Assembramenti a tavola: blitz nel ristorante sul lungomare di Napoli, fermati dieci agenti di viaggio

Venerdì 22 Maggio 2020 di Gennaro Di Biase

«Sono un agente di viaggio, non vedo un soldo da 3 mesi e adesso devo pagare un verbale da 400 euro? Inaccettabile», grida Gennaro Lauria ai militari della Finanza. Finisce così, con una lite per «assembramento», il pranzo della ripartenza sul Lungomare iniziato un paio d'ore prima con il minuto di raccoglimento e l'applauso dei ristoratori per «eroi e vittime del Covid». Nel mezzo, pochi clienti, tavoli semivuoti, qualche sorriso e pizze servite con i guanti nel senso letterale della parola tra dispenser e termoscanner. Va meglio a ora di cena: dalle 21 locali più affollati ma al Borgo Marinari è il deserto: «Turisti ovviamente zero dicono in coro i ristoratori E loro rappresentavano almeno il 60% dei nostri incassi estivi». Un'economia da rifondare, quella dell'estate 2020 partenopea, anche per il lungomare.
 

 

Sono quasi le 14 quando tre auto della Guardia di Finanza intervengono da Mammina, uno dei ristoranti di via Partenope, chiedendo i documenti a una comitiva di agenti di viaggio reduci dalla protesta di poche ore prima in piazza del Plebiscito. Sono in particolare i tour operator, insieme agli stessi proprietari dei locali, a riempire i ristoranti nel primo pranzo post-lockdown. Da Mammina sono seduti 10 agenti di viaggio intorno a uno stesso tavolo. Sono distanziati dagli altri tavoli, ma tra commensali non tengono il metro di distanza.

I militari, dopo una segnalazione anonima, intervengono. «Non si trattava di un assembramento - spiega animatamente Frine Carotenuto ai militari - Erano bravi ragazzi e colleghi d'ufficio che mangiavano una pizza. Che ricordo avranno della riapertura?». «State commettendo uno sbaglio», dice Giorgio Borrelli, un membro della comitiva.

«Un primo giorno col botto - commenta intanto il titolare di Mammina, Antonio Viola - L'ordinanza regionale dice così, gliela cito: Maggiore attenzione è rivolta al distanziamento dei tavoli più che al distanziamento fra le persone che occupano lo stesso tavolo». Nell'interpretazione delle forze dell'ordine resta valido però «il divieto di assembramento, precedente all'ordinanza regionale tra non appartenenti allo stesso nucleo familiare». Dopo aver verificato che nessuno degli agenti di viaggio fosse presente nella «banca dati Covid», la Guardia di Finanza non ha elevato il verbale «che alla fine non dovrebbe arrivare», dicono i titolari del locale.
 


Di gente ce n'è sul Lungomare ma per lo più sui muretti. Ai tavoli qualche coppietta. Aumentano i coperti verso la fine di via Partenope, «meno rispetto a un giorno feriale ante virus», dicono da Sorbillo. Alcuni ristoratori misurano la febbre prima di far accomodare chiunque. Rita Filangieri e Giovanna Gorleto siedono da Antonio e Antonio e sono fra le prime clienti del post-covid: «Siamo un po' preoccupate dicono Lavoriamo nel turismo, e il modello internazionale pre-virus era diventato insostenibile. Essere qui significa anche riappropriarci degli spazi. E poi la pizza al tavolo è un'altra cosa».

Mangia al suo stesso tavolo anche Marco Iorio, noto gestore di Regina Margherita: «Voglio dare un segnale di ripresa racconta ma i problemi ci sono. Governo e Regione dovrebbero fare promozione con l'estero per il ritorno degli stranieri: una fetta decisiva della nostra economia. Servirebbero promozioni anche per riaccostarci al mercato italiano
 

 

Col buio arrivano i giovani: sono tanti, invadono le strade e fanno traffico. Ma non è la clientela che riempiva i ristoranti prima del virus. Va meglio per gli chalet, per i locali di street food, drink e chupito. «È la nostra prima uscita dopo 70 giorni di prigionia - raccontano Franco e Anna Porzio, seduti da Mammina - Finalmente ci appaghiamo del mare, del passeggio e delle fritture. Ci vorrà tempo per tornare alla vita di prima, e i giovani dovranno essere responsabili». Le forze dell'ordine sorvegliano il Lungomare e il divieto di assembramenti. Si teme il calo dopo il boom iniziale, come successo col delivery: «Di solito a pranzo avevo 30 coperti, quasi tutti turisti spiega Francesco Cipolletta di Molo 17 Ieri un terzo. In serata però la gente è di più. A cena arrivo ai numeri che facevo a pranzo prima del virus». 

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