Napoli, l'abbraccio della pace a piazza Mercato: «Ma io non mi pento, quel carabiniere si doveva fare i fatti suoi»

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di Rossella Grasso

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«Hanno tutti acceso i fuochi negli altri quartieri. E noi che facciamo? Abbiamo questa bella piazza grande e non è nemmeno pericoloso. Perchè non lo possiamo fare?». A parlare è Genny, 13 anni. C'era anche lui in piazza Mercato la sera dei fuochi di Sant'Antonio. Racconta quella serata folle in cui è scoppiata la violenza, ragazzini tra i 10 e i 15 anni contro i carabinieri, intervenuti per motivi di sicurezza. C'era anche lui oggi in piazza mentre un gruppo di suoi coetanei abbracciavano i carabinieri per chiedere scusa per l'accaduto da parte di tutti. Ma lui la pensa diversamente: «Dispiaciuto io? No, perché se si faceva i fatti suoi, lui non si faceva male e noi accendevamo il nostro fuoco e non succedeva niente», dice parlando del carabiniere contuso nel tentativo di inseguire alcuni di loro in fuga.
 

«Accendere il cippo a Sant'Antonio è una tradizione - spiega Genny - lo facevano i miei nonni, i miei bisnonni, perchè noi non possiamo farlo?». L'opinione che il ragazzino ha dei carabiniri è controversa e figlia del contesto in cui vive. Non sa ancora cosa vuole fare da grande, ma di una cosa è certo: non farà mai il carabiniere. «È un mestiere che non mi piace - dice - perchè arresta le persone e porta dolore. Ho visto i miei familiari essere arrestati ed è stato brutto». Deve aver sofferto tanto Genny, che parla da adulto ma che è un bambino, quando ha visto portarsi via i suoi cari in manette. Ha il fare spavaldo di chi non ha paura di niente ma pronuncia la parola «dolore», consapevole di cosa vuol dire. «Probabilmente non piace nemmeno a loro farlo ma è il loro dovere - dice  - le persone fanno qualcosa e vengono arrestate». A 13 anni è forse ancora difficile distinguere nettamente tra bene e male, Genny chiaramente non lo ha capito ancora, ma forse nessuno glielo ha mai spiegato. 

Non è affatto pentito di quello che ha fatto e rilancerebbe pietre e molotov contro i carabinieri se questi gli impedissero nuovamente di accendere il «cippo», la catasta di legna raccolta con tanta fatica. «Se non ci fanno accendere il fuoco succederà sempre questo - dice - Il carabiniere si è fatto male e c'cercamm scus'. Ma lo rifarei perché noi tutti bambini dopo tutto quello che abbiamo fatto per raccogliere la legna ci siamo presi un po' collera. Ci è dispiaciuto che solo noi non lo abbiamo acceso, tutti gli altri quartieri lo hanno fatto». La voce trema un po' sulla questione scuse: è troppo forte il dispiacere per la mancata accensione del fuoco, il gioco pericoloso che gli è stato impedito di fare.
 
 

Quando gli viene chiesto cosa ne pensa delle babygang la sua risposta è netta: «Noi non siamo una babygang, non facciamo nulla di male», parla al plurale come a voler includere anche i suoi amici, quelli con cui il 17 sera stava accendendo il fuoco a piazza Mercato. Genny usa parole forti per descrivere quanto accaduto a Arturo, Ciro e Gaetano e invece in questo caso la divisione tra buoni e cattivi ce l'ha ben chiara, come se anche lui si considerasse dalla parte dei cattivi: «Ci dispiace per il ragazzo accoltellato alle spalle - dice - Non è giusto che un ragazzo buono cammina e viene preso alle spalle. Vedetevela con i ragazzi come voi. Loro sono stati vigliacchi, venite dai ragazzi come voi che se la sanno vedere, non dai ragazzi bravi che sono indifesi e non fanno niente».    
Venerdì 19 Gennaio 2018, 21:30 - Ultimo aggiornamento: 20-01-2018 08:18
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3 di 3 commenti presenti
2018-01-20 05:16:47
Continuate a valorizzare queste teste mostrando interesse anche solo nel sentir parlare ma parlare di cosa di boss di guapparia io faro io diro che se poi gli vai vicino quando sono soli tremano come foglie,e questi dovrebbero essere gli uomini di domani,allora napoli non a piu speranza.
2018-01-20 04:43:10
Iniezione letale
2018-01-19 23:02:01
Eh si,pikkoli delinquenti crescono. Un ragazzino con gli attributi,non si pente. Adesso gli facciamo pure un encomio. Ma dove siamo arrivati!!!!

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