​Assunzioni con diplomi falsi: indagine sui bidelli napoletani

di Luca Bertevello

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La Guardia di Finanza ha aperto un’indagine sul personale Ata delle scuole di Treviso. Non tutto. Solo quello che ha residenza, provenienza o natali ben precisi: la provincia di Napoli. L’obiettivo è scoprire se fra coloro che sono stati assunti alla fine degli anni Novanta vi siano posizioni illegittime, ovvero ottenute attraverso diplomi falsi, eventualità che potrebbe configurare i reati di falsità ideologica, falsità materiale in atto pubblico e truffa ai danni dello Stato. Per stanare i furbetti le Fiamme gialle si starebbero muovendo con estrema circospezione, appoggiandosi al Provveditorato che, non più tardi di qualche settimana fa, ha chiamato a raccolta i dirigenti scolastici provinciali per fare chiarezza sulla situazione.
I dirigenti sono stati convocati all’ufficio scolastico provinciale in maniera un po’ irrituale, nella forma e nella sostanza. A una prima comunicazione urgente è seguito un lungo faccia a faccia con la richiesta di produrre non solo i curriculum vitae e i diplomi allegati del personale sospetto, ma anche le semplici istanze di quanti presentarono domanda di ammissione per ottenere il posto di lavoro o ancora di coloro che sono stati assunti dopo concorso di abilitazione. Stiamo parlando di decine di posizioni perché l’indagine riguarda sia i collaboratori scolastici, cioè i bidelli, sia personale amministrativo. Dei dati sensibili e della loro consegna al Provveditorato non vi sarebbe traccia, nel senso che la trasmissione non è avvenuta nei consueti canali informatici, né la documentazione protocollata. 

 

Tutto sarebbe partito da una lettera anonima giunta proprio sui tavoli del Provveditorato, che ha subito informato i finanzieri dando origine a un’indagine già battezzata dalla Procura. La lettera, lungi dal contenere riferimenti vaghi e astiosi, era molto circostanziata e non è affatto improbabile che il mittente sia qualcuno seriamente danneggiato dal “sistema” su cui la Finanza ha puntato gli occhi. Di mezzo ci sono punteggi, abilitazioni e titoli che, ottenuti in modo fraudolento, hanno permesso a diversi soggetti di ottenere un posto di lavoro.
Nel mirino degli investigatori ci sono in particolare le graduatorie di terza fascia del personale Ata, ovvero gli elenchi in base ai quali vengono assegnate le supplenze del personale amministrativo, tecnico e ausiliario che lavora nelle scuole. Normalmente gli istituti scolastici attingono a queste graduatorie per coprire i posti di lavoro vacanti per il personale non docente e le assunzioni vengono fatte mediante contratti a tempo determinato che poi vengono rinnovati ogni tre anni. La partecipazione a questi concorsi è aperta anche a persone senza specifica esperienza, purché in possesso dei requisiti. Esattamente ciò che sarebbe mancato ai lavoratori in graduatoria poi assunti con diplomi fasulli. 
Il fatto che al centro delle verifiche amministrative ci siano operatori nati o residenti a Napoli, deve stupire fino a un certo punto. Il capoluogo campano è stato al centro di un caso abbastanza clamoroso anche in tempi recenti, quello dell’istituto parificato Voltaire, su cui è pendente una corposa inchiesta della Procura partenopea. Nel maggio dello scorso anno sono stati scoperti 250 privatisti di tutte le età, di ogni estrazione sociale e provenienti da tutta Italia che, dopo aver spostato la residenza sul golfo, per la “modica” cifra di 5mila euro avrebbero ottenuto l’agognato diploma nonostante una frequenza scarsa o nulla. Essendo istituto parificato, il Voltaire non era infatti tenuto a fare esami di Stato standardizzati, con buona pace di chi ha passato anni sui libri senza aver raggiunto la maturità o che l’ha raggiunta con punteggi penalizzanti. Un giochino pericoloso che una volta venuto a galla ha portato alla revoca dello status di scuola parificata attraverso provvedimento ministeriale, ma le cui conseguenze sul lungo termine sono ancora tutte da decifrare. 
Mercoledì 31 Gennaio 2018, 22:45 - Ultimo aggiornamento: 1 Febbraio, 08:39
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