Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Appalti Rfi, dissequestrati beni
al presunto prestanome del clan

Venerdì 24 Giugno 2022
Appalti Rfi, dissequestrati beni al presunto prestanome del clan

Il Tribunale del Riesame di Napoli ha annullato il sequestro dei beni disposto dal Gip partenopeo Giovanna Cervo a carico del 68enne Nicola Schiavone, finito in carcere il tre maggio scorso, perché ritenuto dalla Direzione distrettuale antimafia storico socio e prestanome del capoclan dei Casalesi Francesco «Sandokan» Schiavone. L'annullamento ha riguardato anche i beni sequestrati alla moglie e ai tre figli di Nicola Schiavone e agli altri due indagati Vittorio Scaringi e la madre Anna Maria Zorengo.

Tutti gli indagati, accusati di riciclaggio e intestazione fittizia di beni con l'aggravante mafiosa, possono dunque rientrare nella disponibilità dei beni, per un valore totale di quasi cinquanta milioni di euro; figurano 32 immobili situati ad Aversa, Giugliano in Campania, Roma, Cerveteri e quasi un milione di euro di liquidi. Nello staff di difensori Umberto Del Basso De Caro, Mario Griffo ed Elia Rosciano. L'indagine che ha coinvolto Nicola Schiavone riguarda un giro di appalti di Rfi che sarebbero finiti secondo i magistrati anticamorra della Procura di Napoli a ditte vicine ai Casalesi in cambio del pagamento di mazzette e regali - gemelli d'oro Cartier da 600 euro, soggiorni da oltre 9mila euro in costiera sorrentina - a funzionari della società ferroviaria.

© RIPRODUZIONE RISERVATA