Ambulanza pirata al Cardarelli, è caccia alla talpa in corsia

Domenica 17 Gennaio 2021 di Giuseppe Crimaldi
Ambulanza pirata al Cardarelli, è caccia alla talpa in corsia

Un basista all'interno del Cardarelli. Una talpa complice del business legato al trasporto dei pazienti che finiscono a bordo di ambulanze pirate, prive di ogni minimo e fondamentale requisito per l'accompagnamento negli ospedali. È la traccia che seguono gli investigatori della polizia locale che giovedì scorso hanno intercettato e sequestrato a pochi metri dall'ingresso del pronto soccorso del primo e più importante nosocomio del mezzogiorno d'Italia un'autoambulanza risultata poi fuorilegge e priva di ogni autorizzazione a circolare.

Le indagini coordinate dal generale Ciro Esposito e dal capitano Gaetano Frattini della Municipale seguono una pista precisa. Si acquisiscono atti e certificazioni della Croce di Frattaminore, la società cui era intestato il veicolo risultato poi sprovvisto di assicurazione, condotto dallo stesso titolare dell'azienda (un uomo che non aveva nemmeno mai superato l'esame per ottenere la patente di guida) e al cui interno lavorava un solo barelliere. Tutti particolari inquietanti, perché adesso il sospetto è che dietro il giro delle ambulanze private a Napoli ci sia chi lucra sull'emergenza sanitaria senza offrire i minimi standard di sicurezza per i pazienti trasportati.

Emerge anche il sospetto che a fornire i servizi a tale società, garantendo trasporti da e verso gli ospedali di Napoli e provincia, ci fosse qualche complice che lavora proprio all'interno degli ospedali. Un giro di soldi sul quale indaga la Municipale: questa mattina dal comando di via de Giaxa partirà una dettagliata informativa diretta alla Procura della Repubblica di Napoli. Il fascicolo potrebbe finire sul tavolo dei magistrati della sezione Reati contro la pubblica amministrazione. 

Ma in queste ore, dopo l'incredibile caso scoperto giovedì mattina, emergono anche altri aspetti poco rassicuranti che investono il servizio sanitario legato al trasporto dei pazienti sulle ambulanze. Va ovviamente detto in premessa che la grande maggioranza dei veicoli sono in regola ed estranei a questo cono d'ombra evidenziato dal sequestro di giovedì.

Tuttavia ci vuol poco a capire quale e quanto vasto sia il business legato all'assistenza mobile dei pazienti diretti in ospedale.

E si scopre così che basta andare su internet per trovare una vasta offerta di ambulanze pronte ad essere cedute o addirittura noleggiate, a seconda dei casi.

Vendita e noleggio delle croci: sulle quali, poi, chiunque può magari iscrivere il nome di una qualunque associazione o società, magari fittizia.

E d'altronde, chi si sognerebbe mai di bloccare e controllare un veicolo di pronto soccorso mentre sfreccia, magari con la sirena e i lampeggianti accesi? Eppure su quelle stesse vetture appartenenti a cooperative o società private potrebbe viaggiare di tutto: armi, droga, latitanti. 

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Sul grande affare legato al mercato del soccorso sanitario privato su ruote si era d'altronde soffermato solo qualche mese fa Paolo Monorchio, presidente della Croce Rossa di Napoli. Il quale non aveva esitato a mettere in guardia anche dai rischi legati alle infiltrazioni camorristiche in quello che - soprattutto durante l'emergenza Covid - è diventato un vero business. «È uno scandalo - aveva denunciato Monorchio - ci sono ambulanze che non hanno i requisiti adeguati. Sono associazioni improvvisate rispetto a grandi organizzazioni come può essere la Croce rossa. La gestione è spesso affidata a personaggi particolari che in alcuni casi fanno parte della bassa manovalanza della criminalità organizzata napoletana. Sono anni che lo denunciamo, con esposti alla Procura e alle autorità, invece con l'emergenza Covid ci sono chiaramente più richieste di intervento e questa situazione è peggiorata, si è ulteriormente aggravata. Le infiltrazioni criminali in alcune aree persistono».

«Ho sottoposto il caso al questore - aggiunge Monorchio al Mattino - e lui mi assicurato che verranno intensificati i controlli. Mai come in questo momento serve un serio e capillare monitoraggio per evitare che tornino a ripetersi casi come quello scoperto giovedì scorso all'esterno del Cardarelli». 

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