Gli assenteisti di Napoli: 17 giardinieri a processo, al bingo o con l'amante invece di pulire le aiuole

Martedì 22 Dicembre 2020 di Leandro Del Gaudio
Gli assenteisti di Napoli: 17 giardinieri a processo, al bingo o con l'amante invece di pulire le aiuole

C'è chi invece di indossare la tuta da lavoro, usciva di casa direttamente con la tuta da ginnastica, per andare spedito in palestra per una bella seduta di allenamento. Poi c'era chi lasciava la propria abitazione per recarsi, in compagnia di una donna in altri posti, ben lontano dal posto di lavoro e chi invece lasciava famiglia, occupazione e affetti per ritrovarsi in un'altra dimensione: quella del bingo, della sala scommesse, dove trascorreva minuti preziosi (a seconda dei punti di vista), a volte anche ore, sempre lì a smanettare a ricerca del poker o della combinazione vincente. Tutto come emerso da servizio di appostamento, pedinamento - per usare il gergo tecnico -, tutto rigorosamente videodocumentato, a giudicare dalle pagine di verbali acquisiti dalla Procura di Napoli. Al bingo o a intrecciare una relazione intima. Eccola la truffa ai danni del Comune. Palazzo San Giacomo indicato come parte offesa per gli evidenti contraccolpi sull'immagine, la Procura presenta il conto: e chiede il giudizio a carico di 17 dipendenti comunali, tutti in servizio come giardinieri. Sono i furbetti del badge. Ore di servizio di appostamento, è variegato il mondo dei presunti falsari del cartellino: c'è uno specialista della strisciata, che si presta a coprire le spalle ai propri complici, recandosi in ufficio con due o tre tesserini. Una furbata la sua, che agiva nei giorni in cui compariva in licenza, nel tentativo di mettersi al riparo da eventuali indagini. Non gli è andata bene. Non poteva immaginare che in alcuni punti erano state piazzate telecamere e in altri c'erano gli inquirenti in servizio di appostamento, che hanno contato i minuti e hanno filmato scene destinate a finire dinanzi a un giudice.

Un fenomeno tutto radicato nella municipalità di Poggioreale, secondo quanto emerso nel 2018 con le indagini del pm Catello Maresca e, più di recente, con il lavoro investigativo condotto dal pm Gianfranco Scarfò, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Giuseppe Lucantonio. C'è un dato beffardo in questa vicenda, che riguarda il luogo in cui i diciassette giardinieri avrebbero dovuto prestare il loro servizio. Parliamo di una municipalità grande come quella di Poggioreale, dove i presunti furbetti erano chiamati a lavorare anche per migliorare le condizioni del verde urbano nei pressi di piazza Cenni, vale a dire nel perimetro della cittadella giudiziaria.

Decisivo il lavoro investigativo della sezione di polizia giudiziaria del comando di polizia municipale, che ha verificato orari, incrociato spostamenti e - soprattutto - visionato foto, filmati e informative. Ne è uscita una galleria di soggetti che usavano il cosiddetto sistema delle coppie. A leggere i capi di imputazione, c'era quasi sempre un patto elementare di reciproca impunità: una volta timbra uno, un'altra timbra quello affianco. Io striscio anche per te e domani tu strisci per me, così tanto per non dare troppo nell'occhio. In altre occasioni, invece, un'intera squadretta di tre o quattro dipendenti si allontanava con il furgone aziendale per recarsi - almeno sulla carta - ad affrontare la manutenzione di interi lotti di verde pubblico, riuscendo sistematicamente a saltare gli impegni lavorativi. Ma scegliamo un giorno a caso, il tre gennaio del 2018, quando C. C:, uno dei dipendenti sotto processo si allontanava dall'ufficio per recarsi in una sala scommesse, unitamente ad altri due dipendenti ritenuti complici, C.D.S. e G.P. Tutti nella sala bingo, per altro rispettando anche il ritmo della giornata lavorativa. Andavano a giocare nel pieno della mattinata, salvo poi ritornare in ufficio, a disposizione della squadra, pochi minuti prima che iniziasse la pausa pranzo. Giusto un'ora di relax, il tempo per recuperare le energie e per mettere apposto gli attrezzi di fronte a una nuova giornata lavorativa. Accuse che ora attendono la replica dei diretti interessati (a giudizio anche C.A., G.A., F.A., S.C., G.C., L.D.R., V.M., M. M., G.N., A,.N., G.P., G.P., A.V.), in un processo che ha preso le mosse dalla mala pianta del Centro direzionale.

Ultimo aggiornamento: 16:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA