenere la scarcerazione. Ricordate il caso? Amanda viene spinta in mare dal fidanzato, al culmine di una lite e viene salvata dal coraggioso intervento di un testimone del litigio. E sono proprio le parole messe agli atti da passanti e soccorritori a confermare la brutalità dell'aggressione (oltre a una serie di immagini finite a corredo della misura cautelare). Spiega un testimone agli inquirenti: «Il ragazzo scuoteva continuamente la fidanzata, la strattonava con forza e infine le dava una violenta spinta, facendola precipitare dal muretto e dunque in acqua». Una versione che conferma l'intenzionalità del gesto, con una spinta che arriva al culmine di «un violento strattonamento». E non è tutto. A leggere la misura cautelare firmata dal gip Chiara Bardi, c'è anche spazio per una sorta di retroscena. Un episodio che viene raccontato dalla zia e dalla cugina di Amanda: «A febbraio Maresca era stato violento nei confronti della fidanzata Amanda». Una sorta di prequel su cui è logico attendere la versione difensiva da parte del diretto interessato. Intanto, proprio mentre si attende la fissazione dell'udienza dinanzi al Tribunale del Riesame, è di ieri la notizia del miglioramento delle condizioni fisiche della ragazza. Resta claudicante e bisognosa di cure, ma è ritenuta fuori pericolo. Ma torniamo a quella notte. Sono passati quaranta minuti dopo la mezzanotte dell'undici giugno scorso, quando l'uomo strattona a ripetizione la fidanzata, fino a spingerla a mare. Duro il commento del gip Bardi, a proposito anche del comportamento tenuto da Maresca, che si allontana dal muretto, senza prestare soccorso alla ragazza. Inchiesta condotta dai Cristina Curatoli ed Enrica Parascandolo, agli atti finiscono le voci di quella notte, ma anche un intero spaccato familiare, rimasto scosso dalla violenza subita da Amanda. Non era la prima volta - giurano la zia e la cugina della ragazza - quell'uomo è stato già violento verso la fidanzata appena lo scorso febbraio. Difeso dal penalista Mario Petrazzuolo, Gennaro Maresca (classe 1996) prova ad ottenere la revoca della misura cautelare in carcere. A leggere l'ordine di cattura, il gip ha riconosciuto che nel corso dell'udienza di convalida degli arresti ha più volte invocato il perdono, oltre a rimarcare un concetto: «Non ho capito cosa stesse accadendo - è la sintesi del suo ragionamento - non ho capito che la sua vita fosse in pericolo, se mi sono allontanato dal muretto era solo per una sensazione di spavento. Chiedo perdono».
 

 

Disponibilità da parte dell'indagato (in questo caso sostenuto dal nucleo familiare di appartenenza) anche a sostenere la ragazza nelle cure e nelle terapie di recupero a cui dovrà essere sottoposta.

Una vicenda che ora entra nel vivo, con la valutazione da parte di un collegio di giudici. Per il gip nessun dubbio su un concetto in particolare: la condotta di Maresca appare determinata a provocare l'evento morte, ovvero a porre in pericolo la vita della persona che ha davanti a sé. Insomma un'accusa di tentato omicidio che ora fa leva sulle dichiarazioni di testimoni e passanti, sulla raccolta di immagini immagazzinate dagli impianti di videosorveglianza del posto e sulla gravità della scena finale: quella della spinta alla ragazza da un muretto alto cinque metri, che dà direttamente sul mare di Bagnoli. 

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