Arturo, il giallo delle chat cancellate dagli indagati

Giovedì 8 Marzo 2018 di Viviana Lanza

Un nuovo incidente probatorio per il raid in via Foria. La Procura per i minorenni ha chiesto un nuovo confronto tra vittima e presunto aggressore. Questa volta l'obiettivo è congelare la prova a carico di Genny, il sedicenne arrestato l'altro giorno con l'accusa di essere uno dei giovani del branco che assieme a Checco, detto o nano, ridusse in fin di vita Arturo, lo studente accoltellato in via Foria in un pomeriggio di shopping prenatalizio. E non è tutto. Il clamore del caso e probabilmente il timore di possibili pressioni, volte a far modificare le testimonianze delle due parti offese di questa brutta storia, devono aver spinto gli inquirenti a chiedere al gip anche un incidente probatorio per procedere all'esame di Arturo e del ragazzo che poco prima di lui si imbatté nella stessa baby gang riuscendo miracolosamente a sfuggire alla violenza. La decisione, tuttavia, spetta al gip ed è attesa a giorni. Intanto ieri mattina Genny, comparso davanti al giudice per l'interrogatorio di garanzia all'indomani del suo arresto, è tornato a dirsi innocente e a respingere con fermezza le accuse che gli vengono contestate. «Non sono stato io, sbagliate persona».
 


È questa la sua tesi. Assistito dall'avvocato Giulia Esposito, Genny, sedici anni e una condanna alle spalle per un tentativo di rapina per cui ebbe la concessione della messa alla prova, ha risposto alle domande del gip e del pubblico ministero ripercorrendo il pomeriggio del 18 dicembre, il giorno dell'aggressione in via Foria. «Avevo la barba folta in quel periodo, era impossibile non notarla... Se non mi credete, guardate il video girato con il telefonino del mio amico». L'amico è uno dei ragazzi indagati a piede libero per l'aggressione ad Arturo. Il video ritrarrebbe Genny e gli amici in piazzetta, davanti a un bar, con abiti diversi da quelli che indossano i ragazzi ripresi dalle telecamere di via Foria nei momenti immediatamente precedenti e successivi al ferimento di Arturo.
 
«Non sono stato io», è la posizione di Genny che ieri ha ribadito la versione fornita agli inquirenti durante una prima fase delle indagini. Una versione a cui pm e gip non hanno creduto finora, tanto da cristallizzare le accuse in un provvedimento cautelare. Genny è stato arrestato martedì. Il 24 dicembre scorso era toccato a Checco, detto o nano, quindicenne, l'altro minorenne del branco secondo l'accusa. Difficile e delicato il lavoro di indagine. Ora si guarda a un nuovo incidente probatorio per congelare le prove. Le testimonianze di Arturo e del giovane sfuggito al branco sono importanti, ma non sono l'unica prova. Al cuore delle accuse ci sono anche i risultati delle indagini tecniche, quelle svolte dagli agenti della squadra mobile che per mesi hanno indagato nella vita di quattro ragazzini, di o nano e i suoi amici, presunti componenti del branco che ha seminato terrore e sangue in via Foria. Spiando le loro vite reali e virtuali, tra i pomeriggi in giro per la città e i messaggi sulle pagine social, sono emersi anche i tentativi di evitare le indagini blindando i profili e cancellando contatti, messaggi, chat. Nel cestino anche i commenti spavaldamente apparsi all'indomani dell'arresto del primo componente della babygang e le frasi postate assieme a foto e a emoticon per manifestargli amicizia e solidarietà ed esortarlo a resistere e non cedere. Tentativi che la polizia ha rintracciato, ricostruendo ogni passaggio, ogni commento, le varie chat. Ancora si indaga. Il cerchio sta per chiudersi ma ancora non è chiuso. Il 18 dicembre pomeriggio le telecamere di via Foria inquadrarono il branco, quattro ragazzi in tutto. Poche ore dopo l'episodio di violenza, la polizia era già sulle loro tracce. Per l'aggressione ad Arturo, ad oggi, sono in cella due minorenni, Genny e Checco. Altri due amici sono soltanto iscritti nel registro degli indagati: uno ha l'alibi di aver trascorso il pomeriggio nella bottega di un noto maestro dei presepi di San Gregorio Armeno, mentre l'altro non è stato riconosciuto con certezza dai testimoni. Si continua a indagare. Il fascicolo è affidato al pm Ettore La Ragione della Procura per i minori e le attività investigative sono svolte dagli agenti della squadra mobile diretti da Luigi Rinella. Chiara è intanto la dinamica dell'aggressione. Da brividi la ricostruzione dei pochi minuti in cui, forse per un tentativo di rapina o forse per mero sfogo di aggressività, uno studente di diciassette anni stava per non tornare più a casa, sgozzato come in una fiction sulla malavita. Accadeva in pieno centro cittadino, in un pomeriggio affollato e trafficato come lo sono tutti i pomeriggi che precedono il Natale. Ore 17 e 21. Arturo fece in tempo a pronunciare l'ora rispondendo con cortesia ai ragazzi che lo avevano fermato con quel pretesto. Poi fu afferrato alle spalle, immobilizzato e ferito al torace, alla spalla, al collo. Una coltellata arrivò al polmone, un'altra sfiorò la vena giugulare. «I fendenti erano atti a cagionare la morte della persona offesa» si legge nel capo di imputazione contestato a chi ora è in carcere. Arturo ha rischiato di essere ucciso. Non è un eroe, ma è la vittima di una violenza assurda che si ritrova ad essere adesso protagonista di un caso giudiziario delicato. Se il gip accoglierà la richiesta di incidente probatorio, lo studente e il giovane testimone che ha rischiato di subire la sua stessa sorte dovranno tornare in un'aula di giustizia per indicare agli inquirenti il volto degli aggressori e ripercorrere in ogni dettaglio quei momenti di terrore.
 

Ultimo aggiornamento: 09:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA